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Non Una di Meno: in Marcia Contro la Violenza sulle Donne

Sabato 25 novembre, a Roma come in molte altre città d’Italia, si è svolta la Manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne organizzata da Non Una di Meno.

Migliaia di persone si sono riversate in Piazza della Repubblica per prendere parte al corteo che ha attraversato la città, colorando le strade con bandiere, striscioni e palloncini fucsia riportanti la scritta #LaCasaSiamoTutte, a sostegno della Casa Internazionale delle Donne, a rischio di sfratto da parte del Comune di Roma.

Donne e uomini di ogni fascia d’età e provenienza sono scesi in piazza contro ogni tipo di discriminazione e violenza di genere, chiedendo a gran voce che si combattano i soprusi alla radice, attraverso un cambiamento culturale che parta dalle scuole e che educhi fin da subito i bambini alla parità di genere, al rispetto per le donne e per la loro libertà.

“Lettura… che avventura!”: libri e letture, a ciascuno il suo

Simona Maiozzi, lettrice espressiva per passione e professione, è un’appassionata di lettura fin da bambina e dedica da trent’anni le sue competenze al mondo dei bambini, riuscendo ad estendere i progetti educativi e le iniziative culturali anche ad adolescenti e adulti. Racconta: “La mia più grande fonte di ispirazione e di crescita scaturisce dall’incanto negli occhi dei bambini quando la mia voce li conduce nel mondo dei libri“.
Da questa magia ha preso vita il progetto “Lettura…che avventura!” che si rivolge a bambini e ragazzi e si pone come obiettivi primari di incentivare la lettura e sviluppare un rapporto positivo e personale con i libri. A questi si aggiunge l’obiettivo trasversale di sensibilizzare gli adulti sui benefici della lettura precoce e coinvolgerli ad introdurre la pratica della lettura per suscitare il piacere di leggere nella vita quotidiana sia in famiglia che nelle scuole.

Per contribuire al futuro sociale e culturale del Paese sono state ideate, progettate e realizzate attività di promozione della lettura originali ed efficaci. Tali attività sono state suddivise per poter interagire con i lettori di tutte le età, dai neonati agli adulti, arrivando a coinvolgere anche genitori in dolce attesa. Simona propone sei tipi di progetti:

  • LEGGINPANCIA – nel corso di uno o più incontri della durata di circa 3/4 ore, offre ai futuri genitori informazioni sui benefici della lettura precoce e incentiva la pratica di parlare e leggere già durante la gravidanza per creare un “cordone ombelicale sonoro” con l’obiettivo di far crescere e stimolare l’apprendimento del bambino
  • LEGGINBRACCIO – è rivolto agli adulti e, in particolare, a genitori, educatrici di Asilo Nido e operatori impegnati nella prima infanzia. Si pone come finalità di suscitare il piacere di condividere momenti di lettura con il/i proprio/i figlio/i e permette di condividere le esperienze personali relative alla lettura in famiglia. Si propone in 3 varianti tra cui un incontro formativo, un laboratorio espressivo (Rime per amore) e un appuntamento con letture animate con la partecipazione dei bambini da 0 a 2 anni
  • LA FATA DELLA LETTURA – Simona Maiozzi prende le vesti di una vera fata che incanta il pubblico con letture animate, narrazioni, fiabe e burattini per bambini da 3 a 10 anni. Gli incontri si adattano alla programmazione educativa della Scuola Primaria e dell’Infanzia e ogni spettacolo affronta un tema diverso, dalla multiculturalità alla famiglia all’ecologia
  • SENTIERI DI PAROLE – è dedicato agli adolescenti di età compresa tra 10 a 19 anni che spesso, aggrappati al mondo del cellulare e di Internet, rifiutano di avvicinarsi alla lettura e ad alcuni generi in particolare soprattutto perché la lettura per questi ragazzi viene spesso associata all’obbligo del compito scolastico. Il progetto propone un’ampia selezione di contenuti letterari in una chiave di lettura alternativa, affrontando i generi della fiaba, della mitologia e dell’epica cavalleresca con un approccio alla lettura teatrale, ma immediatamente comprensibile
  • NOTTE INCANTATA – un’ambientazione scenica, a lume di candela, che proietta gli ascoltatori in una dimensione unica e coinvolgente fa da sfondo a letture teatrali di opere letterarie e fiabe antiche dedicate agli adulti. Gli incontri propongono la fiaba come uno strumento prezioso per esprimere il proprio “io”, per comprendere le proprie emozioni e le proprie difficoltà e per rivivere il vissuto di quel “bambino interiore” spesso dimenticato nella vita quotidiana
  • MAGNIFICAT – si tratta di un itinerario di letture drammatizzate di testi sacri e liriche dedicate a Maria che si snoda tra le antiche preghiere e le più intense poesie dedicatele da santi e poeti della letteratura italiana

A questi progetti si aggiungono anche corsi formativi di lettura espressiva, fiaba e libri per bambini aperti a tutti gli adulti coinvolti nel mondo della lettura e dell’infanzia: educatori, docenti di ogni ordine e grado scolastico, assistenti educativi, librai, bibliotecari, operatori socio- sanitari e culturali, genitori, appassionati. La formazione è dedicata a tre diverse argomentazioni: lettura ad alta voce (corso “Libriamo”), fiaba e lettura di fiabe (corso “Nel mondo incantato: leggere la fiaba”) e letteratura infantile (corso “Viaggio di carta). L’obiettivo di tali incontri è quello di considerare la fiaba come un “ponte” che unisce adulti e bambini in un’ indimenticabile e magica avventura.

E’ una magica avventura che Simona Maiozzi offre al nostro Paese portando passione e professionalità e offrendo a tutti la possibilità di avvicinare e apprezzare una pratica che oggi viene ormai considerata superflua. Così Simona descrive le sue motivazioni e ci invita a riconsiderare la lettura:

Promuovere la lettura e l’amore per i libri  significa dare un contributo personale al futuro sociale e culturale del nostro Paese. Un Paese in cui non si legge. E solo chi legge è libero.
Sono convinta che ogni ragazzo “non lettore” rappresenti non solo una sconfitta del sistema educativo ma anche un’ occasione di sviluppo persa per la società intera, un’ingiustizia sociale e morale perché si trasforma nell’impossibilità di accesso all’informazione, alla cultura, al pensiero divergente, ai sogni, alla libertà (Simona Maiozzi)

Deborah S. Zuccotti

In Campidoglio la Premiazione del Global Junior Challenge 2017

Dal 25 al 27 ottobre torna nella Capitale l’appuntamento con il Global Junior Challenge, il concorso internazionale che premia l’uso innovativo delle tecnologie per l’educazione, l’innovazione nella didattica, l’integrazione, lo sviluppo sostenibile e l’abbattimento della povertà nel mondo.

Promosso da Roma Capitale e organizzato ogni due anni dalla Fondazione Mondo Digitale, il GJC incoraggia a una cultura digitale consapevole nelle scuole, in linea con la Digital Agenda e con le direttive della Commissione Europea per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

A questa ottava edizione del concorso hanno partecipato associazioni, istituzioni pubbliche e private, cooperative, scuole, università, aziende e singole persone di ogni età provenienti da ogni parte del mondo, suddivisi in quattro categorie, secondo l’età dei destinatari (fino a 10 anni, fino a 15, fino a 18 e fino a 29) e in tre “categorie tema” (inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, integrazione di immigrati e rifugiati e sostenibilità ambientale).

Durante la premiazione, in programma il 27 ottobre in Campidoglio, dalle ore 10 alle 12, nell’Aula Giulio Cesare, verranno assegnate quattro targhe:

  • il Premio del Global Junior Challenge, per i progetti vincitori selezionati tra tutti i partecipanti;
  • il Premio delle scuole, per il progetto più innovativo realizzato dalle scuole italiane partecipanti alla competizione;
  • lo Small Fund Award, che premia un progetto realizzato in un paese in via di sviluppo;
  • il Premio Tullio De Mauro per la didattica innovativa e inclusiva, rivolto – come si legge sul sito – a dirigenti e docenti innovatori che ogni giorno si impegnano a costruire un dialogo tra la scuola, i ragazzi e la società; il premio andrà a chi sia riuscito a raccontare meglio un’esperienza scolastica contraddistintasi per qualità ed inclusione.

