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Per gli italiani la salute passa da Internet: numeri e trend sull’e-health nell’infografica di DocPlanner.it

Quella di cercare online informazioni sulla salute è una tendenza che non conosce limiti di natura geografica, né anagrafica. A chi non è mai capitato di ‘googlare’ i propri sintomi e autodiagnosticarsi, subito dopo, una malattia incurabile? Chi non ha mai utilizzato Internet per reperire informazioni sul come curare un particolare disturbo, sugli stili di vita da praticare, sui medici di riferimento e gli ospedali in zona, sui farmaci e gli integratori alimentari più giusti per la propria condizione fisica?

Se vi ritrovate in almeno uno di questi profili, allora l’infografica Tecnologia e Salute: Dati e Trend realizzata da DocPlanner.it parla (anche) di voi.

In una società in cui la tecnologia ha permeato gli ambiti più disparati, da qualche anno anche il settore della salute può dire di beneficiare delle innovazioni hi-tech. I numeri parlano chiaro: dal 2010 a oggi, il settore dell’e-health ha conosciuto una crescita esponenziale in tutto il mondo, passando da 96 a 160 miliardi di dollari.

Secondo l’infografica del noto portale specializzato nella ricerca di profili medici e prenotazione online di visite specialistiche, le innovazioni che hanno contribuito a questo successo sono 5: il laser, la mappatura del DNA, l’immunoterapia, la cartella clinica elettronica e i cosiddetti wearable device.

Ma chi è l’italiano medio che utilizza Internet per ottenere informazioni sulla salute? Qual è l’apporto delle applicazioni mobili alla crescita di questo settore? Secondo DocPlanner.it l’italiano medio che consulta siti, forum e blog a tema salute è donna, lavora, ha un’istruzione superiore o è laureata e vive al Sud.

Per quanto riguarda le app, l’11% dei cittadini ha utilizzato app per ricevere informazioni nutrizionali e il 6% le utilizza per tenere sotto controllo i parametri vitali: mai sentito parlare di Runtastic, MyFitness Pal, PeriodCalendar e DocPlanner? Raccontateci la vostra esperienza.


Infografica a cura di docplanner.it

Chirurgia estetica orecchie a sventola: quando un difetto estetico provoca malessere psicologico nei giovani

Quello delle orecchie a sventola, soprattutto negli uomini, è un difetto che difficilmente si riesce a nascondere. A differenza di un naso un po’ troppo importante o leggermente deviato, che può essere corretto con un buon intervento di make-up, le orecchie possono essere nascoste solo da una folta chioma sistemata ad hoc per coprire proprio le orecchie. In ogni caso si tratta di un escamotage che richiede una certa dose di costanza e pazienza per tutta la vita.
In questi casi, la chirurgia estetica rappresenta una soluzione definitiva al problema, perché permette di ottenere un viso più armonioso, senza stravolgere la sua natura, evitando così che un difetto estetico possa trasformarsi in un vero e proprio disagio psicologico.

Proprio negli ultimi anni, infatti, anche molti adolescenti – previo consulto medico e psicologico – vengono sottoposti ad interventi di chirurgia plastica per le orecchie a sventola per consentire loro di trovare l’armonia con la propria immagine e delle relazioni sociali normali. Si tratta di un intervento molto modesto eseguibile anche sui bambini, che avviene in anestesia locale e qualche volta accompagnata da un leggera sedazione.
Spesso correggere le orecchie a sventola è l’unica soluzione per riportare la serenità nell’individuo che soffre di questo inestetismo; facile immaginare infatti a quante battute si può essere soggetti .
Nella maggior parte dei casi l’intervento avviene tramite l’uso del laser, le incisioni vengono praticate dietro l’orecchio nella piega retroauricolare, le cicatrici sono sottili ed invisibili.

