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Cosa ci affascina dello shopping online

Il mondo del web esercita un indiscutibile fascino verso ognuno di noi: qualsiasi sia la necessità, Internet ci apre tantissime porte, semplicemente accendendo il pc e navigando i milioni di siti ospitati dai server di tutto il mondo. Non si tratta di pigrizia, ma di convenienza: la rete ha tantissime frecce al suo arco per convincerci della bontà di ciò che offre. E, stando ai dati rilevati dall’eCommerce Forum 2016, sono sempre meno gli italiani che non se ne rendono conto.

Gli italiani e lo shopping online

I dati raccolti durante l’eCommerce Forum 2016, tenutosi a Milano dal 18 al 20 maggio, testimoniano quanto gli italiani vadano matti per il web, e lo utilizzino per compiere un numero enorme di operazioni. Una verità che diventa particolarmente forte se si analizzano i dati relativi agli acquisti online: stando agli esperti dell’evento milanese, infatti, il 70% degli shoppers italiani acquista online, con le donne a fare la voce del leone (oltre il 40% di chi acquista sul web). Il tutto a beneficio degli imprenditori e dei commercianti che hanno scelto di invadere la rete con i loro e-commerce, considerando che parliamo di un mercato che vale circa 20 miliardi di euro. Tale boom è merito anche della diffusione degli Smartphone, utilizzati per fare acquisti sulla rete da oltre un terzo degli italiani.

Gli elementi che spingono gli italiani ad acquistare online

Cosa ci spinge a ripetere un’esperienza? Ovviamente il grado di soddisfazione derivante da essa: una legge fondamentale nel marketing che è in grado di spiegare l’enorme affluenza degli shoppers telematici. La rete, infatti, garantisce molte opportunità e di conseguenza spinge chi acquista sul web a proseguire con questa modalità d’acquisto: stando a quanto rilevato da Customer Feedback Insights 2016, infatti, oltre il 57% di chi compra online sottolinea quanto sia soddisfacente acquistare sul web per via della qualità dei prodotti o servizi, e dell’assistenza online; inoltre un’ampia percentuale di acquirenti rivela come uno dei principali motivi che li porta a scegliere un prodotto/servizio online è il desiderio di ottenerlo il prima possibile. Inoltre i compratori sono particolarmente interessati alle numerose opportunità di risparmio grazie ai coupon online, un esempio è il codice sconto Zalando, il quale, insieme ad altri, permette di fare shopping a prezzi ridottissimi nei migliori negozi elettronici. Infine, occorre sottolineare anche il fattore sicurezza dei pagamenti telematici, unito alla possibilità di usufruire di spedizioni veloci e di un servizio di resi davvero utile.

I dati forniti da RetailMeNot

La convenienza dello shopping online viene ulteriormente confermata dagli studi condotti dal Centre for Retail Research di RetailMeNot, secondo il quale sono oltre 13 milioni gli italiani che comprano online. Lo studio internazionale, presentato durante l’eCommerce Forum 2016, ha sottolineato anche come l’Italia stia velocemente riducendo il gap che la separa dagli altri paesi più avanzati, come ad esempio il Regno Unito, la Germania e la Francia, le cui spese medie sul web si aggirano intorno ai 1500, ai 1300 e ai 1200 euro. Dal canto suo, il nostro Paese mostra di avere un enorme potenziale ancora tutto da scoprire, con grandi prospettive future.

Minecraft, un videogioco sempre più amato dai ragazzi, sempre più usato nelle scuole

Da oggi, cari amanti dei videogiochi, avrete un’arma letale per controbattere chi vi dice che state solo perdendo tempo, che vi state distruggendo le cellule cerebrali, e che i videogames servono solo a generare violenza e stupidità in un mondo che, e non per colpa dei videogiochi, già abbonda di questi elementi. Basterà infatti citare Minecraft, e raccontare come un insegnante abbia avuto l’intuizione di utilizzarlo per insegnare ai propri studenti la geografia, la storia e persino la fisica, la chimica e la matematica. Siete scettici? Nessun problema, ci penseremo noi a spiegarvi per quale motivo un videogioco può diventare fonte di studio e di istruzione.