L’edizione del Global Junior Challenge di quest’anno è proprio dedicata al professore emerito Tullio De Mauro, che ha guidato per dieci anni la Fondazione Mondo Digitale e che ha lasciato in eredità un prezioso insegnamento da custodire e portare avanti:

«Gli allievi arrivano tutti a risultati di eccellenza nel confronto internazionale se le scuole realizzano il massimo d’inclusione, cioè portano a terminare la scuola il 100 per cento degli allievi. Più una scuola non perde o scaccia i suoi alunni, disabili compresi, più i risultati di apprendimento brillano».

 

Anna Tanzi

Torna #ioleggoperché: gli eventi in programma a Roma.

Da sabato 21 a domenica 29 ottobre 2017 torna #ioleggoperché, la più grande iniziativa nazionale per la promozione della lettura, quest’anno alla sua terza edizione (qui il sito).

Organizzata dall’Associazione Italiana Editori, l’iniziativa vive grazie all’impegno e all’entusiasmo di insegnanti, librai, bibliotecari e cittadini, che in questi 9 giorni raccoglieranno libri per arricchire il patrimonio librario delle biblioteche scolastiche che ne faranno richiesta attraverso il portale.

Gli editori doneranno ad ogni scuola, per ordine di grado, lo stesso numero di libri.

Per incrementare le donazioni si organizzeranno eventi, letture ad alta voce, presentazione di libri e incontri con gli autori, spettacoli, flash mob letterari e tanto altro ancora. Le cinque scuole che avranno organizzato gli eventi più originali e coinvolgenti saranno premiate con un buono acquisto del valore di 2.000 euro, da spendere ovviamente nell’acquisto di libri.

Ecco gli eventi in programma a Roma:

  • dal 21 al 29 ottobre, presso la libreria Il Giardino del Mago (via Valle Corteno 50/52, 00141 Roma) sarà possibile acquistare libri da donare alle seguenti scuole: IC Maria Montessori, Liceo Statale Maria Montessori e Scuola Primaria Don Bosco;
  • il 24 ottobre, dalle ore 10, presso la biblioteca scolastica dell’Istituto comprensivo Alzavole (via Belon 150, 00100 Roma), il fumettista Alessio Spataro presenterà la graphic novel Violeta, biografia disegnata di Violeta Parra;
  • il 24 ottobre, dalle ore 17.00, presso la Dei Merangoli Editrice (Complesso Architettonico di Santa Maria dell’Orto – Cortile dei Merangoli – Via Anicia 10, 00153 Roma) verrà presentato il libro di poesie Crolli, con letture dell’autrice Rosaria Lo Russo;
  • il 25 ottobre, dalle ore 17, presso la Libreria del Sole (viale Caduti Guerra di Liberazione, 470, 00128 Roma), ci sarà la presentazione del libro Il tempo delle ciliegie di Gianlivio Fasciano;
  • il 28 ottobre, dalle ore 17.30, presso l’MCP SERVIZI (Roma Flaminio – Via G. Reni 2/D, 00196 Roma) verrà presentato il libro Anche i pidocchi vanno in paradiso, di Andrea Gironda.

Vi invitiamo a non perdere l’occasione e a partecipare all’iniziativa, perché impreziosire di nuovi libri le biblioteche scolastiche significa arricchire il bagaglio culturale dei ragazzi che li leggeranno.

 

Anna Tanzi

Torna “La Città in Tasca” 1 -10 Settembre 2017

“La Città in Tasca” cultura, spettacolo, gioco con i bambini e i ragazzi di Roma – giunta alla XXIII edizione – nasce negli anni ‘80 con l’Arciragazzi Comitato di Roma Onlus per promuovere spazi urbani sempre più a misura di bambino. Obiettivo dell’Evento è quello di condurre bambini e ragazzi a sperimentare linguaggi nuovi, scoprire realtà culturali e sociali diverse, conoscere ed apprezzare le arti, ampliare i propri orizzonti, sensibilizzandoli, fin dalla prima età, al mondo delle arti per una crescita formativa ed educativa.

Un appuntamento che è diventato cosi, nel corso delle sue tante edizioni, un leitmotiv dei pomeriggi d’estate dei bambini di Roma che fa parte del grande contenitore dell’Estate Romana per il triennio 2017/2019. Un viaggio alla scoperta delle arti, con interessanti laboratori che conducono i bambini alla scoperta della scrittura, del riciclo, della manualità, della danza, della musica, del cinema e del fumetto.

info: www.lacittaintasca.it

o su Facebook /laCittàinTasca/

Direzione Techno Town

Chi si aspetterebbe mai di trovare il paese delle meraviglie della tecnologia nel cuore del Villa Torlonia, a Roma? Stiamo parlando di Technotown, una ludoteca tecnologico scientifica situata all’interno del Villino Medievale, un sobrio edificio novecentesco che si fa spazio tra gli eleganti arbusti del parco romano.

In questo spazio dedicato a bambini e ragazzi, natura tecnologia e creatività convivono. In nove stanze equipaggiate con diverse tecnologie, dai lego mindstorm a sensori botanici, i giovani technoscienziati possono imparare attraverso il gioco.
La tecnologia non è più un passivo assuefarsi a tablet e cellulari, ma un immaginare possibilità per un futuro più ecosostenibile e all’insegna della conoscenza.

Nella nostra visita a Technotown vi accompagneremo nelle varie stanze delle meraviglie, guidati dal puntuale e appassionato responsabile di Technotown Gabriele Catanzaro.

 

I 10 migliori cartoni animati di sempre

I cartoni animati non sono solo un modo per intrattenere i bambini e i ragazzi quando sono a casa ma, in molti casi, sono dei veri e propri strumenti didattici ed educativi. Molto spesso le storie celano dei significati particolari su cui i bambini possono riflettere. Al giorno d’oggi, grazie alle nuove tecnologie, è possibile vedere i cartoni animati in streaming in qualsiasi momento e su qualsiasi dispositivo mobile tramite l’uso di piattaforme come questa. Cogliete dunque questa occasione per vedere o rivedere questi capolavori dell’animazione, ecco una lista dei 10 migliori cartoni animati di sempre.

Al primo posto della classifica c’è il film di animazione giapponese “La città incantata”, un vero e proprio capolavoro che narra le vicende della piccola Chihiro. La bambina, insieme ai suoi genitori, viene catapultata in una città magica e misteriosa. Questo cartone animato stimola la fantasia dei bambini e permette di viaggiare con la mente in luoghi fantastici e fatati. Il linguaggio e le scene sono adatte anche ai più piccoli che si identificano con il personaggio personale.

“La storia della principessa splendente” è un altro film di animazione giapponese uscito nel 2013. In questo cartone animato la protagonista è Principessa, una bambina prodigio che nasce da una canna di bambù e in pochi mesi diventa adolescente. Per le sue doti miracolose, si ritrova a vivere in una residenza lussuosa lontano dal suo villaggio di origine, ma ben presto capisce di non sentirsi a suo agio tra la ricchezza e lo sfarzo. La storia vuole mettere in risalto l’importanza di essere se stessi e di vivere in modo umile ed onesto.

“Il Re Leone” è un classico della Disney che non tramonta mai. Ancora oggi, infatti, il film appassiona tanti bambini e ragazzi sia la storia che per le musiche, diventate un vero e proprio cult. La storia, ambientata in Africa è quella di Simba, destinato a diventare re della foresta. Tra tanti inganni e nemici, il piccolo lenoncino deve affrontare le difficoltà che caratterizzano la vita degli adulti. In questo film è narrata la continua lotta tra il bene e il male e tutta la storia è una metafora perfetta del cerchio della vita.