L’intervento di otoplastica, oltre a risolvere il problema delle orecchie a sventola, è estremamente risolutivo nel caso di sporgenza asimmetrica dei due padiglioni e nell’ asimmetria delle pieghe cartilaginee. Inoltre è possibile effettuare una riduzione del padiglione troppo grande, mediante l’asportazione di un piccolo settore di cute.
L’otoplastica è praticata in Day Hospital ed il paziente può lasciare l’ospedale qualche ora dopo l’intervento.
L’operazione dura una ventina di minuti, per la medicazione verrà applicato un cerotto chirurgico ed un bendaggio elastico che servirà a proteggere i padiglioni nei giorni successivi. Il fastidio e/o il dolore saranno facilmente risolvibili attraverso l’assunzione di antidolorifici prescritti dal medico.
Verranno prescritti inoltre degli antibiotici per qualche giorno. I punti di sutura saranno rimossi dopo 8-10 giorni.
Normalmente si rendono necessarie solo due medicazioni e la ripresa della normale attività si avrà nel giro di una decina di giorni

Il risultato finale e definitivo sarà valutabile dopo circa sei mesi dall’intervento. Nei bambini l’intervento è consigliato solo dopo i 5-6 anni di età. Di solito per gli interventi chirurgici estetici, si cerca di aspettare la normale crescita corporea dell’individuo, ma la natura dell’inestetismo rende l’azione immediata oltremodo vantaggiosa. Intervenendo subito infatti, si eviteranno le derisioni dei compagni di scuola che possono incidere negativamente e profondamente sull’autostima del bambino.

Chirurgia estetica e adolescenti: quello che nessuno sospettava

Che gli adolescenti – e in particolare le teenager – fossero attratti dalla chirurgia estetica non è una grande novità, perché il dibattito sull’argomento è aperto ormai da anni, ma ciò che colpisce in questi ultimi tempi è il numero sempre crescente di richieste da parte di giovani donne italiane che desiderano il ritocchino estetico per sentirsi più belle e attraenti.
A fare il punto della situazione su questo tema è la Società Italiana di Medicina Estetica (Sime), che – in occasione della sua ultima ricerca sull’argomento – ha rivelato alcuni aspetti fino ad oggi sconosciuti e controversi di un fenomeno ormai consolidato: le adolescenti italiane ricorrono frequentemente ad interventi di chirurgia estetica per poter somigliare ai loro idoli della tv. Ma c’è di più, perché molto spesso a sostenere e incentivare il ricorso alla chirurgia estetica sono proprio i genitori stessi, che si rendono così “promotori” dell’intervento.
Secondo la Società Italiana di Medicina Estetica, che ha condotto l’indagine sul rapporto tra adolescenti e chirurgia estetica, il 49% delle teenager del nostro Paese desidererebbero migliorare il loro aspetto ricorrendo al chirurgo estetico e molte di loro hanno già vissuto l’esperienza della sala operatoria per correggere l’inclinazione del naso, l’apertura delle orecchie o le dimensioni del seno.
Tra i dati evidenziati dalla ricerca è emerso anche un legame molto forte tra la bassa autostima delle ragazze e il desiderio del ritocchino estetico. Tra i ragazzi, infatti, il desiderio di ricorrere al chirurgo è sensibilmente più basso rispetto a quello delle loro coetanee, perché il livello di autostima dell’universo maschile è sensibilmente più alto.
Ma cosa dovrebbe fare, eticamente, un chirurgo che riceve una richiesta di intervento estetico da parte di un adolescente?
“Molto dipende dalle effettive condizioni della paziente che richiede l’intervento; – fa sapere Marco Castelli, chirurgo estetico in Italia e Svizzera –  ci sono adolescenti che vogliono ricorrere al ritocchino estetico per futili motivi, come il desiderio di somigliare ad un vip,  e quelli che invece hanno delle problematiche reali. Ogni caso richiede una visita accurata, pertanto il chirurgo deve ascoltare le reali esigenze della paziente, capirne le necessità e consigliare la soluzione migliore a seconda delle condizioni di salute e dell’età della paziente. In linea di massima – ha concluso Castelli – è sconsigliabile effettuare un intervento chirurgico estetico quando si è ancora in una fase di crescita”.