Innanzitutto occorre spiegare cos’è Minecraft. Se siete amanti dei videogiochi probabilmente lo conoscete già, e se non lo siete tranquilli: bastano davvero poche righe per descriverlo. Tutto ha avuto inizio nel 2009, quando una versione alpha di Minecraft venne diffusa in rete, fino a raccogliere milioni di fan scatenati. Per quale motivo? Per la semplicità di un videogioco che permetteva (e permette) di creare interi mondi sconfinati utilizzando semplici blocchi: dal terreno all’erba, passando per edifici incredibilmente complessi, tutto è possibile agendo come l’operoso omino di Minecraft, con la sua vanga ed i suoi facili strumenti basilari di costruzione. La possibilità di avere una libertà pressoché totale, e di costruire mondi nuovi o replicare addirittura quelli esistenti, ha trasformato questo videogioco in un vero e proprio oggetto di culto. Tanto da spingere un colosso come Microsoft ad acquistarlo per la spaventosa cifra di 2,5 miliardi di dollari: il tutto semplicemente per diffonderlo su Windows Phone.

La logica terribilmente semplice di questo gioco, ma al tempo stesso adatta ad utilizzi molto vari, ha spinto molti utenti a diventare veri e propri designer dell’universo, fino addirittura a modificarne leggermente le strutture aggiungendo nuovi strumenti e opzioni. Fra questi, pochi mesi dopo l’uscita della versione alpha di Minecraft, s’è fatto notare Joel Levin, insegnante presso una scuola primaria di New York. Joel ha infatti creato MinecraftEdu, una versione modificata del gioco, e pensata per insegnare ai giovani studenti le materie scolastiche più importanti. Un’intuizione davvero geniale: creare una Pompei per far visitare in prima persona una città romana, oppure la geografia con la creazione di foreste pluviali. Per non parlare della matematica, della chimica e della fisica: Minecraft è stato infatti utilizzato per ricreare con i blocchi le cellule, le molecole e altre strutture chimico-fisiche. Stimolando così l’insegnamento, attraverso il divertimento che solo un videogioco sa garantire. E non è un caso che oggi siano ben 40 le scuole che hanno scelto di utilizzare MinecraftEdu per insegnare ai propri studenti le materie fondamentali.

Camera, indagare sul rapporto tra videogiochi e violenza

L’uso dei videogiochi per i minori
A ottobre scorso alla Camera è stato discusso il tema che riguarda la violenza che è presente nei video giochi.
L’occasione è stata il convegno intitolato “A proposito di videogiochi: riflessioni, proposte e osservazioni sul mondo dei videogame in Italia”.
Durante questo incontro erano presenti sia i vari rappresentati politici e della cultura che quelli del mondo di video giochi, per scambiare idee e dare un input positivo proprio riguardo alla regolamentazione di questo settore.
E’ un argomento che tocca il settore educativo in quanto i videogiochi sono visti come un’attività ludica che comunque riesce a influenzare il modo di vedere la realtà. Più precisamente i bambini e i minori di 18 anni che sono esposti per molte ore a scene di violenza e comportamenti devianti, potrebbero tendere ad alzare la soglia di tolleranza rispetto agli stessi episodi che si verificano nella vita reale.
E’ stato calcolato che gli utilizzatori di videogiochi nel nostro Paese sono circa 29 milioni, ed è chiaro che molti di questi sono anche al di sotto dei 18 anni o comunque dei minori.
E’ importante puntare quindi sulla tutela e sull’educazione dei minori per evitare che possano essere “bombardati” da scene ripetute troppo cruente.
I genitori, le istituzioni e anche i legislatori sono preoccupati al punto che è stato avanzata l’ipotesi di ricorrere alla censura nei casi estremi, cosa che in alcuni casi è già avvenuta.
Sono stati infatti citati video giochi tra i più famosi come “Assassin’s Creed” ma anche Mortal Combat, Doom, Call of Duty, che riguardano il genere “sparatutto” o “picchiaduro”, ma anche “survival horror”. I generi per quanto differenziati hanno comunque in comune il principio della violenza (omicidi, uso di droghe, di armi, alta velocità, atti di delinquenza, ecc).

Il parere dell’Aesvi
L Aesvi, che è l’associazione rappresentativa di chi produce e sviluppa i videogiochi, dal canto suo sostiene che non si dovrebbe puntare al divieto assoluto bensì alla conoscenza, per capire quale sia quello più adatto all’età. C’è comunque necessità di un controllo. L’associazione si riferisce a una “dieta” per l’uso responsabile dei videogiochi: un chiaro riferimento all’educazione preventiva.