Sicuramente tra i cartoni animati migliori di sempre c’è “La Bella e la Bestia”, un film Disney che risale al 1991. La storia si basa sul rapporto contrastante tra Belle e un principe trasformato in Bestia da un incantesimo. Le scene si svolgono nel palazzo del principe dove gli oggetti sono animati. Alla fine, la ragazza si innamora della Bestia nonostante il suo aspetto bruto. Il cartone animato mette in risalto i sentimenti di amore e di affetto che prescindono dall’aspetto fisico.

“Toy Story” è un cartone di animazione amato anche dagli adulti per le sue scene a tratti romantiche e a tratti divertenti. Questo film si differenzia dagli altri per la grafica computerizzata che rende i personaggi quasi reali. La trama ha come protagonisti alcuni giocattoli che prendono vita e che si trovano a dover affrontare delle fantastiche avventure insieme. Sicuramente questo cartone animato farà sognare tanti bambini e insegnerà loro l’importanza dell’amicizia e dell’alleanza per superare le difficoltà.

Un film adatto soprattutto ai ragazzi è “Wall-E”, ambientato nel futuro. Si tratta della storia di Wall-E, un robot che deve ripulire la terra dalla spazzatura dopo la scomparsa degli esseri umani. Il protagonista, ad un certo punto incontra Eve, un robot mandato sulla terra e la segue in giro per la galassia. Questo film di animazione è un ottimo spunto di riflessione per i ragazzi che si trovano coinvolti in una società all’insegna del progresso, ma anche dello stress.

“Ratatouille” racconta la storia di Remy, un topolino francese che da grande sogna di diventare uno chef famoso. Per realizzare il suo sogno si trasferisce a Parigi dove cerca in tutti i modi di mettersi in vista nonostante sia un ospite indesiderato in quanto roditore. Alla fine, Remy, riesce a diventare uno chef affermato e apprezzato anche dai critici. La morale della storia è che nulla è impossibile per chi ha passione e crede nelle proprie capacità.

“Alla ricerca di Nemo” è un cartone animato molto simpatico e divertente che ha come protagonista il piccolo pesce pagliaccio, Nemo, e i suoi amici. Nemo viene portato in un acquario nello studio di un dentista e i suoi amici affrontano mille peripezie per trovarlo. Il pesciolino intanto escogita un piano per scappare dalla vasca e ritornare a casa sua. Anche in questo cartone si insegna il vero significato dell’amicizia profonda e dell’altruismo che caratterizza i legami più stretti.

Tra i cartoni animati migliori di sempre non poteva mancare “Robin Hood-Il principe dei ladri”, intramontabile film del 1973 diventato un vero e proprio classico Disney. Si racconta la storia di Robin Hood e Little John, due amici che si improvvisano ladri per sottrarre le ricchezze ai più facoltosi e distribuirle ai poveri. Il cartone insegna ai bambini il senso della giustizia e della generosità.

Per finire, “Aladdin” è considerato un vero e proprio capolavoro che piace anche agli adulti. Si tratta di una storia incantata e poetica tra la principessa Jasmine e Aladdin che dovranno affrontare mille difficoltà per sposarsi. La storia si concentra sulla forza dell’amore e di come questa superi qualsiasi differenza sociale.

 

 

 

Park Life

Tiburtino Terzo. Un parco non è mai solo un parco. In un quartiere di Roma dove l’urbanistica non regala spazi verdi per giocare, un lembo di terra, conquistato dai nonni dei bambini che oggi giocano felici nel Tiburtino Terzo, può rappresentare un’evasione e una speranza per il futuro. Noi di TeenPress siamo saliti a bordo del Ludobus, un’iniziativa dell’Area Agio, foriero di giochi “come una volta”, e ci siamo seduti ad ascoltare le storie di chi il quartiere lo conosce bene.

 

Expo per i più piccoli, entusiasmo tra gli studenti

L’Expo 2015 è un’esperienza entusiasmante sia per grandi che per piccoli. Questa è stata la recensione delle classi di bambini accompagnati dai loro insegnanti tra i padiglioni dell’evento di Milano.
In occasione dell’Expo Milano 2015, molte scuole, infatti, hanno organizzato gite e visite guidate per permettere di entrare nel mondo Expo anche ai più piccoli, dando il via alle invasioni di studenti che, entusiasmati, hanno potuto godersi la fiera, visitando i padiglioni accompagnati dalle insegnanti.
L’Expo si è rivelata, dunque, una bella esperienza per le classi di bambini che hanno potuto visitare un luogo multietnico, nel quale hanno potuto imparare divertendosi.
L’entusiasmo Expo non è stata una prerogativa solo dei bambini, ma anche dei professori incaricati di accompagnarli a visitare gli stand della fiera, i quali non solo hanno gradito la visita ma hanno anche potuto approfondire la loro conoscenza, insieme ai loro studenti, sulle culture straniere.

Expo 2015: divertimento per grandi e piccini

L’Expo sorprende anche gli studenti, i quali non si aspettavano che durante una gita scolastica di tipo culturale ci si potesse anche divertire, trovando il tempo per giocare, oltre che per imparare. Ma hanno dovuto ricredersi: aree gioco, schermi giganti, edifici dai colori vivaci e operatori vestiti con i costumi etnici tradizionali. Questo è quello che ha colpito i piccoli avventori dell’Expo 2015. L’esposizione, però, non ha solo permesso ai bambini di divertirsi giocando o guardando i video proiettati dai maxischermi, ma anche di imparare confrontandosi con culture ed etnie diverse. Ogni padiglione, infatti, espone i costumi e le gastronomie di vari paesi, permettendo così a giovani e insegnanti di apprendere cose nuove riguardanti altre culture. In più, ogni stand mette a disposizione dei visitatori operatori competenti, in grado di rispondere alle domande più specifiche, facendo così in modo che i bambini acquisiscano conoscenze che a scuola non avrebbero mai appreso in quanto non parte del programma formativo, dando sfogo alla loro curiosità naturale e alla loro voglia di scoperta. Grazie alle moderne tecnologie di cui è stata fornita l’esposizione, i bambini hanno anche potuto, oltre a guardare video tramite i maxischermi, anche imparare grazie alle lavagne interattive presenti in ogni stand.

Gli itinerari Expo 2015: utili per approfondire i corsi di studio

Anche gli studenti in vista della maturità possono godersi l’esposizione senza la preoccupazione di perder delle ore di studio preziose. Le classi in vista degli esami delle medie e di maturità, infatti, si sono organizzate per seguire un itinerario che ripercorrerà, tramite i padiglioni, tutto il percorso di studi eseguito durante l’anno. Questo permetterà agli studenti di ripassare divertendosi, facendo sì che l’esposizione non sia solo occasione di una gita ma anche di apprendimento.

Voto più che positivo, dunque, da parte di insegnanti e studenti grandi e piccoli per questo Expo 2015, che l’hanno valutata come una gita scolastica divertente e al contempo interessante ed educativa.

