Category Archives: Pianeta Libro

Il Giardino di Matisse

Passare del tempo in famiglia divertendosi tutti insieme? Questo era uno degli obiettivi del laboratorio “Il giardino di Matisse” dedicato all’omonimo libro ispirato alle opere di Henry Matisse, e rivolto ai bambini dai 3 ai 6 anni e alle loro famiglie che si è svolto domenica 15 marzo presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Dopo una visita guidata i bambini, con l’aiuto dei loro genitori, hanno colorato e ritagliato delle figure utilizzando la tecnica del collage utilizzata negli ultimi anni di vita dal pittore.

I Libri in Bianco e Nero

Al n.6 di Via dei Barbieri (Roma), c’è un antico palazzo dagli interni color rosa pesca.
I corridoi a scacchi bianchi e neri sembrano condurre verso porte magiche.
Così, dopo aver salito le scale fino all’ultimo piano, si scopre un luogo che emana un intenso profumo di libri.
Entrando, ti ritrovi trascinato in venti mila leghe sotto i mari, poi risali e cammini a braccetto con Dorothy in un sentiero di mattoni gialli alla ricerca di OZ e alla fine decidi di saltare su una mongolfiera per girare il mondo in più o meno 80 giorni.
Si tratta di uno spazio in cui si lavora costantemente, affinché i libri diventino i migliori amici dei bambini e perché no, dei loro papà.
Siamo da Biancoenero, una Casa editrice indipendente e innovativa.
Si mormora che in questo posto abbiano un modo unico di creare i libri…
Noi della TeenPress siamo andati a scoprire qual è, ci siamo fatti raccontare tutti i loro segreti, abbiamo letto un libro su un terrazzo che ci ha mostrato Roma in una timida giornata di primavera.
Buona scoperta!

 

SAGA: FALLEN

Ben trovati amici!
Quest’oggi vorrei portare alla vostra attenzione un’altra saga fantasy, “Fallen”, composta da quattro volumi: Fallen – Thorment – Passion – Rapture.
Diversamente dai romanzi che vi ho proposto fino ad ora, questo… ehm… ebbene sì, strano ma vero, ho trovato anch’io un libro che non mi è piaciuto granché.
Vi chiederete, “allora per quale motivo ce lo stai consigliando?”
La risposta è semplice: non tutti amiamo le stesse cose. Come dico sempre io, “de gustibus non sputazzandum est”…
Non voglio essere completamente negativa, però, questo racconto ha i suoi pro e i suoi contro, come ogni cosa; perciò ho pensato di parlarne comunque, poi starà a voi decidere se dargli una possibilità oppure no.
La trama in sé e per sé non è male, ci sono anche degli spunti interessanti, ma a lungo andare risulta pesante continuare la lettura: dal secondo volume in poi l’autrice diventa ripetitiva e si ha la sensazione che stia solamente cercando di allungare il brodo.
Lucinda Price (detta Luce) è una ragazza di diciassette anni (che strano), perseguitata sin da bambina da quelle che lei chiama “ombre” e che causano la morte di un suo caro amico. Ritenuta da alcuni la responsabile di questa morte, è costretta ad entrare in un istituto correzionale, dove incontra Daniel, un giovane che lei sente vicino e nei confronti del quale inizia ad avere dei ricordi. Quando Luce rischia di essere uccisa, Daniel decide di uscire allo scoperto, rivelandole che effettivamente loro si sono già conosciuti, in almeno un migliaio di vite passate che lei ancora non riesce a ricordare.
Dunque. Tralasciando la banalità dei protagonisti (lui è l’uomo più bello sulla faccia della terra e lei la solita ragazza introversa e piena di complessi), l’ambientazione insolita dona al racconto un non so che di dark e la trama, fin qui, risulta anche piuttosto intrigante: cosa sono queste ombre che la perseguitano? E perché alcuni alunni del riformatorio sembrano avvolti da un luccicante e tenebroso velo di mistero?
Il primo volume, effettivamente, a parte il cliché dell’amore a prima vista – essendo una storia d’amore ci può anche stare – inizia bene e più si va avanti nella lettura, più la suspance cresce, più si ha voglia di arrivare a sciogliere il bandolo della matassa… peccato occorra arrivare al quarto volume per capirci finalmente qualcosa. O meglio… perché svelino cosa è realmente accaduto (dove vuole andare a parare si capisce più o meno a metà del secondo volume, se non prima).
Interessante, quindi… finché non entrano in gioco gli Angeli Caduti dal paradiso… Dio… e Lucifero.
Il reale problema, secondo me, è stato proprio la scelta del soggetto, poiché non è certo un argomento facile da trattare. Gli Angeli Caduti sono figure affascinanti, non lo nego, infatti hanno ispirato molte opere di fantasia; ma in quanto tali bisognerebbe riproporle in una rivisitazione innovativa, altrimenti si rischia di cadere nell’ovvietà, come è successo in questo romanzo.
E Dio, o come  lo chiama l’autrice il Trono? Lucifero? Sono imponenti simboli della nostra cultura e, a mio avviso, non si possono parafrasare come fossero personaggi qualunque. Questa incarnazione rende la storia così inverosimile da sembrare quasi ridicola… nonostante si tratti di un fantasy, la cui peculiarità non è certo il realismo…
Non possono mancare, naturalmente, la biblica lotta tra bene e male, il libero arbitrio… e, guarda un po’, l’equilibro dell’universo che pesa sulle spalle di un’unica persona…
Per carità, le figure angeliche sono descritte magnificamente e studiate con molta cura, e mi è piaciuta molto l’idea degli Annunziatori e degli Esclusi (non svelo di cosa si tratta, per non rovinarvi la sorpresa), ma un pizzico di originalità in più non avrebbe guastato…