Il sistema di Classificazione PEGI
Il sistema di classificazione PEGI è entrato in vigore nel Paese nel 2000 e si riferisce a una sigla che è presente su ogni confezione di videogiochi e che aiuta i genitori a capire se sono adatti o meno in base all’età.
La sigla per esempio di un videogioco che non è adatto ai minori di 16 anni è “PEGI 16+”.
Anche gli stessi videogiochi sono accessoriati con il “parental control” per cui i genitori possono in qualche modo tutelare il gioco interattivo dei propri figli, specie se in età particolari come l’adolescenza.
Esistono anche i videogiochi creati per bambini di età superiore ai 3 anni (PEGI 3+).

Una possibile legislazione
Quello che emerso con forza dal convegno nel quale si è discusso della connessione tra violenza e videogiochi, è che sarebbe auspicabile trasformare il sistema di classificazione PEGI in una legge a cui poter fare riferimento in tutti quei casi che si rendono necessari.
La PEGI e il parental control infatti non sono sufficienti di fronte a videogiochi di altissima qualità stilistica, tanto che sono utilizzati anche dagli adulti per la capacità di trasportare il giocatore in una realtà virtuale fino troppo vicina a quella reale.
Lo ha ribadito anche il capogruppo dell’Italia Centro Democratico, Milena Santerini, sottolineando che i pediatri e gli psicologi infantili segnalano dei disturbi nei bambini e nei ragazzi che stanno troppe ore davanti allo schermo di un videogioco.
Lamentano infatti disturbi dell’attenzione, del sonno, e il loro rendimento scolastico è in media più basso. Possono anche essere più esposti alla dipendenza da sostanze stupefacenti (senza dimenticare quella ormai diagnosticata come patologia dai videogiochi stessi).
E’ importante insomma combattere l’assuefazione e il pericolo che cali la sensibilità verso fatti gravi di violenza o devianza, che potrebbero apparire ai loro occhi quasi come “normali”.
Non si può tuttavia parlare di un rapporto inscindibile tra la violenza sociale e l’uso dai video giochi, ha sempre riferito la Santerini, ma suggerisce come sia non più rimandabile alzare i livelli di attenzione.

I corsi di Codemotion Kids per gli sviluppatori di domani

Di recente Barack Obama ha consigliato ai bambini di non giocare ai videogames, ma di crearli direttamente: un appello che pare sia stato raccolto da Codemotion Kids, una start-up che insegna ai ragazzi dai 7 ai 13 anni ad apprendere il funzionamento dei codici informatici realizzando videogiochi, app, siti ed altre attività legate legate al web. I corsi tenuti da Codemotion Kids sono sbarcati a Milano il 24 ottobre e dureranno fino al 19 dicembre: gli incontri si terranno ogni sabato alle 9.30 presso il FabLab di Milano.

L’importanza e la logica dei codici

I codici informatici sono innanzitutto una palestra, come ha spiegato al Corriere della Sera Chiara Russo, cofondatrice di Codemotion Kids e mamma a tempo pieno. Lo scopo dei corsi di Codemotion, infatti, non è la mera programmazione di un videogioco: l’informatica diventa solo uno strumento per la didattica e per lo sviluppo della logica e della creatività, in un’età particolarmente delicata per la crescita, ma anche favorevole all’apprendimento. Sempre secondo Chiara Russo, in un’epoca in cui le tecnologie informatiche sono diventate fondamentali, istruire i bambini ad avere confidenza con la programmazione sarà un modo per insegnargli sin da subito l’importanza di questi elementi. Questo, ovviamente, non significherà che dovranno diventare tutti esperti informatici: l’obiettivo di questa palestra è semplicemente insegnare ai ragazzi come risolvere i problemi approfittando delle tecnologie informatiche. Poi, se un domani uno di loro dovesse scegliere questo campo come percorso di studio specifico, si troverà avvantaggiato dall’essersi accostato all’informatica prima di altri.