Più Tempo per Crescere

Più tempo per crescere è un progetto promosso dall’Assessorato Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità di Roma Capitale. Prevede il finanziamento di 50 scuole che si occuperanno di offrire agli alunni delle materne ed elementari un sostegno ludico/didattico durante il periodo estivo (310.000 € di fondi).
L’idea sarebbe quella, in un periodo problematico come quello che stiamo vivendo attualmente, di andare incontro alle famiglie che si rivolgono alle istituzioni potenziando l’offerta educativa nelle scuole, con proposte che variano dal teatro alla musica, dallo sport alle lingue.
Ogni istituto dovrà programmare almeno due settimane di attività e il costo per le famiglie sarà stabilito a discrezione del singolo istituto.
Hanno partecipato al bando circa 75 istituti e la settimana scorsa è uscita la graduatoria con i 22 istituti vincitori, che sono distribuiti nei vari municipi di Roma.
E fin qui, tanto di cappello.
Ma in sostanza, cos’è il progetto Più tempo per crescere?
Ciò che fino all’anno scorso si chiamava centro estivo. La solita manovra delle nostre istituzioni per far brillare quello che non luccica. Neanche un po’.
Come si può avere qualche informazione in più?
Certo non contattando gli uffici municipali, i quali dipendenti giocando a passarsi la patata bollente, finché, dopo giorni di telefonate e scarica barile, siamo riusciti a contattare l’assistente dell’assessora Alessandra Cattoi, la quale ha acconsentito a rispondere ai nostri quesiti. Nonostante le buone intenzioni, però, l’assessora non è riuscita a trovare un piccolo spazio tra i suoi tanti impegni per incontrarla e permetterci di rivolgerle le domande in una video intervista, le risposte sono arrivate per iscritto.
Ma almeno sono arrivate. Cosa dire allora dell’assessora alla cultura del municipio V, Nunzia Castello? Che prima aspettava uscisse la circolare, e poi non aveva tempo, e poi si è rotta una gamba, e poi vi mando le risposte scritte entro l’ora di pranzo… esattamente 24 ore fa? … Si sarà dimessa come Abete e Prandelli…
Proviamo a cambiare strada. Come si sono organizzate le scuole vincitrici?
Bisognerebbe chiederlo ai dirigenti scolastici, ma nelle ultime due settimane si sono fatti desiderare, rifiutando di accordarci telefonicamente un appuntamento, e nascondendosi dietro a barriere burocratiche (probabilmente inesistenti) quando ci siamo recati direttamente in sito.
I nostri innumerevoli sforzi, dunque, sono stati semplicemente vanificati, ostacolando il tentativo di diffondere informazione.
Non ci resta quindi che riportare le domande e le relative risposte dell’assessora Cattoi, così che possiate valutare da voi la situazione.

1) In cosa consiste il progetto “Più tempo per crescere”?
Il progetto “Più tempo per crescere” mira, innanzitutto, a mettere a disposizione delle famiglie un sostegno educativo di qualità nei periodi di chiusura della scuola. Vogliamo dare risposte concrete alle richieste sempre crescenti da parte dei genitori che devono conciliare tempi di vita e di lavoro nel periodo estivo, cercando di offrire alle bambine e ai bambini un percorso che coniughi momenti ludici con altri prettamente didattici e valorizzando il ruolo delle scuole con soluzioni innovative durante l’estate.

2) Sappiamo che i fondi stanziati ammontano a 310mila euro, come le scuole potranno investire questi fondi?
Le 50 scuole che siamo riusciti a finanziare tramite bando potranno impiegare i fondi erogati per attività di vario genere, a seconda anche della specificità dell’istituto. I progetti vanno dai laboratori creativi al teatro, dalla musica alle discipline sportive fino allo studio delle lingue.

3) Ci può spiegare come è cambiata la situazione dei centri estivi rispetto agli anni precedenti?
La situazione economica del Comune è molto complessa e il bilancio 2014 ancora non è stato approvato. Nonostante queste difficoltà oggettive, abbiamo deciso di fare uno sforzo e stanziare 310mila euro per il progetto “Più tempo per crescere” che reputiamo molto importante nel periodo in cui le scuole restano chiuse.

4) Con l’organizzazione attuale i centri estivi saranno gratuiti?
Ogni scuola nella sua piena autonomia può indicare la quota di partecipazione alle attività proposte.

5) In base a quale criterio sono state selezionate le 50 scuole?
I parametri di assegnazione sono diversi, a cominciare dalla qualità didattica delle azioni e dei servizi previsti a favore della bambine e dei bambini e dalla durata del progetto, con minimo due settimane di programmazione. Acquisiscono punteggi superiori quelle scuole collocate in zone a “rischio educativo” e che propongono una certa innovatività delle metodologie didattiche e formative.

Altri elementi che incidono nella valutazione, la coerenza e congruità del preventivo di spesa in relazione alla durata del progetto, al numero dei destinatari e alla tipologia di attività proposta.

Alice nel Paese delle Meraviglie

Chi di noi, da piccolo, non ha sentito parlare della giovane Alice e del suo fantastico viaggio nel mondo delle meraviglie? Sognato di assaggiare un pezzetto del fungo del brucaliffo? O di vedere lo stregatto? O ancora di ritrovarsi davanti ad una tavola imbandita, in compagnia dei più stravaganti invitati ad un NON-compleanno?
Credo che, se c’è davvero qualcuno che possa rispondere IO a questa domanda, il numero sia davvero ridotto.
Diversamente dalla storia che conosciamo tutti, però, grazie soprattutto al celebre cartone animato della Disney, questo racconto non è propriamente adatto ai bambini. Io lo consiglierei più ad un pubblico adolescenziale, se non addirittura maturo; sia per il linguaggio che Carroll utilizza, decisamente lontano dalla facile comprensione; sia per la particolarità e la complessità dei personaggi descritti, più o meno bizzarri; sia per i contenuti impegnativi, nascosti dietro ad ogni inaspettato incontro.
L’autore riesce a ricreare con grande maestria quella condizione surreale e a volte persino senza senso dei sogni. Qui entrano in gioco la soggettività, la fantasia, la percezione automatica della realtà che ci circonda e che riflettiamo inconsciamente in quei momenti in cui, la nostra immaginazione, è libera di volare senza costrizioni o limitazioni.
E’ la fantasia di Alice, infatti, a trasformare il mondo che la circonda (la fattoria, il pastore, il frusciare del laghetto, ecc) nei luoghi straordinari che visiterà, o nei magici personaggi che incontrerà nel suo emozionante viaggio nel paese delle meraviglie.
Alice è un personaggio estremamente auto-riflessivo ed ironico, che l’autore riesce a far emergere grazie al suo linguaggio non proprio convenzionale, in quanto la storia, narrata in terza persona, assume comunque una forte connotazione soggettiva. La sua caratteristica più significativa – nonché la sua perenne fonte di guai – è la sua grande curiosità, che la porta ad essere avventata, a volte, ma sicuramente ad arricchirsi di nuove esperienze, nuove conoscenze e nuovi punti di vista, che solo una persona dalla mente molto aperta è in grado di vantare.
Per questo la protagonista non poteva che essere una bambina. Sono davvero poche, infatti, le persone che, in età adulta, riescono ad avere un’apertura mentale così ampia e priva di filtri, come può essere invece quella dei bambini. Ma anche perché lo stupore suscitato da quegli emozionanti, a volte irritanti, e a volte preoccupanti incontri, altrimenti non avrebbe potuto essere altrettanto intenso.
Così intenso da riuscire a coinvolgere anche un lettore piuttosto cresciuto.

Silvia Sacchetti

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L’ISOLA CHE NON C’È

In un mondo come quello odierno, immerso nella tecnologia, nei giochi interattivi, nei social network, che ci porta in un certo senso ad avere molte più conoscenze, ma senza avere un reale contatto con esse, mi piace pensare che ci sia ancora spazio per i piaceri di una volta, specialmente quando si tratta di bambini.
Ecco perché porto alla vostra attenzione questo libro di Silvia Roncaglia. Secondo il mio modesto parere, è in grado di stimolare la voglia di ritrovare la pura e semplice genuinità del gioco, insita nel gioco stesso, attraverso un valore ormai fin troppo sottovalutato: la potenza dell’immaginazione.
L’isola che non c’è narra tre diverse storie, con tre diversi protagonisti, i quali sembrano, però, accomunati da una difficile situazione familiare.
O forse no…
Ed è proprio questo il bello! Perché questi tre personaggi potrebbero benissimo essere tre ragazzini normalissimi, con i normalissimi rapporti difficili di famiglie normalissime.
Il contesto, infatti, non è ben specificato e questo permette al lettore di percepire le storie come più si sente: può avvicinarle alla propria esperienza, e ritrovarsi in quei giovani soggetti… oppure no.
Quel che è certo, è che in ognuna di queste tre storie si percepisce la prepotente esigenza della fuga. La fuga da una quotidianità che ci opprime, ci spaventa, ci consuma. Ed è proprio questo che rappresenta l’isola che non c’è, un rifugio sicuro in cui poter evadere dalla realtà.
Lo trovo davvero adatto ai bambini – e a noi bambini un po’ più cresciuti, come mi piace definire gli adulti – poiché il linguaggio che utilizza la scrittrice è sì ricercato, in quanto ricco di metafore e di sottintesi colorati, ma comunque di facile comprensione. Inoltre le illustrazioni di Cristiana Cerretti hanno quella tipica essenza dei disegni dei bimbi (forme allungate, le teste più grandi del corpo, l’essenzialità dei particolari, ecc.), e questo li spinge inconsciamente a riconoscerle come affini.
Perciò… direi che è proprio giunto il momento di concederci una piccola pausa e, perché no, volare sull’isola che non c’è.