Titolo: Fallen; Autore: Lauren Kate; Traduzione: Serena Daniele; Editore: Burbig – Rizzoli; Anno: 2010; Pagine: 444; Prezzo: 12.50 €

Silvia Sacchetti

 

Frammenti d’arte: Imparare a disegnare con gli occhi

 

Incontro con la giovane autrice Daniela Pareschi che insieme al piccolo figlio Elia presenta i primi due volumi della collana “Disegnamo insieme”.

Dalla parte delle sorellastre

Tutti conosciamo la storia di Cenerentola, naturalmente. Ma quanti si sono mai chiesti se le cose siano andate effettivamente come ci raccontano? Voglio dire… queste principesse perfettine e pure piuttosto fortunelle la raccontano davvero sempre tutta?
Queste sono le domande che hanno iniziato a ronzarmi nella testa non appena è capitato sotto i miei occhi il libro che vi propongo oggi.
Ero davvero impaziente di leggerlo, perché, siamo sinceri, le favole saranno pure belle al punto da far sognare ad occhi aperti, però… un po’ scontate… no?? Invece io avevo una gran voglia di farmi quattro risate e il titolo prometteva molto bene.
E avevo ragione.
C’è sempre una sorta di incomprensibile fascino nel sentir raccontare una storia che conosciamo già dal punto di vista di un diverso personaggio – specie se si tratta di quello a cui dice una gran sfiga – e le sorellastre di Cenerentola non hanno deluso le mie aspettative. Intrisa di una buona dose di inganni, tranelli, ripicche, gelosia e perfidi commenti – di cui spesso loro stesse sono le vittime – e narrata con un linguaggio semplice e scorrevole, ma molto accattivante, la mielosa storia della scarpetta di cristallo assume un carattere molto più frizzante e ridicolo. Insomma… piegata in due dalle risate.
Se poi ci aggiungiamo le divertenti illustrazioni… cioè… sono proprio bruttine queste sorellastre!
Boh… sarò io ad aver sempre avuto un debole per i personaggi sfigati della storia (tra Titti e Silvestro ho sempre fatto il tifo per Silvestro, tra Tom e Jerry per Tom, per non parlare di Will il coyote… poveraccio!), però secondo me vale davvero la pena di farle contente, almeno per una volta.

Autore: Kaye Umansky; Editore: Bianconero edizioni – Sinnos editrice; Anno: 2007 – 2008 (traduzione ita); Pagine: 73; Prezzo: 9,00 €

Silvia Sacchetti

Che spavento per Abby!