Giovani e salute: guida alla lettura delle analisi del sangue

La salute è l’aspetto più importante nella nostra vita, e bisogna tenerla periodicamente sotto controllo. Quella che potrebbe sembrare solamente una frase scontata, quasi un esercizio di retorica, è invece molto spesso un concetto sottovalutato, in particolare dai giovani. Questione di incoscienza, di irresponsabilità o semplicemente di noncuranza, comprensibile ma non giustificabile soltanto con l’età.

Uno degli aspetti da tenere maggiormente in considerazione passa per le analisi del sangue, il cui controllo periodico consente di conoscere lo stato di salute dell’individuo. L’esame dell’emocromo, che misura i valori mhch del sangue, può essere effettuato sia dai bambini che dagli adulti, sebbene i valori presentino notevoli differenze tra di loro. Ma come interpretare i dati relativi all’esame del sangue appena effettuato? Andiamo a scoprire cosa si cela dietro i valori riportati sulla tabella.

Globuli rossi: chiamati anche eritrociti, hanno una forma discoidale e si presentano per l’appunto con un colore rosso per via dell’emoglobina. Un valore elevato di globuli rossi è spesso sinonimo di disidratazione.

Globuli bianchi: detti anche leucociti, costituiscono la parte cellulare del sangue. Un livello basso, detto anche leucopenia, sta alla base di leucemie, epatiti virali o disfunzioni epatiche. Per contro sia lo stress che alcune infezioni possono provare un innalzamento dei valori.

Ematocrito: l’ematocrito è la percentuale del volume di sangue occupato dagli eritrociti rispetto al volume globale del sangue. Un valore alto potrebbe significare insufficienza renale, malattie cardiache o disidratazione, mentre uno basso indica anemia o malnutrizione.

Granulociti neutrofili: appartengono ai globuli bianchi e svolgono un ruolo importante nei processi di infiammazione. I loro valori aumentano in presenza di infezioni o polmoniti, mentre diminuiscono nel corso di una chemioterapia o in caso di denutrizione.

Granulociti basofili: simili ai precedenti, intervengono in caso di ipersensibilità. Valori alti corrispondono generalmente a emopatie, endocrinopatie, tubercolosi e splenectomia, mentre si abbassano in caso di malattie allergiche, gravidanza, infezioni o tiretossicosi.

Linfociti: responsabili del sistema di difesa dell’organismo si dividono in B e T. In generale aumentano in presenza di infezioni virali o epatiti.

Monociti: agiscono insieme ai linfociti e il loro aumento potrebbe corrispondere ad infiammazioni croniche o infezioni virali.

Piastrine: anch’esse a forma discoidale ma decisamente più piccole dei globuli rossi possono aumentare in presenza di una patologia infettiva o un’operazione chirurgica.

Emoglobina: contenuta nei globuli rossi è costituita da coppie di catene proteiche che avvolgono quattro molecole di emina. Un abbassamento del livello può indicare uno stato anemico, una patologia renale o una carenza di vitamine B6 e B12.

Reazioni allergiche e bambini: le cause nel detersivo

Avere un bambino piccolo in casa è una tra le cose più belle ed emozionanti del mondo. Una tra le cose più importanti è saper proteggere il vostro bambino dai detersivi per lavatrice: proteggerlo sia per la possibilità che possa ingerirli ma anche saper scegliere quello giusto.

Scegliere il detersivo giusto non significa solo conoscere le marche e scegliere quella che ci sembra più costosa per via della qualità. E’ importante anche leggere attentamente le etichette per osservare se il prodotto sia indicato nei neonati o negli adolescenti per via dell’insorgenza di allergie o di sfoghi cutanei.
L’impatto ambientale quando scegliete un detersivo non è assolutamente da trascurare: leggere attentamente le etichette e utilizzare le dosi giuste può portare vantaggi in primis all’ambiente e secondariamente anche al vostro portafoglio. Vi chiederete quali siano le marche garantite di detersivi per tutti gli usi. Tra le migliori rientrano soprattutto Ace, Auchan ed Ava ma senza tralasciare anche Dash, General, Dixan e Dexal e Omino Bianco. Questi detersivi essendo tra i migliori hanno dei prezzi che a volte ne limitano l’acquisto, preferendo quelli delle sottomarche. Con l’incremento della tecnologia oggi è possibile unire la garanzia al risparmio mediante siti internet che offrono degli sconti speciali e dei prezzi davvero vantaggiosi rispetto ai negozi fisici disponibili sul vostro territorio. Tra questi CasaHenkel è uno dei più affidabili e sicuri: è infatti possibile trovare anche la sezione dedicata ai delicati detersivi per bambini antiallergici a prezzi inferiori rispetto all’acquisto nei supermercati.