Silvia Sacchetti

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IL POLIZIOTTO CHE CERCAVA LE STELLE

Tutti gli individui, in quanto tali, possiedono un valore ed una dignità e devono essere loro riconosciuti diritti uguali ed inalienabili perché membri della famiglia umana.
Questo è quanto afferma la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo” varata dall’assemblea delle Nazioni Unite, nel 1948.
Non è perciò con intento a sfondo politico che porto alla vostra attenzione questo racconto di Georges de Canino, bensì credendo sia giusto sensibilizzare i giovani su un argomento estremamente delicato: il senso umanitario.
In questo libro, de Canino, ci racconta la vita di Giovanni Palatucci, un ufficiale italiano vissuto nel periodo del fascismo e che è riuscito in un’impresa morale assai ardua: tracciare una linea sottile tra il funzionario fedele allo stato e l’uomo che reagisce ad una terribile situazione di sopraffazione. Egli cercò, con il poco potere che aveva, di aiutare numerosi perseguitati – religiosi, politici e quant’altro – a salvarsi, pagando la sua resistenza con la vita.
Palatucci parlava, pregava e lottava contro la cattiveria ed il male, qualunque forma essi assumessero; perché “la persecuzione antisemita non è un delitto contro una parte dell’umanità o una minoranza, è l’odio dell’uomo contro l’uomo”.
Questo lo rendeva diverso dagli altri: la sua vocazione alla fratellanza e al sacrificio estremo, nella lotta per la liberazione.
Come lo stesso autore tiene a specificare, ha voluto destinare questo racconto ad un pubblico di giovani lettori, attenti e disponibili ad affrontare un viaggio nella memoria, affinché Palatucci rappresenti un esempio di eroismo per le nuove generazioni, nonché la testimonianza di una profonda umanità e civiltà.
L’autore ci illustra il difficile compito di raccontare la vita di un uomo, nel rispetto della verità e dell’obiettività – nonostante l’argomento lo tocchi personalmente – trasmettendo “sul filo della memoria le emozioni delle voci dei testimoni, facendo storia e poesia”.
Il linguaggio, onestamente, non è dei più semplici e la lettura non è esattamente immediata, a causa degli argomenti delicati di cui tratta; ma le immagini che accompagnano il lettore nella storia, realizzate dallo stesso scrittore, ci aiutano a comprenderne meglio il significato, tramite le emozioni che de Canino riesce a suscitare grazie alla sua grande sensibilità.
Credo sia un libro che valga davvero la pena di leggere, in onore dell’autonomia intellettuale, emotiva ed umana.

 

Silvia Sacchetti

 

 

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A tu per tu con VESPINA FORTUNA

Vespina Fortuna è un’emergente scrittrice romana, attualmente arrivata alla sua terza pubblicazione. Il suo genere si può definire fantastico, ma lei stessa tiene a discostarlo dal fantasy, che oggi viene inconsciamente collegato a figure quali mostri, vampiri e quant’altro.
Nonostante i suoi racconti siano delle vere e proprie fiabe, però, non sono rivolti ad un pubblico prettamente giovanile, anzi. Nella sua produzione letteraria, infatti, è individuabile una sorta di evoluzione, in cui si passa dal primo romanzo (Il principe di Udjania), sicuramente una lettura più adatta ai bambini, al secondo (La leggenda dei plunolingi – popolo del sottosuolo), che è già un pochino più complesso come racconto e quindi non essenzialmente indirizzata ai bimbi, per arrivare al suo terzo romanzo (Quatruo corpuli et quatruo capulei), che è una raccolta di tre favole scritte in una lingua completamente inventata dall’autrice: è una sorta di italiano arcaico, comprensibilissimo per un adulto, ma certo non di immediata lettura per i più piccoli.
In questo particolare metodo di scrittura Vespina sembra aver trovato il proprio stile e la propria strada, che l’hanno portata non solo a produrre un altro libro interamente scritto in “Selenio” – questa lingua inventata – ma anche a realizzare un vero e proprio vocabolario selenico, con più di millecinquecento vocaboli ed in continua evoluzione.

Silvia Sacchetti

MUSICI, GIOCOLIERI, SALTIMBANCHI – ARRIVA IL TEATRO DI STRADA

Volete rendere felici i vostri figli? Veder spuntare sul loro visetto quel tipico stupore, così spontaneo e rincuorante e gratificante, che solo l’ingenuità di un bambino è in grado di far affiorare?
Beh, allora sono sufficienti tre sole parole: Teatro di Strada.
Il teatro di strada è una forma di spettacolo che da secoli trasforma in palcoscenico le vie, le piazze, le scalinate, ecc., e i passanti nel pubblico. È un teatro fatto di artisti di ogni genere: clown, mangiafuoco, equilibristi, mimi, maghi, giocolieri e molto altro ancora, si spostano di città in città, chiedendo solamente un piccolo compenso come premio per il loro duro lavoro e la grande passione che mettono nel loro mestiere.
Questo libro accompagnerà il lettore alla scoperta del magico mondo del teatro di strada con l’aiuto di un cantastorie, che – come dice il nome stesso – ci racconterà la meravigliosa vita di questi personaggi così stravaganti, ma proprio per questo tanto affascinanti.
E a chi, se non ai bambini, il cantastorie potrebbe dedicare la più bella delle sue storie? I bambini, che da sempre sono il pubblico prediletto dagli artisti di strada, per la loro capacità di meravigliarsi e di sorridere. I bambini si stupiscono davanti ad una statua vivente immobile per ore; indietreggiano, un po’ intimoriti, davanti allo sputafuoco; ridono di cuore alle gag dei clown; trattengono il fiato con gli occhi appiccicati all’equilibrista sul filo, e chi più ne ha più ne metta.
Le capacità, i trucchi e le imprese di ognuno di questi artisti, verranno raccontati – da Fulvia Degl’Innocenti – in chiave fiabesca, avvolgendo il teatro di strada in quella magia che stimola la curiosità e la fantasia così tipiche dei bambini, lasciandoli incantati per ore; grazie anche alle illustrazioni dalle forme fanciullesche e molto colorate dell’illustratrice, Dora Creminati, che attraggono l’attenzione del lettore e lo accompagnano nella comprensione dei semplici testi.
Ma non dimentichiamoci che in ognuno di noi c’è un bambino assopito, che ogni tanto fa capolino solleticato dalla curiosità di scoprire cosa c’è dietro all’apparenza, e il teatro di strada, e con lui anche questo libro che ci racconta di esso, è davvero un campione nel gioco del solletico.
Provare per credere!