Ed eccoci ancora qui amici, per parlare di una nuova storia da scoprire insieme.
Il testo che voglio portare alla vostra attenzione quest’oggi è un po’ particolare. Rispetto ad altri che vi ho consigliato non è avventuroso o carico di mistero; non ci sono mostri, draghi, fate, né altre creature tipiche dei romanzi fantasy che piacciono tanto a bambini e ragazzi; la storia non è particolarmente fantasiosa ed originale e la narrazione non è né di grande impatto né molto ironica, ma davvero gradevole, semplice e scorrevole.
Allora perché ve lo propongo? vi starete chiedendo.
Beh, perché sebbene alla storia manchino tutte queste qualità solitamente molto accattivanti, che io per prima amo leggere in un racconto, non ho potuto, mio malgrado, evitare di commuovermi un po’… a quasi trentun’anni…
E’ infatti l’argomento trattato a rendere il libro interessante, tanto da spingermi a consigliarvi di farlo leggere ai vostri bambini: l’amicizia vera, affettuosa ed incondizionata che può nascere solo dal rapporto con i nostri amici a quattro zampe.
I protagonisti del racconto sono Fiona e, per l’appunto, il suo cane da pastore Abby. Sono amici inseparabili che abitano in una piccola isola dell’Irlanda. A volte se ne stanno distesi sul prato per ore, a guardare le nuvole che si rincorrono nel cielo; oppure siedono sulla spiaggia, per salutare le barche dei pescatori. Ma un giorno succede qualcosa di terribile: accidentalmente Abby mangia della carne avvelenata da uno dei vicini di Fiona, per impedire a qualche animale di mangiare le sue galline, e viene portata a casa in fin di vita. La piccola, seppur spaventata, gli resta accanto tutta la notte, vegliandola con amore e pregando che il suo amico si salvi.
Naturalmente vi risparmio i commenti uscitimi di bocca quando ho letto la parte della carne avvelenata, non ci farei una bellissima figura. Ma se c’è una cosa che davvero non posso tollerare è la sofferenza di una bestiola innocente. Ed è esattamente il motivo per cui credo valga la pena di far leggere ai bambini questa storia.
E’ fondamentale, secondo me, che i bambini siano accompagnati da un fedele amico a quattro zampe nella loro crescita, perché li aiuta ad essere responsabili, generosi e ad essere rispettosi nei confronti di tutti gli esseri viventi. Quindi più propensi ad esserlo anche con le altre persone.  Ma soprattutto perché nessuno meglio di loro può insegnargli il vero significato dell’amare qualcuno incondizionatamente.
Ovviamente non tutti possono permettersi di tenere degli animali in casa, per svariati motivi che non starò a sindacare. Perciò penso che spronarli a leggere simili racconti, in grado di sensibilizzarli, rappresenti una valida alternativa, che sia un primo piccolo passo nel crescere dei piccoli esseri umani capaci di mostrare un po’ di sana umanità.

Autore: Wolfram Hanel; Illustrazioni: Alan Marks; Editore: Nord-Sud edizioni; Prima edizione: 1997; Pagine: 60; Prezzo: 2,50