Il sapone di Marsiglia è un detergente ecologico e al tempo stesso molto indicato per il lavaggio dei vestiti nei bambini e negli adolescenti. La maggior parte di questi detergenti contiene prodotti naturali ma bisogna sempre dare un’occhiata a quelle che sono le etichette per valutare l’eventuale presenza di sostanze allergizzanti o non indicate per lavaggi di specifici vestiti.
Un’alternativa valida al sapone di Marsiglia è rappresentata dal sapone di Aleppo: privo di coloranti, conservanti e additivi è utile ed utilizzato anche nella detersione del corpo. La qualità di questo sapone consente anche di eliminare le macchie di sporco più ostinate andando a porre il sapone direttamente sulla superficie macchiata.

Un prodotto che va assolutamente evitato quando si effettuano lavaggi di vestiti nei bambini e nei neonati, nonchè negli adolescenti con pelle sensibile è l’ammorbidente. Questo prodotto ha la capacità di depositare sui capi un film trasparente che può essere causa di allergie o di dermatiti da contatto. Se non volete rinunciare alla morbidezza dei capi potete tranquillamente utilizzare l’ammorbidente con aceto bianco: in questo modo andrete ad eliminare l’effetto negativo dell’ammorbidente.

Una recente ricerca ha stabilito che utilizzare troppi igienizzanti per la sterilizzazione può essere anch’essa causa di allergie. Infatti è importante tenere i capi e gli indumenti dei bambini puliti ma anche una pulizia maniacale può essere dannosa. E’ meglio lavare i capi a temperature non troppo elevate ed evitare di esporli sul balcone nelle ore più trafficate della giornata, in cui i gas che circolano nell’aria sono davvero tanti e dannosi.

 

Liberi dal gioco d’azzardo. Con l’azzardo ti giochi la vita

Questo lo slogan della nuova campagna di sensibilizzazione contro il gioco d’azzardo: “Mettiamoci in gioco”, la campagna nazionale  promossa dalle più importanti associazioni e sindacati. L’iniziativa, nata nel 2012, mira ad informare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla realtà del gioco d’azzardo in Italia e sulle conseguenze economiche, sociali e sanitarie.

Si è tenuta a Roma il 14 Novembre 2014 la presentazione alla stampa, durante la quale è stato illustrato l’obiettivo dell’iniziativa, ovvero sensibilizzare l’opinione pubblica sull’ingannevole strategia dei media nel pubblicizzare il meccanismo delle “vincite facili”. Sono stati realizzati due spot tv e due spot radio, un manifesto, due locandine, tutto promosso attraverso Twitter, pagine Facebook locali co-gestite e un sito internet mettiamociingioco.org
Invece di investire soldi per acquistare spazi pubblicitari, la Campagna punta alle relazioni sociali, alla mobilitazione delle organizzazioni dei soci, e dei volontari.

Vi lasciamo con i video degli spot e vi ricordiamo che..

Il gioco è bello quando dura poco!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non sapevo di essere celiaco