Gli insegnamenti del Codemotions, fra frutta e programmazione

I bambini verranno avvicinati al coding e alla robotica attraverso gli insegnamenti di docenti particolarmente qualificati: una rete di insegnanti composta da oltre 30.000 sviluppatori ed esperti con un passato alla Microsoft, Oracle, Google, Facebook, Samsung ed IBM. Dal loro curriculum si evince la serietà di un progetto che ha già riscosso molto successo in Spagna, e che si tenterà di replicare anche in Italia. Le materie di studio sono numerose: dalla creazione dei videogiochi alle app, passando per la robotica, i circuiti, i siti web ed i video musicali. Il tutto con lo scopo di convertire i bambini da fruitori passivi a veri e propri creatori di tecnologie.

Inoltre, l’apprendimento avverrà in modo consono all’età dei bambini: per tale motivo, l’informatica verrà sempre insegnata attraverso il gioco, il divertimento e la sperimentazione in prima persona. Proprio per questo, gli insegnanti di Codemotion utilizzano progetti come Banana Piano: una semplice scheda Makey Makey collegata a della frutta, efficace conduttore di energia. I bambini potranno suonare le note del piano ed imparare allo stesso tempo come funziona un circuito elettrico. Si tratta di un sistema particolarmente efficace perché, permettendo ai bambini di divertirsi, rende molto più semplice l’insegnamento di materie alle volte anche molto complicate. I corsi di Codemotion Kids sono talmente efficaci che i bambini, dopo le canoniche ore di lezione, non vogliono andare più via dall’aula: proprio come veri programmatori informatici, non riescono a staccarsi dal loro progetto se prima non lo portano a compimento con successo.

La Città in Tasca 2015 – 4/13 Settembre

Nella XXI edizione de LA CITTA’ IN TASCA le arti saranno più che mai protagoniste. Dal 4 al 13 Settembre, tutti i giorni dalle 17,00 alle 23,00 torna ancora una volta con l’Estate Romana – al Parco degli Scipioni in via di Porta Latina, 10 – LA CITTA’ IN TASCA, cultura, spettacolo, gioco con i bambini e i ragazzi di Roma, organizzata dall’Arciragazzi Comitato di Roma e oggi alla Sua XXI edizione.

Clicca e scarica la Brochure 2015

Nell’ambito della sezione “I Cantieri dell’Arte”, con il progetto “Arte contemporanea nella Roma Antica”, quattro artisti, giovani ma già affermati – Maria Antonietta Bagliato, Adriana Ferrante, Cristiano Quagliozzi e Milena Scardigno – realizzeranno, insieme ai bambini, quattro installazioni che resteranno nel parco degli Scipioni come testimonianza artistica contemporanea.

E per valorizzare questi preziosi tesori del passato, La Città in Tasca proporrà visite guidate gratuite, a cura del Gruppo Archeologico Romano, e un concerto di archi sul magnifico piazzale antistante le Tombe.

Nel laboratorio delle Artingioco, questa volta i bambini potranno giocare con l’arte di Matisse e poi costruire animali giganti nello spazio “Cartoni animali”.

Spettacoli pomeridiani o serali offriranno un interessante panorama dell’attuale produzione teatrale italiana e straniera per ragazzi: teatro di figura e di attore, clownerie, teatro musicale, danza, e “Chica e Miko – Commedia Musicale ecosostenibile per cicale e formiche”, una coproduzione di Arciragazzi Comitato di Roma – Carpet e Pescatori di Poesia, spettacolo interattivo di teatro d’attore, maschere e oggetti animati.

Inoltre, la rassegna cinematografica “Cinema! Cinema! Favole e storie per sognare”, da godere la sera sotto le stelle. Ma anche le nuove tecnologie saranno protagoniste a La Città in Tasca: nel “Villaggio digitale”, si potrà costruire un modello di Città a misura di bambini. La città prenderà vita e i bambini, oltre a creare alcuni elementi (pista ciclabile, parco giochi, ludoteca, ecc.), potranno interagire con tutti i componenti del plastico: controllo del tram, suoni, scambi, itinerari, parcheggio, lampioni, luci nelle case, ecc. per comprendere meglio, giocando, come funziona l’elettricità, cosa sono e come funzionano i robot e altro ancora.

Come sempre, nella Biblioteca de La Città in Tasca si potranno prendere in prestito libri e incontrare autori: quest’anno saranno presentati ai bambini bellissimi libri d’arte, di musica e di scienza, in collaborazione con la Libreria Ponte Ponente e alcuni interventi estemporanei di letture animate dell’ApeLettura delle Biblioteche di Roma e dell’ApePiaggio Bibliolibrò, una nuovissima e scintillante bibliolibreria ambulante. Davanti allo spazio biblioteca inoltre i bambini troveranno degli alberi di legno coloratissimi su cui appendere le loro poesie, quelle che inventeranno a La Città in Tasca.