Silvia Sacchetti

Twilight Saga

Ormai tutti conosciamo il nome Twilight. Chi ne pensa bene, chi ne pensa male, non siamo qui per sindacare. Fatto sta che questa saga è diventata un vero e proprio fenomeno. Viene nominata nei film, nei telefilm, in altri romanzi, presa come spunto per storie da giovani scrittori emergenti. Ha fatto innamorare milioni di ragazzine, combattute nella scelta del secolo: Edward o Jacob?
Ebbene sì, perché – sicuramente aiutati dall’eccezionale successo riscosso dalla saga cinematografica – questi personaggi della fantasia hanno finito per diventare qualcosa di estremamente reale. Se ne sente parlare come se esistessero davvero: “Ma tu trovi giusto il comportamento di Bella?”, “Certo che Bella è proprio matta… preferire Edward a uno fico come Jacob!”, “Ma che cavolo vuole Jacob! Bella appartiene ad Edward!” e via dicendo…
Non ditemi di non aver mai sentito qualcuno di vostra conoscenza pronunciare queste parole, più o meno.
Perciò lasciamo perdere l’inutile spiegazione della trama, che conosciamo tutti sicuramente. Quello che viene da chiedersi è cosa abbia questo romanzo di così attraente da affascinare mezzo mondo, no?
Beh, secondo la mia modesta opinione – cioè quella di una che ha letto l’intera saga 4 volte – l’analisi si può ricondurre a quattro punti fondamentali: il triangolo amoroso; l’uomo inarrivabile e indomabile trasformato in un cagnolino; la ragazza goffa, timida e semplice; il connubio fantasy più amato degli ultimi tempi, vampiro vs licantropo.
Senza nulla togliere al talento della Meyer, che ha indubbiamente saputo unire questi punti con un’intuizione geniale, non è certo la prima volta che tali argomenti sono al centro di una storia, anzi. Sono da sempre spunto e fonte d’ispirazione per scrittori, sceneggiatori, ecc.
Partiamo dal triangolo amoroso. Il primo esempio che mi viene in mente è quello narrato in “Camelot”, tra Artù, Ginevra e Lancillotto, ma ce ne sono davvero tanti, sia in letteratura che nel grande schermo (“Via col vento”, “Orgoglio e pregiudizio”, potrei continuare all’infinito, penso); questo perché, si vocifera, un amore più è tormentato e più è coinvolgente.
Passiamo al secondo punto, l’uomo impossibile finalmente domato. Da che mondo è mondo, sempre, e ci tengo a sottolineare sempre, se c’è un uomo in grado di attrarre l’interesse di una donna è quello tenebroso, bellissimo, scorbutico e pure un po’ s… tupido. Quindi chi meglio di uno bello da morire, pericoloso, con un sacco di qualità nascoste, che non si è mai filato nessun’altra ragazza (sarà gay? la domanda sorge spontanea…) ma che con la protagonista diventa improvvisamente l’uomo più romantico, premuroso e protettivo sulla faccia della terra?
Punto tre, la ragazza comune. Questo è un elemento fondamentale, a mio avviso. Rifletteteci, quante ragazze tipo reginetta al ballo della scuola, piene di sé e sicure in loro stesse conoscete? E quante, invece, tipi da laboratorio di scienze, club di pittura, o più semplicemente un po’ timide e insicure? Viene da sé che molte più persone riescono ad immedesimarsi con la seconda “categoria”, piuttosto che con la prima. E, detto da una che scrive romanzi, credetemi, un/una protagonista in cui il lettore si possa immedesimare è fondamentale, per la buona riuscita di una storia.
Punto quattro, vampiro/licantropo. 
Beh, il vampiro racchiude senza dubbio tutte le qualità dell’uomo misterioso, più metteteci forza e velocità straordinarie, telepatia, pelle che brilla alla luce del sole… e il desiderio-tormento del sangue della sua amata… può esserci qualcosa di più coinvolgente? Se poi gli si affianca un rivale, non solo naturale ma anche in amore, altrettanto bello e affascinante, specialmente perché completamente l’opposto…
Quindi secondo me la chiave del successo di questa saga non è da ricercare tanto nell’originalità dell’idea in sé e per sé. Voglio dire, il vampiro buono che si innamora di un’umana non è certo la prima volta che si sente (vedi l’amore tra Buffy la cacciatrice e Angel, il vampiro con l’anima dannata; o anche tra Elena e Stefan, nel “Diario del Vampiro”, romanzo simile a Twilight ma pubblicato prima). Va riconosciuta bensì nell’unione di temi amati dal pubblico, arricchiti di particolari e stravolgimenti originali e innovativi (il vampiro che non brucia alla luce del sole, l’esclusiva immunità di Bella alla telepatia di Edward, la particolare forte attrazione che rappresenta per lui il sangue di lei, lupi mannari buoni che proteggono la città, ecc.) e ad una maggiore inventiva e fantasia nelle trame degli ultimi volumi. P
er non parlare della maestria della Meyer nel raccontare gli eventi con un linguaggio di forte impatto e una narrazione molto descrittiva ma scorrevole, a volte persino in chiave ironica.
Ora che ne sapete un po’ di più torniamo alla domanda del secolo, Edward o Jacob?

Autore: Stephenie Meyer; Editore: Stephany Meyer – Little, Brown and Company; Anno: 2005; Editore italiano: LainFazi (2006); Traduzione: Luca Fusari; Pagine: 412; Prezzo: 17,00 € c.a.