 

Silvia Sacchetti

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Videogiochiamo al Molyjam Roma 2013

Sabato siamo stati all’evento Molyjam 2013 presso la sede dell’Arciragazzi Roma in via Giovanni Michelotti 33  e ne abbiamo visto delle belle. Un evento mondiale di creazione di videogiochi in 48 ore, andiamo a scoprire cosa hanno combinato i nostri “baldi giovani” …

 

info: open.laboratorio.tv

 

IL CAVALIER MARTIN DELLA BISACCIA

Martino è un bambino come tutti gli altri… e perciò davvero speciale. Ogni mattina, appena sveglio, si ritrova catapultato in un mondo parallelo fantastico e avventuroso. Ma qual’è questo mondo immaginario? Quello che lo spinge tutti i giorni all’impresa di salvare la Regina Madre e la Principessina Ludovica dal perfido drago Otis… o quello che lo vede scendere le scale del suo palazzo e giungere all’ingresso, in ritardo per la scuola?
Tutti quando ci alziamo la mattina, restiamo mezzi addormentati per un po’, prima di riuscire a carburare nel modo giusto… o almeno quasi tutti. E per Martino, quel momento di grande fatica, si trasforma nell’avventura che da sempre ogni bambino sogna di vivere: diventa un valoroso cavaliere, il cavalier Martin della Bisaccia.
Il temibile drago Otis rapisce sua madre, la regina, e la principessa sua sorella, per nasconderle nella sua pericolosa caverna. Naturalmente il cavaliere Martin si precipiterà in loro soccorso, affrontando nel suo cammino numerose difficoltà.
In questo racconto visione fantastica e realtà quotidiana sono mescolate così bene che non risulta immediato capire cosa stia effettivamente succedendo. Per esempio, Martin si sveglia nella sua stanza dell’alta torre e, prima di intraprendere il suo viaggio avventuroso, scende in cucina a fare colazione – perché naturalmente un prode cavaliere deve fare scorta delle giuste energie per poter affrontare una missione così pericolosa – e si prepara una bella tazza di latte con i cereali al cioccolato. Ma… dico io… quale cavaliere, in qualsiasi storia sia stata narrata, ha mai mangiato i cereali a cioccolato per colazione?
La storia prosegue tutta su questa linea, in cui tra le ambientazioni ed i personaggi fantastici spuntano ogni tanto elementi della realtà quotidiana. Gli stessi condomini di Martino diventano i protagonisti di questa avventura, assumendo le sembianze di mostri, avversari e alleati frutto dell’immaginazione: c’è la bella e seducente vicina dirimpettaia (l’ammaliatrice sirena Verdiana); la famiglia con i gemelli monelli (i Troll dispettosi); la vecchina gentile a cui piacciono i bambini buoni (la strega mangiabambini); la casalinga più pulita del palazzo e la sua figlioletta capricciosa (le fate del bosco); e l’inquilino del primo piano, un ingegnere molto distratto (il mago combina guai).
E come in tutte le storie fantastiche che si rispettino, non possono mancare oggetti magici che corrono in soccorso del nostro cavaliere, aiutandolo ad uscire dai guai. Dai… chi di noi non ha mai sognato di possedere un qualche oggetto magico in grado di fare cose straordinarie!
Il linguaggio di Alessandro Marcigliano, l’autore, è intriso di un’ironia molto sottile, avvalorata da termini volutamente impronunciabili e perciò veramente ridicoli che i bambini senza dubbio adorano. In più, le scene, i luoghi e i personaggi, vividamente descritti e per questo facili da immaginare, sono enfatizzati dalle colorate illustrazioni di Claudia Venturini, che aiutano la comprensione del testo trasportando il lettore direttamente nel racconto, ma soprattutto evidenziano quelle che sono le buffe caratteristiche dei vari personaggi, rendendo la lettura ancora più divertente.

Silvia Sacchetti

EDIZIONI ANICIA

I libri non dovrebbero essere concepiti come oggetti che arrivano dall’alto, che leggiamo per caso, perché per caso sono capitati nelle nostre mani; bensì come un qualcosa di prezioso da custodire e amare, così che venga stimolata la passione per la lettura, al giorno d’oggi a dir poco sottovalutata nonostante sia davvero uno dei beni più preziosi che abbiamo, culturalmente parlando.
Questa è senza dubbio una delle principali linee guida della casa editrice “Edizioni Anicia”, specializzata nella pubblicazione di testi dedicati all’infanzia, siano questi letteratura per ragazzi o testi di studio per gli insegnanti e per le scuole.
La casa editrice nasce nel 1985, insieme alla libreria ad essa annessa, e il suo modus operandi è puntare principalmente alla qualità dei libri che produce, piuttosto che alla quantità, dando anche spazio a scrittori ed illustratori emergenti.
L’utenza a cui sono rivolte le sue pubblicazioni, però, non include solamente la scuola dell’infanzia e quella primaria, poiché vengono realizzati anche testi di sociologia e pedagogia destinati alla formazione degli insegnanti, oppure utilizzati come materiale di studio nelle università. Inoltre viene dato ampio spazio anche a pubblicazioni sulle varie disabilità, siano queste generiche o più specifiche.
Grazie alla libreria annessa, la casa editrice può vantare di un rapporto diretto con il pubblico e riuscire così ad individuare quelle che sono le principali esigenze dei consumatori abituali, i quali sanno di potervi trovare il particolare materiale di cui hanno bisogno.
Questo filo diretto con i lettori viene inoltre rafforzato tramite una manifestazione che la casa editrice organizza, da diversi anni, in collaborazione con il comune di Frascati: dopo un processo ludico-didattico su determinati testi, svolto dai bambini e dagli insegnanti nell’arco dell’anno scolastico, vengono organizzati dei ritrovi in cui i ragazzi possono incontrare personalmente gli autori e gli illustratori dei libri a cui si sono dedicati; una sorta di gratificazione per il lavoro svolto, che stimola i bambini ad impegnarsi ancora di più nella lettura.
E, non dimentichiamolo, la lettura è davvero un bene prezioso che tutti dovremmo salvaguardare.

 

Silvia Sacchetti

 

 

DIARIO DI UNA SCHIAPPA

Volete la prova che in ognuno di noi c’è e resterà sempre un po’ dei bambini che eravamo?
Beh, solamente qualche giorno fa, un mio amico (di cui non farò il nome, ma posso dire che è un bambino molto cresciuto) mi ha fatto esattamente uno degli scherzi che il protagonista di questo racconto fa al suo migliore amico. Naturalmente io non ci sono cascata… ma solo perché conosco bene il tipo e ho imparato ad essere diffidente di fronte alle sue “innocenti” proposte.
E mettiamoci pure che, leggendo questo libro, molti di noi si ritrovano a ridere a crepapelle per le battute a raffica di questo ragazzino, Greg Heffley, che ci invita ad osservare il mondo dal suo punto di vista. Un punto di vista a dir poco ironico, ma sicuramente sconcertante, nel momento in cui ci rendiamo conto che la storia che lui ci racconta non è molto lontana da quella che abbiamo vissuto noi quand’eravamo bambini, o da quella che vivono i nostri figli, i nostri nipoti, e via dicendo.
Quindi è davvero così assurdo pensare che, per quanto ci sforziamo ogni giorno di diventare quelle persone mature che dovremmo essere, in tutti e dico TUTTI noi, ci sarà sempre una piccola parte del bambino che eravamo? A giudicare dal “Giornale di bordo” di Greg, che come lui stesso tiene a precisare non è un diario, forse un fondo di verità in quello che dico c’è.
Provate a leggere anche voi questo libro, e vi renderete conto che le vicissitudini in cui incappa questo giovane protagonista, non sono poi molto diverse da quelle che accomunano gran parte di noi. Infatti, seppure la trama sia semplice – e non potrebbe essere diversamente, essendo un diario scritto da un ragazzino che frequenta le scuole medie e che ci racconta come si svolge il suo anno scolastico – entrano in gioco problematiche che si potrebbero chiamare “da adulti”, ma che, in definitiva, sono le stesse che vivono i ragazzi; solo che loro, invece di affrontarle nella vita lavorativa di tutti i giorni, le affrontano nella vita scolastica.
Basti pensare all’esempio della “Malattia da formaggio” di cui ci parla il protagonista proprio all’inizio del libro, e che ci scopriremo poi a ritrovare nella sua conclusione; vi è legato un tale livello di stress, da poter facilmente essere ricollegato a quello a cui siamo soggetti oggigiorno. Voglio dire, ma riuscite ad immaginarvi l’ansia di dover stare tutto il santo giorno al lavoro con le dita incrociate per paura che altrimenti, se qualcuno vi tocca, vi passerà una malattia terribile? Che vi porterà all’isolamento?
Ognuno può pensare ciò che vuole, ovviamente, ma io credo che questa sia una situazione che viviamo tutti, in un modo o nell’altro.
Naturalmente i drammi adolescenziali sono ben diversi, in forma, da quelli che si vivono in età adulta, ma non così lontani in sostanza, come molti credono.
Nonostante queste considerazioni, che sono e restano comunque le valutazioni di una persona quasi cresciuta, e quindi in grado di leggere le sottili sfumature nascoste dietro le avventure di Greg, credo che l’importanza legata a certi argomenti arrivi lo stesso ai lettori cui è destinato il libro. La prepotenza dei più grandi e il bullismo a scuola, la tendenza degli adulti ad essere più indulgenti con i più piccoli, la capacità di riconoscere da soli qual’è la cosa giusta da fare, sono solo alcuni dei messaggi che arrivano diretti all’attenzione del lettore; soprattutto grazie allo stile fumettistico molto elementare delle vignette, e al linguaggio molto ironico e a volte quasi privo di filtri che utilizza Jeff Kinney, lo scrittore, che rendono il racconto davvero accattivante agli occhi dei bambini, proprio perché scritto dal punto di vista di uno di loro.
D’altronde, chi meglio di un bambino può sapere cosa li diverte?