Anche quest’anno la manifestazione accoglierà infine un “cantiere” un po’ particolare – IL CANTIERE DELLE RE BOAT – dove verranno costruite con materiali di recupero e riciclo le colorate e fantasiose recycled boat che parteciperanno alla VI edizione della RE BOAT RACE, la regata di imbarcazioni “riciclate” più pazza e colorata dell’estate, promossa e realizzata dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Sunrise 1 con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare – Agenzia Nazionale Giovani – ENEA – Coni Comitato Regionale Lazio – Presidenza della Regione Lazio – Municipio Roma IX (ex XII EUR) – EUR SpA. La RE BOAT RACE è aperta a tutti: bambini, ragazzi, adulti, gruppi di famiglie e gruppi di amici se vorranno potranno costruire i loro natanti colorati che prenderanno poi il largo in questa nuova regata originale, divertente ed eco-friendly che si svolgerà al Parco Centrale del lago dell’EUR il 12 e 13 Settembre.

Completamente rinnovati infine si presenteranno lo Spazio giochi a pagamento e lo Spazio Piccolissimi: tanti giochi nuovi ed entusiasmanti per grandi e piccini. Domenica 13 Settembre la manifestazione si concluderà con il Gruppo SciaraBballo, diretto da Antonella Potenziani e Giovanni Tribuzio, che si esibirà in uno spettacolo di danze popolari con musica dal vivo, coinvolgendo bambini e adulti e proponendo pizziche, tammurriate, saltarelli, ballarelle, tarantelle e quadriglie della tradizione delle regioni del Centro Sud d’Italia.

L’ingresso alla manifestazione è gratuito.

www.lacittaintasca.it

Freestyle Pc for Kids, la chiavetta che rende il computer a misura di bambino

Coloro che vogliono far utilizzare il computer ai propri figli potranno stare tranquilli, visto che nasce Freestyle PC for Kids, ovvero la chiavetta che rende il computer a misura di bambino e fa rimanere tranquilli i genitori.

La nascita di un’idea di successo. 

La chiavetta, che permette di poter far usare il computer ai propri figli in totale sicurezza, nasce dalla mente di un’insegnante di Milano, il quale ha voluto permettere ai piccini di poter utilizzare il computer senza problemi.
Il maestro scolastico infatti decise di cercare sul web un programma gioco che permettesse ai suoi studenti di poter apprendere delle nozioni basilari semplicemente divertendosi.
Ma purtroppo il risultato è stato completamente diverso: quell’applicazione ricercata con tanta fatica era piena di pubblicità e tendeva a bloccarsi.
Questo ovviamente ha reso impossibile far utilizzare ai piccini l’applicazione, in quanto molti banner pubblicitari, oltre che rendere impossibile l’utilizzo del programma, contenevano elementi per persone adulte.
Da qui nasce l’idea di creare un sistema operativo che permettesse ai piccini di apprendere e usare il computer in totale sicurezza.
L’insegnante, esperto di informatica, si è fatto aiutare da una psicologa e da altri insegnanti per la realizzazione di tale progetto, in maniera tale che tutti gli elementi contribuissero a rendere maggiormente piacevole l’utilizzo del computer da parte dei piccini.

I contenuti della chiavetta. 

I contenuti presenti nella chiavetta Freestyle PC for Kids sono di diverso tipo: si parte ovviamente da un numero elevato di giochi, circa trecento, che è stato suddiviso in dieci aree tematiche.
Ogni gioco infatti serve per potenziare l’apprendimento da parte del piccino, che divertendosi avrà l’opportunità di poter assimilare delle nozioni molto semplici, senza faticare parecchio.
Oltre ai giochi è presente una versione soft del programma di videoscrittura Office: questa possiede tutti gli elementi basilari per far imparare ai bambini l’utilizzi dei vari programmi contenuti nel pacchetto Office.
Ognuno di questi sarà accompagnato da una semplice guida, che avrà il compito di dare tutte le istruzioni per permettere ai piccoli di poter utilizzare, nel migliore dei modi, il suddetto programma.
Infine, nella chiavetta vi è anche un browser di navigazione al web, il quale evita i contenuti non appropriati ai bimbi, bloccandoli ed evitando che questi vi possano accedere con semplicità.