Silvia Sacchetti

Matteo e i Dinosauri

C’è poco da dire ragazzi, il mondo dei dinosauri ha da sempre affascinato, in maniera prepotente, generazioni e generazioni di bambini. Non viene da chiedersi il perché?
Beh, magari Matteo, raccontandoci la sua straordinaria avventura, riuscirà ad illuminarci sulla questione.
Lui è un bambino di quattro anni, sveglio, curioso e con una tale passione per i dinosauri che pochi, davvero pochi, potrebbero eguagliare. Ed è proprio questa sua grande ammirazione a risvegliare lo spirito di un triceratopo esposto nel Museo di Storia Naturale, catapultandolo improvvisamente nella preistoria.
Naturalmente stiamo parlando di un viaggio all’insegna della fantasia – non dimentichiamoci che questa storia è dedicata ai bambini – ma vi è un significato più profondo nascosto tra le righe, a mio modesto parere: la grande passione, la dedizione verso qualcosa – una qualsiasi cosa – che sia la nostra famiglia, lo sport che preferiamo, la musica che ci piace ascoltare, ci portano ad osservare il mondo con occhi nuovi, scoprendo quelle sottigliezze che agli altri sfuggono.
D’altronde, con il grande potere della fantasia, ogni cosa appartenente al mondo reale può trasformarsi in qualcosa di straordinario, neanche il tempo di un battito di ciglia: con la forza del pensiero si può inventare qualsiasi cosa, ed è questa un’immensa forza.
L’autrice narra di questo viaggio nella della preistoria con abilità e una spiccata vena poetica, per raccontare ai bambini di quel mondo ormai lontano, stimolando il loro apprendimento con un pizzico di magia… unendo l’utile al dilettevole, per così dire.

Autore: Erminia dell’Oro; Illustrazioni: Cinzia Ghigliano; Editore: Einaudi ragazzi; Anno: 1993; Pagine: 68; Età: 7+

Silvia Sacchetti

 

Everlost – Recensione

Ben trovati amici, quest’oggi ho scelto per voi un racconto che mi ha veramente conquistata.
Ebbene sì, nonostante sia destinato ai ragazzi, infatti, questo romanzo ha la capacità di catturare anche le menti più difficili… o almeno così è stato per me.
Partendo dalla trama, originale, vivace e soprattutto insolita, se consideriamo il pubblico a cui è rivolto: Allie e Nick sono due quattordicenni che non si conoscono, ma si ritrovano a vivere insieme un’avventura straordinaria in seguito ad un incidente in cui entrambi perdono la vita. Approdano così in una specie di limbo chiamato Everlost, incastrati tra la vita e la morte. È un luogo pericoloso e sconosciuto, in cui ci sono solo ragazzi cristallizzati nel momento in cui sono morti. Gli ultraluce (così vengono chiamati gli abitanti di Everlost) inizialmente spaventati, pian piano iniziano ad abituarsi a quel luogo straordinario, finendo con il perdere i propri ricordi e la coscienza di sé, semplicemente rassegnandosi a quella nuova eterna esistenza. Tutti tranne Allie e Nick.
Seguendo con gli argomenti assai delicati che vengono trattati: la morte in primis. Questa viene trattata in maniera molto naturale (l’incidente d’auto è descritto nelle sue fasi, anche se in maniera poco cruenta), come fosse un argomento di discussione quotidiana; ma in un romanzo per ragazzi difficilmente viene affrontato, ed io credo invece sia importante iniziare sin da giovani a fare i conti con la realtà meno rosea. Oppure la moderna rivisitazione dell’inferno (ultraluce che sprofondano al centro della terra) e del purgatorio (anime bloccate in un determinato stato per l’eternità, né qui né lì) danteschi, trasformati in un mondo vero e proprio.
Fino ad arrivare al capovolgimento delle “normali” leggi fisiche: parlando di ultraluce, ovvero fantasmi, l’autore riesce a rendere divertenti anche situazioni che altrimenti risulterebbero angoscianti, perché può giocarci su. Tra tutte mi viene in mente il “pendolamento”, per cui i prigionieri venivano appesi a delle funi, legate alle caviglie quindi a testa in giù, e poi venivano fatti oscillare (o pendolare), gli uni addosso agli altri, così, solo per il divertimento di chi guardava. Immaginatevi la scena: una stanza oscura con un centinaio di bambini appesi a testa in giù… davvero agghiacciante… eppure io sono scoppiata a ridere. Non ho un perverso gusto per il macabro, lo giuro! Era semplicemente troppo divertente!
Insomma, c’è poco altro da dire, un libro che vale davvero la pena di leggere.