Silvia Sacchetti

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IL GIALLO DELLE PAGINE MISCHIATE

Chi di noi non ha mai sognato, almeno da bambino, di trovarsi catapultato in qualche misteriosa faccenda e di riuscire, dopo innumerevoli peripezie, a risolvere quell’oscuro enigma; oppure di essere un investigatore a cui è stato assegnato un caso che nessuno è mai riuscito a risolvere prima.
I gialli, da sempre, sono uno dei generi letterari più amati dai lettori di qualunque età. Non a caso sono nati numerosi personaggi (Sherlock Holmes, tanto per dirne uno) che ci hanno affascinato con le loro imprese, trascinandoci in luoghi sconosciuti, e spingendoci a mettere in moto il nostro fantasioso ingegno. Ancora oggi.
La curiosità di capire che cosa succede, la suspance, risvegliare l’intuizione per vedere se si riesce a risolvere il caso prima dell’investigatore, rendono questo tipo di letture entusiasmanti e divertenti. E sono dunque alcune delle caratteristiche di questo romanzo, che pone il lettore al centro del racconto.
È proprio il lettore, infatti, a dover scoprire man mano cosa accade, a dare il giusto ordine agli eventi che si susseguono, grazie ad indizi più o meno evidenti, perché i capitoli del libro sono completamente in disordine.
La storia narra di un giovane uomo che eredita da suo zio una casa editrice sull’orlo del fallimento; tra le varie carte Dario (il protagonista) trova un romanzo giallo in cui si raccontano le avventure di un detective, incaricato di ritrovare un misterioso libro scomparso. Purtroppo, però, le pagine di questo racconto sono tutte mischiate, quindi lui e Greta (la correttrice di bozze), dovranno cercare di rimetterle in ordine, per dare un senso alla storia e poterlo poi pubblicare.
La scelta di Pablo De Santis di coinvolgere il lettore in maniera così diretta, nella risoluzione dell’enigma, si rivela una mossa davvero vincente, perché aumenta notevolmente la suspance e la sua curiosità; è una sorta di sfida con sé stessi, che ci spinge a divorare il libro.
Il linguaggio semplice e molto ironico, inoltre, contribuisce a rendere la lettura ancora più veloce, e più è veloce, più cresce il desiderio di scoprire il mistero.
Un modo davvero originale per invogliare i ragazzi ad immergersi nella lettura, ma in una lettura interattiva, che stimola il ragionamento e sveglia la mente; non vi sono nascosti messaggi profondi ed educativi tra le righe, ma solo il divertimento puro e semplice che è in grado di regalarci questo amatissimo passatempo.
E come in tutti i gialli che si rispettino, ovviamente, non può assolutamente mancare un finale davvero inaspettato.

Silvia Sacchetti

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IL PICCOLO PRINCIPE

Noi persone emancipate spesso pensiamo di dover spiegare più volte e per bene le cose ai bambini, altrimenti non le capirebbero. Beh, indovinate un po’? Secondo il protagonista di questa meravigliosa storia è esattamente il contrario… quando si suol dire “Due facce della stessa medaglia”…
Lo stretto rapporto adulto-bambino ricorre spesso in quest’opera di Antoine de Saint-Euxepéry, ma lo vediamo capovolto, come fossimo a testa in giù. Per dirne una, il punto di vista del narratore è molto interessante perché, sebbene racconti la sua storia quand’è già nell’età adulta, il suo modo di descrivere ciò che succede intorno a lui ricorda davvero molto quello di un bimbo. Come se fingesse di essere diventato un uomo solamente per potersi uniformare agli altri – che non riescono a comprendere la semplice complessità della vita – ma, in fondo in fondo, fosse consapevole di non essere uguale a loro, perché capace di una cognizione talmente ampia da risultare impossibile alle menti ormai impostate di chi ha raggiunto la maturità.
Ed è proprio questo che aiuta il lettore a riflettere: perché, dal punto di vista del narratore bambino, “adulto” è sinonimo di chiusura, mentre “bambino” indica apertura?
Egli racconta la sua storia, premettendo che solo chi sa veramente comprendere la vita, crederà a quello che sta per leggere, e con ciò esclude nella quasi totalità la categoria di noi persone cresciute, diciamo così. E come dargli torto… quanti di noi crederebbero alla storia di un bambino alieno giunto sulla terra dopo aver viaggiato a lungo per gli innumerevoli pianeti sparsi nell’universo? Perché questo è quello che succede nel racconto.
Scoraggiato ad intraprendere la professione del pittore dagli adulti che lo circondavano, all’età di soli sei anni, il narratore decide di diventare un pilota di aeroplani. Un giorno sfortunato – o fortunato, dipende dai punti di vista – precipita con il suo aereo nel deserto e, mentre cerca disperatamente di aggiustare il guasto al motore, conosce un piccolo principe che viene da un altro pianeta. Questo dapprima lo tartassa con domande assurde, o meglio, assurde per qualsiasi persona di mentalità ristretta, del tipo di disegnargli una pecora da portare a casa sua, ecc., e poi gli racconta la sua fantastica avventura in giro per i tanti piccoli pianeti dell’universo. Così scopriamo i numerosi personaggi che incontra sul suo cammino, prima di conoscere il nostro narratore e ritornare sul suo pianeta: il re solitario, il vanitoso, l’ubriacone, l’uomo d’affari che possedeva le stelle, il lampionaio, il geografo, il serpente, il fiore, le rose, la volpe, il controllore e il mercante.
Ad ognuno di questi personaggi viene dedicato un capitolo, ed ogni capitolo ci insegna una lezione diversa, legata a sentimenti quali orgoglio, vanità, solitudine, malinconia, affetto, ecc.
Seppure scritta ben settant’anni fa, quest’opera è tuttora di una grandissima attualità; anzi, forse anche più di quanto non fosse all’epoca. Il linguaggio, onestamente, non è proprio di facile comprensione, ed è sì adatto ai bambini, perché la storia è originale, coinvolgente e narrata con una sottilissima ironia, nella sua visione fanciullesca della vita; ma solo raggiunta una certa maturità si può riuscire a comprendere a pieno i tanti significati nascosti dietro le metafore che incontriamo in ogni capitolo.
Per esempio i concetti di soggettività e apparenza, nonché l’influenza che ha sui bambini il mondo che li circonda (disegno boa che mangia l’elefante); oppure la potenza dell’immaginazione: ogni cosa può essere come la vogliamo, basta osservarla nel modo giusto (pecora nella scatola); o ancora la superficialità della società di oggi, in cui viene data un’eccessiva importanza alla quantità piuttosto che alla qualità delle cose (adulti e la loro passione per i numeri); saper riconoscere la differenza tra bene e male (baobab); non è mai troppo tardi per mettersi in gioco, perché con la tenacia, la pazienza e la giusta applicazione si può ottenere tutto, ed i risultati migliori si ottengono proprio quando ci si impegna al massimo (narratore riprende a disegnare da adulto); lo spinoso dualismo fallimento-buona riuscita di chi esercita l’autorità: spesso se non si riesce nel proprio intento può essere dipeso da un errato ragionamento o dall’erroneità della proposizione stessa (re); la comprensione che gli sforzi e la fatica che facciamo per conquistare qualcosa che vogliamo rendono quel qualcosa ancora più prezioso, e riusciamo ad apprezzarlo a pieno solo quando lo sentiamo davvero nostro, quando vi siamo legati con affetto: l’essenziale è invisibile agli occhi, ma solo al cuore (volpe – rosa).
Ma questi sono solamente alcuni dei concetti espressi nel racconto, a cui varrebbe la pena di prestare attenzione… per elencarli tutti occorrerebbe scrivere un altro piccolo principe!
E già solo per questo è un libro che vale veramente la pena di leggere, almeno una volta nella vita. Che siate bambini… o un po’ meno bambini.