Pasta, pane, pizza, biscotti … chi nella vita non ha mai, almeno una volta, desiderato, sognato o semplicemente spalancato gli occhi di fronte a una di queste prelibatezze e contemporaneamente  ha sentito aumentare la salivazione – il famoso effetto “acquolina in bocca”.
Ebbene ci sono persone che purtroppo non possono provare più o non proveranno mai queste sensazioni, o più precisamente dovranno gustare queste cose con un sapore diverso, ma non per questo disprezzabile. Queste persone sono affette da una malattia cronica, cioè da cui non è possibile guarire ma che si può tenere sotto controllo, la celiachia.
La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine che non permette di assimilare questa sostanza proteica, presente nel grano e altri cereali di uso comune come avena, segala, spelta e triticale; in poche parole nei cereali che sono alla base del pane, biscotti, pizza e tanti altri prodotti di largo consumo. I principali sintomi della celiachia sono diarrea cronica, stanchezza, ritardi della crescita (nei bambini), ma spesso questi non sono evidenti e, come nel mio caso, si arriva a oltre trent’anni senza sapere di essere celiaci.
Personalmente ho scoperto di esserlo dopo aver fatto le analisi del sangue, nel mio caso sia per controllare i valori nel sangue, sia quelle specifiche per sospetta celiachia (antiendomisio, antigliadina igA, antigliadina IgG e antitransglutaminasi); in seguito, ho fatto una visita presso uno specialista e prenotato una gastroscopia con biopsia, cioè tramite una sonda che viene inserita dalla bocca si osserva e poi si prelevano alcune piccolissime porzioni di intestino, che in seguito verranno analizzate per confermare o meno la celiachia. Questo esame deve essere eseguito rigorosamente dopo un periodo in cui si segue una dieta contenente alimenti con glutine, in quanto se si facesse il contrario l’intestino potrebbe risultare meno danneggiato e si rischierebbe così di alterare i risultati; nel 90% e oltre dei casi l’analisi del sangue sono sufficienti ad indicare un caso di celiachia, ma per prassi medica, solo negli adulti, si deve eseguire la gastroscopia con biopsia, in quanto c’è la possibilità di una falsa posività alle analisi del sangue.
Uno dei problemi principali nel diagnosticare questa malattia, come in precedenza accennavo, è il fatto che spesso i sintomi non sono chiari; nel mio caso a parte la stanchezza e  il gonfiore quando mangiavo alcuni cibi e l’aria che producevo, non avevo altri problemi a parte, a volte, fastidi alla pancia; io però ero una persona, e lo sono ancora oggi, che mangia molto e non sempre è stata attenta all’alimentazione, quindi mai avrei pensato di avere problemi simili. Quasi non sapevo cosa fosse la celiachia.
Accettarlo all’inizio non è stato facile, ma dopo pochi giorni la preoccupazione principale è diventata quella di organizzarsi. E’ uno dei problemi collaterali di chi soffre di questa patologia, oltre ad evitare di ingerire glutine e non mangiare cibi contaminati (cioè che presentano tracce di glutine perché si trova nella loro composizione, o perché in vari modi ne sono venuti a contatto) infatti ho dovuto organizzare degli spazi in casa dove mettere il mio cibo e quando mangio devo cucinare in pentole e padelle a parte e usare utensili accuratamente lavati, perché l’unico modo per tenere sotto controllo la celiachia è seguire una dieta priva di questa sostanza. Bisogna prestare attenzione, è vero, ma non preoccuparsi oltre il dovuto, con le giuste attenzioni non è necessario cambiare le altre abitudini. Personalmente infatti, con i dovuti accorgimenti, continuo a mangiare nella maggior parte dei locali dove andavo prima con i miei amici o la mia fidanzata; è sufficiente accertarsi che usino prodotti specifici per celiaci e cucinino la pasta, la carne o altro in maniera tale da non contaminarla con i glutine (piastre, pentole, padelle accuratamente lavate) e controllare sempre l’etichetta o informarsi, prima di acquistare qualche prodotto.
Ultimo ma non meno importante, mi preme sottolineare che ogni persona a cui è stata diagnosticata la celiachia ha diritto, dopo aver sbrigato alcuni passaggi burocratici, ad alcune esenzioni per analisi cliniche e a buoni mensili per l’acqusto di prodotti senza glutine.
Per maggiori informazioni è consigliabile consultare il sito dell’AIC, Associazione Italiana Celiachia, http://www.celiachia.it/home/HomePage.aspx, nel quale si trovano tutte le informazioni utili oltre, al prontuario aggiornato annualmente di tutti gli alimenti vietati e le indicazioni dei locali e dei ristoranti che offrono prodotti e menù per celiaci.

Giacomo Santamaria