Autore: Neal Shusterman; Editore: Piemme Freeway; Anno: 2009; Pagine: 330; Prezzo: 17€; Età consigliata: 13+

Silvia Sacchetti

Cronache del Mondo Emerso

Ed eccoci ancora qui, per scoprire insieme una nuova lettura molto interessante.
Quest’oggi porto alla vostra attenzione un’altra trilogia, senza dubbio originale e accattivante, ma soprattutto made in Italy! Ebbene sì, Cronache del mondo emerso è un racconto di Licia Troisi, una delle scrittrici italiane di maggior successo, e il fantasy italiano più venduto nel mondo.
Una bella vetrina per la letteratura nostrana, ed era pure ora, aggiungerei!
Probabilmente questa storia mi ha conquistato perché ho notato una sorta di parallelismo tra l’avventura di Nihal della terra del vento, che lotta duramente per venire accettata in un mondo, quello dei cavalieri di drago, prettamente maschile, e la situazione del fantasy italiano, che arranca un po’ dietro ai successoni degli altri autori, inglesi e americani in primis. In ogni caso Nihal è un personaggio forte e determinato, ma al contempo fragile e pieno di dubbi, e questo ha permesso all’autrice di andare a toccare argomenti spinosi, poiché molto delicati, quali l’emarginazione, la diffidenza nei confronti di chi è diverso, la lotta ai preconcetti e ai ruoli prestabiliti, ecc.
Raccontato così sembra di una noia mortale… ma questi sono solo gli aspetti più profondi nascosti dietro ad una trama avvincente e ad un linguaggio divertente e scorrevole. Quegli aspetti, se vogliamo, che riesce a cogliere la mente di un adulto, ma che lascia ugualmente il segno nei ragazzi più giovani.
Concetti profondi, dunque, catapultati in un mondo immaginario, sconvolto da una guerra perenne e dalle barbarie ad essa connesse, e camuffati da figure fantastiche (mezzelfi, maghi, gnomi, draghi, ecc.), che lottano contro un tiranno affinché il popolo del Mondo Emerso possa finalmente respirare aria di libertà.
Un argomento su cui, oggi come oggi, credo sia meglio riflettere.

Autore: Licia Troisi; Editore: Mondadori; Anno: 2006; Volumi: Nihal della terra del vento – La missione di Sennar – Il talismano del potere; Pagine: 1273; Prezzo: 20 €;

Silvia Sacchetti

STRANE STORIE DI PAROLE

Come diceva un grande saggio – Albus Silente – “le parole sono la nostra massima e inesauribile fonte di magia”. Ebbene, questa piccola raccolta di brevi storie ne è una dimostrazione lampante.
Infatti, nei cinque brevi racconti (Cento chilometri di felicità – Il paese delle rime – Accidenti ai proverbi – Troppo distratto – Tutta colpa della erre) Marcello Argilli ci mostra come, aspetti della nostra vita quotidiana – in particolar modo quella dei bambini – possano essere stravolti dall’uso improprio delle parole.
Basti pensare al disagio di Gerolamo, che non avendo imparato ad usare correttamente le unità di misura si ritrova ad essere incompreso e allontanato da tutti; o alle difficoltà incontrate da Paolino nel dover sempre seguire i saggi consigli dei proverbi, che spesso però si contraddicono l’un l’altro; o ancora all’infelicità di Rory, che per colpa della sua erre strana, veniva presa in giro dagli amici.
Sono storie, queste, che potrebbero benissimo riguardare noi, i nostri figli o quelli dei nostri amici, e l’autore, grazie ad un sapiente gioco di parole e aneddoti divertenti e spiritosi, riesce a toccare questioni sottili con grande ironia, strappando sovente un sorriso anche al lettore più difficile.

Autore: Marcello Argilli; Illustrazioni: Valentina Magnaschi; Editore: le rane; Prima Edizione: 2004; Pagine: 27; Prezzo: 8 €

Silvia Sacchetti

CHE VERGOGNA!