Silvia Sacchetti

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Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico

La storia nasce, come lo stesso Luis Sepúlveda afferma nelle pagine finali del libro, dalla volontà di dar voce ai pensieri e al silenzio di Mix.
Mix è il gatto di suo figlio, Max, ed è un bel gatto dal profilo greco e molto elegante,nonché uno dei tre protagonisti di questo racconto. Max e Mix vivono a Monaco di Baviera e crescono insieme, prendendosi cura l’uno dell’altro; quando Max, ormai un giovane ragazzo di diciotto anni, si trasferisce in una nuova casa, per diventare indipendente, decide di portare con sé il suo amico Mix. Purtroppo, con l’età che avanza, gli impegni di Max si intensificano, tra studio e lavoro, mentre il povero Mix deve fare i conti con una precoce cecità, che per forza di cose cambierà lo stile di vita dell’animale. Un giorno che Max era fuori casa per un colloquio di lavoro, Mix riesce ad intrappolare un piccolo topolino messicano, che da tempo si nascondeva nella loro libreria. Invece di approfittarne e papparsi il bel topolino, come ci si aspetterebbe normalmente da un gatto, Mix decide di risparmiare la vita di quel piccolo essere vivente che, con grande sorpresa del felino, nonché del lettore, diventerà la sua più grande risorsa. Infatti, nei giorni che seguirono, i due animali si aiutarono a vicenda, prendendosi cura l’uno dell’altro: Mix aiuterà Mex (così chiamerà il topolino), a procurarsi da mangiare e a raggiungere ciò a cui lui non poteva arrivare, mentre Mex sarà gli occhi aggiunti di Mix, restituendogli l’amata libertà persa a causa della sua condizione.
Come si può facilmente evincere dal titolo e dalla trama, il tema che accompagna l’intera narrazione è l’amicizia: lo scrittore, infatti, ci porta ad osservare ciò che sta raccontando attraverso una sorta di binocolo, focalizzato, per l’appunto, su di essa. La bellezza di questa semplice storia, sta sicuramente nella stretta comunione tra l’essereumano e quello animale, che li mette, si può dire, sullo stesso piano.
Il linguaggio è semplice e risveglia la fantasia, suscitando immagini molto nitide, a volte avvalendosi di strumenti quali la musica o gli odori; si percepisce chiaramente, infatti,l’importanza della stimolazione dei cinque sensi, intesi come strumenti per godere a pieno della propria vita.
Un altro tema fondamentale che viene trattato è quello della diversità (nel caso specifico diversità di specie) e della tolleranza legata ad essa: il gatto non mangia il topo, ma ascolta ciò che ha da dire, prima di giungere a conclusioni affrettatamente ed erroneamente “ovvie”.
È quindi un libro che vale davvero la pena di leggere, perché insegna ai bambini a non fermarsi alle apparenze; ad essere tolleranti e premurosi nei confronti degli altri, specialmente se sono in difficoltà; ad apprezzare e capire l’importanza di valori quali l’amicizia, la libertà, la gratitudine, la sincerità e la verità; pone un accento su questioni molto delicate, come l’individualità, il distacco e la solitudine; e, soprattutto, lo ricorda a noi adulti, che troppo spesso tendiamo a dimenticare.

 

Silvia Sacchetti

 

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NON RESTARE NELL’INDIFFERENZA: PARTECIPA! Siamo liberi di prendere in mano il nostro futuro, dobbiamo soltanto rendercene conto.

“Odio gli indifferenti” così diceva Gramsci, attaccando il più grande nemico di una società: l’indifferenza. Purtroppo, oggi è proprio quest’indifferenza che caratterizza la maggior parte della popolazione giovanile. Ma non si deve assolutamente pensare ai ragazzi considerandoli persone senza valori e senza risorse, perché non è questo il motivo del loro atteggiamento di rifiuto nei confronti della politica. Il loro disinteresse, deriva dal fatto che si sono rassegnati ad istituzioni che mettono in scena spettacoli deplorevoli quotidianamente di cui i protagonisti sono politici (ovvero coloro che dovrebbero rappresentare lo Stato) coinvolti in scandali, truffe, reati e crimini mafiosi. È comprensibile (e confortante) che un giovane possieda degli ideali in cui credere e si rifiuti di riconoscersi in questi rappresentanti politici.  È però il modo attraverso il quale i ragazzi reagiscono che fa la differenza: ormai sono assuefatti, abituati da troppo tempo a vedere calpestati i loro diritti, rassegnati ad essere privati della loro libertà. Perché essere liberi vuol dire avere il diritto all’istruzione con cui si costruiranno le fondamenta dei propri pensieri e delle proprie opininoni, vuol dire avere il diritto ad essere informati correttamente, ad esprimere i propri ideali e ad essere ascoltati. Essere liberi, vuol dire rifiutare la negatività che ci viene imposta e tentare di cambiarla. Se rimaniamo nel buio dell’indifferenza perché tanto: “tutto và male e tutto fa schifo”, non facciamo altro che assecondare lo sporco gioco che ci sottomette a chi detiene il potere. Se rifiutiamo di interessarci al problema, diventeremo dei facili bersagli per l’oppressore e subiremo comunque le conseguenze di un cattivo governo.

Dobbiamo strapparci dalla fronte queste etichette di passivi. Siamo noi che facciamo parte dello stato, siamo noi che dobbiamo prendere in mano il nostro futuro, siamo noi che dobbiamo essere i protagonisti attivi e coscienti del cambiamento e del progresso. Se vogliamo veramente definirci “liberi”, dobbiamo svegliarci da questo torpore che ci da la convinzione di vivere in cima ad un albero -isolati dal resto del mondo- e diventare i fattori determinanti della società.

Essere “apolitici” è sbagliato se vogliamo vivere in una collettività. Bisogna trovare degli ideali in cui riconoscersi e poi partecipare attivamente per difenderli. Purtroppo non è considerato “normale”, per un ragazzo molto giovane, essere impegnato politicamente, ma esistono movimenti e sezioni giovanili dei partiti dove studenti e ragazzi hanno la possibilità di incontrarsi e di formare un gruppo libero e attivo. Questi centri di aggregazione danno luogo, inoltre, ad importantissimi scambi culturali e rappresentano, per il ragazzo, una notevole crescita morale ed intellettuale. Libertà e consapevolezza: sono questi i valori che dobbiamo conquistarci uscendo dall’indifferenza e partecipando.

Il futuro non è scritto e il presente si può cambiare: cosa stiamo aspettando?

GO! Giovani Operativi

La Redazione TeenPress di Roma ha partecipato alla manifestazione Go! raccogliendo le impressioni e i pareri degli addetti ai lavori.