Come funziona la chiavetta ed il suo grande successo. 

La chiavetta per l’utilizzo del PC da parte dei bambini funziona in maniera molto semplice: questa infatti dovrà essere inserita nel computer e dopo qualche secondo il bimbo potrà accedere al sistema operativo creato appositamente per lui.
Una volta che questa viene scollegata, il computer tornerà alla normalità: il genitore dunque potrà essere sicuro sia del fatto che il bambino potrà utilizzare il computer senza correre il rischio di vedere coi propri occhi elementi a lui poco idonei, sia del fatto che i dati presenti nel computer, ed il dispositivo stesso, non vengano rovinati dal piccino.
La chiavetta per computer per i bambini ha riscosso un grande successo tra gli adulti, ed in pochissimo tempo oltre trecento ordini sono stati effettuati all’ideatore di tale dispositivo.
Questo successo ha permesso a Tagliabue, ovvero l’ideatore della chiavetta, di crearne una seconda versione, che contiene altri cento giochi ideati esclusivamente per i bambini e per il loro apprendimento.
Il successo della chiavetta deriva dal fatto che i bimbi possono usare il computer, conoscere come questo funziona e compiere altre azioni senza rovinare il dispositivo e senza che contenuti poco idonei possano, in un qualche modo, influenzare il piccino.

Hebo Race – Basta che Funziona!

Sabato 25 luglio 2015 presso la sede dell’Arciragazzi Comitato di Roma, in Via Giovanni Michellotti 33, si è tenuta la prima Hebo – Race mondiale. Gara a squadre, consiste nella costruzione di robot che dovranno confrontarsi in una corsa su vari percorsi.

Il vincitore è colui che riesce a fare il maggior numero di punti nelle varie corse: 10 punti al primo, 6 al secondo e 4 al terzo.
Un robot deve utilizzare il meno possibile tecnologie pena la perdita di punti conquistati durante la corsa. Insomma divertirsi insieme condividendo conoscenze e passioni comuni e… Basta che Funziona!

Pietralata Mon Amour

Sabato 6 giugno ci siamo addentrati nel cuore del quartiere Pietralata.
Voci di corridoio ci avevano bisbigliato che all’Istituto Perlasca esiste una classe 2.0 e così, siamo andati a conoscere di persona la 2°C.
Abbiamo scoperto che la tecnologia può aiutare i bambini a scendere in strada per scoprire e conoscere gli angoli, le persone, e la storia del luogo in cui vivono.

E mai ci saremmo immaginati di trovare a Pietralata, anche il Colosseo…

 

Arrivano i Google Glass per le missioni spaziali

Nascono i Google Glass dedicati alle missioni spaziali: a darne l’annuncio è stata la stessa Nasa, che ha comunicato di aver avviato una partnership con la “Osterhout Design Group” per la sperimentazione dell’ultimo modello degli occhiali tecnologici di Google che verranno impiegati dagli astronauti nello spazio. Con addirittura maggiore convinzione rispetto a Google, la Nasa pensa che i Google Glass possano rappresentare il futuro della tecnologia indossabile per i suoi uomini nello spazio. Trascorso l’effetto novità, i risultati sul mercato dei rivoluzionari occhiali Google sono stati inferiori alle attese e la stessa azienda ha cominciato dubitare delle reali potenzialità del proprio prodotto, pur mettendo in cantiere una seconda versione.

A non voler accantonare così in fretta gli occhiali smart è però la Nasa, che ha dato vita a questa partnership per capire se il dispositivo può essere inserito fra gli strumenti in dotazione all’equipaggiamento degli astronauti in missione. Questa decisione conferma l’elevato interesse da parte dell’agenzia spaziale statunitense nei confronti dei Google Glass, già al centro di un esperimento durante l’estate scorsa in una struttura sottomarina, che è stata realizzata per simulare nella maniera più fedele possibile quelle che sono le condizioni presenti all’interno della stazione spaziale internazionale.