Vi siete mai soffermati a pensare quale sia la più grande fonte di imbarazzo… e al contempo di risate?
Io penso che siano le figuracce, forse perché ne ho fatte davvero molte, scatenando l’ilarità dei “fortunati” spettatori. Ma non tutti sono d’accordo con me.
Secondo la protagonista di questo racconto, infatti, la più grande fonte di imbarazzo, in particolare del suo, sono i suoi genitori. Jane ha fatto di tutto, ma proprio di tutto per evitare che i compagni di scuola li conoscessero, ma alla fine il tanto temuto incontro è avvenuto. Nonostante ciò, aiutata dai suoi amici, cercherà di limitare il danno, impedendo ai suoi impossibili genitori di cantare durante la festa scolastica.
Eh già. Chi l’avrebbe mai detto che proprio noi adulti, che insegniamo l’educazione ai nostri bimbi (“Non dire le parolacce!” – “Non fare le puzzette!” – “Non infilarti le dita nel naso!”, ecc.) per evitare le maldicenze degli altri, saremmo un giorno stati considerati la causa maggiore del loro imbarazzo?
Beh… sarà per l’argomento che tratta; sarà perché l’autore riesce ad esprimere con estrema chiarezza il punto della protagonista, suscitando nel lettore una certa compassione; sarà perché mi è stato letto da una bambina, tra una risata e l’altra; fatto sta che non ho potuto fare a meno di sbellicarmi dalle risate, fino ad avere le lacrime agli occhi.
Perciò lo consiglio vivamente, a voi e ai vostri bimbi. Un buon modo per passare un pomeriggio insieme, all’insegna delle risate.

Autore: Pete Johnson; Editore: Bianconero edizioni – Simmons editrice; Prima pubblicazione: 2007; Numero pagine: 92; Prezzo: 9.50 €

Silvia Sacchetti

LE CRONACHE DI NARNIA

Oggigiorno il genere Fantasy è talmente diffuso ( specialmente nella letteratura destinata ai ragazzi) e riscuote un successo così grande che viene automatico identificarlo come una categoria di “nuova generazione”, diciamo, la cui nascita risale a poche decine di anni fa.
Ebbene, non potremmo essere più in errore di così.
Molti di noi avranno sicuramente sentito parlare de “Le Cronache di Narnia”, una raccolta composta da sette volumi (Il nipote del mago, Il leone, la strega e l’armadio, Il cavallo e il ragazzo, Il principe Caspian, Il viaggio del veliero, La sedia d’argento, L’ultima battaglia) pubblicata nel 2005 e nota grazie anche ai recenti film tratti dagli omonimi libri “Il leone, la strega e l’armadio”, “Il principe Caspian” e “Il viaggio del veliero”. Ma forse pochi sanno che questi racconti, inizialmente pubblicati singolarmente, risalgono ben al 1950, anno in cui fu stampata la prima edizione di “Il leone, la strega e l’armadio”.
Vi sono altri titoli che potrei citare, ovviamente, risalenti a periodi ancora più lontani nel tempo (basti pensare a “Il meraviglioso mago di ‘Oz, o a “Le avventure di Peter Pan”), ma la mia scelta è ricaduta sulla raccolta di C.S. Lewis perché credo abbia ridefinito la natura di questo genere, donandogli spessore, bellezza e completezza, unendo ed enfatizzando gran parte degli aspetti caratterizzanti le opere precedenti, discostandosi dal genere “favola”, destinato più che altro ai bambini, ed elevandolo ad una narrativa adatta anche ai più grandi. Sarebbe più corretto parlare di letteratura fantasy contemporanea, infatti.
Solitamente non mi perderei in chiacchiere di questo tipo, lasciando ampio spazio alla trama e alle peculiarità della raccolta; ma in questo caso credo sia fondamentale sottolineare tale aspetto: rincuora il mio animo un po’ nostalgico, lasciandomi credere che nella vita odierna, così come nell’odierna letteratura, ci sia ancora spazio per quei sani valori di una volta.
In più estrapolare la trama di una raccolta di sette volumi che messi insieme contano ben millecentocinquantatré pagine sminuirebbe in maniera eccessiva il fascino dei singoli racconti.
Perciò mi limito a stuzzicare la vostra curiosità, dicendovi che la storia narra di quattro fratelli (Peter, Susan, Edmund e Lucy) e di un magico armadio che aprirà loro le porte di Narnia, un mondo sconosciuto e straordinario, dove saranno protagonisti di innumerevoli, fantastiche avventure.
E chissà se, giocando a nascondino con i nostri bambini, ci ritroveremo anche noi catapultati nel magico mondo dell’immaginazione.