L’esito dell’esperimento, però, non era stato positivo: gli astronauti hanno scartato il modello di Google Glass a causa dello schermo eccessivamente stretto con il quale era complicata la navigazione nei menu interattivi durante le diverse esercitazioni. In una missione spaziale, i Google Glass servono soprattutto per un aspetto: rimpiazzare i manuali di istruzioni piuttosto ingombranti che sono presenti in dotazione sulle astronavi, poiché si tratta di faldoni di carta di enormi dimensioni e perciò tutt’altro che semplici da consultare. Difficoltà che aumentano, per via dell’agitazione, quando ci si trova in situazioni di pericolo e di emergenza.

Nelle missioni spaziali del prossimo futuro, con l’uomo che presumibilmente verrà inviato sempre più lontano dalla Terra, non sarà semplice comunicare con la base per chiedere aiuto in caso di difficoltà, evitando dunque l’utilizzo dei corposi manuali. Perciò diventa indispensabile avere uno strumento con il quale risolvere in tempi rapidi eventuali problematiche. Chiamando la base da Marte, i tempi di risposta sarebbero di circa venti minuti, decisamente troppi se ci si trova davanti ad un problema e a fare la differenza potrebbe essere la tempestività.

Per tale ragione, da almeno una decina d’anni, la Nasa sta studiando delle alternative efficaci per poter fare a meno degli ingombranti manuali, e garantire ai propri astronauti delle opzioni più rapide e veloci da consultare. Ecco spiegato, dunque, il grande interesse dell’agenzia spaziale verso i Google Glass, lo strumento che al momento sembra rispondere al meglio a questo tipo di esigenza.

La tecnologia condivisa che produce innovazione sociale.

Fondazione Mondo Digitale ci racconta Phyrtual, la Palestra dell’innovazione, una nuova realtà che permette ai giovani di sperimentare l’educazione per la vita attraverso l’innovazione sociale.

 

Impara a creare la tua “startup di videogiochi” con Game Developerz

Game Developerz è un gioco di carte da 3 a 6 giocatori, in cui ognuno rappresenta uno Studio impegnato nella creazione di un videogioco ricco di caratteristiche e opzioni, chiamate in gergo Feature.

Durante il gioco bisogna crearsi uno Staff di tutto rispetto (con grafici, programmatori, segretaria, etc…), fare business con gli altri giocatori ed investire sulle tecnologie per sviluppare le Feature di un videogioco: il primo che riesce a completarne 6 fa finire la partita e vincerà il giocatore che ha il punteggio più alto, il quale dipende proprio dalle carte Feature conquistate.

All’inizio di ogni turno si può scegliere se fare pre-produzione o sviluppo delle Feature.

Nel primo caso si può investire, fare affari con gli altri, assumere o licenziare gli impiegati e giocare le carte che si hanno in mano. Nel caso si scelga si sviluppare la Feature dobbiamo sperare di avere messo in gioco nelle fasi precedenti delle buone carte o di avere l’appoggio di altri giocatori per completarla! Nel caso contrario si dovranno pescare i tanto temuti Eventi Casuali… ed in questo gioco l’insuccesso si paga caro!

Alla fine della partita ogni giocatore avrà raggiunto un certo punteggio e sviluppato un proprio videogame: “Hai un gioco di ruolo multiplayer con zombie e personaggi super carini pronto? Hai fatto un sacco di punti! Porti a casa un misero videopoker? Hai sicuramente perso!” 🙂

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Il design delle carte è veramente molto bello e curato. L’ironia delle illustrazioni che guida tutto il gioco e le frequenti “citazioni” del mondo dei videogiochi strappano una risata dall’inizio alla fine!

Le carte di Sviluppo del Business e quelle degli Eventi Casuali rendono il gioco divertente ed emozionante, pieno di colpi di scena e colpi bassi tra le Compagnie.

Il Prototipo in Esclusiva di Game Developerz a cui abbiamo potuto giocare (e rigiocare) non presenta errori e, anche se l’uso di 1-2 carte Business Development non è chiarissimo, le regole (in un inglese abbastanza semplice) risultano facili e coerenti dopo pochi turni.

game_devz_winnerC’è un’ultima importantissima cosa da dire su Game Developerz: è partito solo ieri il crowdfunding e sono già a metà strada per vedere il loro progetto finanziato, quindi se ne avete la possibilità vi consigliamo di fare una visita alla pagina dedicata e conquistarvi una delle mitiche ricompense!

Potete invece leggere un’ulteriore recensione del gioco Game Developerz sulle pagine di IndieVault a cura di Giorgio Pomettini.

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