Autore: C.S. Lewis; Editore: Mondadori; Data pubblicazione: 2005; Pagine: 1154; Costo: 20.00 €

Silvia Sacchetti

ARTEMIS FOWL

Credo venga spontaneo immaginare i protagonisti delle storie per ragazzi sempre dalla parte del bene. I motivi sono svariati: insegnare loro i giusti valori, invogliarli ad agire sempre per il meglio, ecc.
Invece manco per niente!
Ero lì, bella tranquilla, a crogiolarmi nelle mie certezze, quando mi capita sotto mano un libro intitolato “Artemis Fowl“.
“Ecco un’altra fantomatica copia di Harry Potter”, ho pensato. Ma mi è bastato leggere poche righe per capire che Aremis con Harry non ci azzecca assolutamente un tubo.
Innanzitutto è un tipo talmente fuori dal comune che da quasi sui nervi. Un ragazzino di dodici anni più intelligente della gran parte degli adulti e a dir poco egocentrico, prepotente, arrogante e scaltro? E’ talmente odioso da portare il lettore a “tifare” per gli abitanti del “Popolo” – come li chiama lui – ovvero creature fantastiche quali fate, gnomi, elfi, ecc., rifugiatesi nel sottosuolo per evitare il contatto con gli esseri umani e difendere così i segreti della loro magia. Anche se bisogna ammettere che, ogni tanto, qualche crisi moralistica è suscitata dal senso di colpa.
Comunque, inizialmente, osservando la storia dal punto di vista di Fowl, vi è una distorsione del classico ruolo “positivo” di tali figure; eppure, man mano che si va avanti con la lettura, il caratteraccio di Artemis esce fuori rivelando la sua vera natura, la narrazione ci mostra il punto di vista del “Popolo” ed inevitabilmente il lettore inizia a parteggiare per quest’ultimo.
Nonostante l’avversione suscitatami da quest’ombroso personaggio, costruito davvero a puntino, ho trovato la trama divertente e scintillante, un miscuglio di generi (thriller, fiaba, poliziesco, fantascienza, ecc) davvero accattivante; ma soprattutto mi è piaciuto il modo in cuoi ci viene raccontata: il narratore è ironico e molto soggettivo, al punto che sembra quasi scritta in prima persona. Anzi, per l’esattezza si ha proprio l’impressione di ritrovarsi su un soffice tappeto, davanti ad un bel fuocherello acceso nel caminetto, tutti vicini vicini, mentre papà castoro ci racconta una bella storia. Perché l’autore parla di Artemis come fosse una persona realmente esistente! Al punto di portare chi lo ascolta… ehm… chi legge, a crederlo davvero.
Beh… affiatamento col protagonista o meno, penso valga decisamente la pena di leggere le avventure di questo insolito personaggio, irritante e discutibile, ma senza ombra di dubbio fuori dal comune.

Autore: Eoin Colfer

Editore: Mondadori

Anno: 2001  

 

Silvia Sacchetti

 

Harry Potter e la Pietra Filosofale

Ormai tutti, credo, conosciamo il nome legato al giovane mago più famoso di tutti i tempi.
Sembra quasi una profezia avveratasi, quella della Rowling, quando alla professoressa McGranitt (uno dei personaggi cardine in questi anni di avventure insieme a Harry Potter) fa pronunciare la fatidica frase: “Nel nostro mondo non ci sarà bambino che non conoscerà il suo nome”. E magari era proprio ciò che si augurava la scrittrice britannica.
Ma chi non lo avrebbe sperato al posto suo?
Comunque, sebbene due righe sulla trama siano d’obbligo, per meglio comprendere questo amato personaggio, non ho intenzione di indugiare oltre su aneddoti un tantino ovvi… (nasce come romanzo per ragazzi ma ha catturato l’attenzione e l’affetto di lettori decisamente più che cresciuti, riscuote ancora un grandissimo successo, ecc.).
Arrivando al dunque. Harry Potter è un ragazzino di undici anni come tanti altri… ma un po’ sfigato, diciamolo. Non me ne vogliano i suoi fan (me compresa), ma tra l’essere orfano, vivere con degli zii che fanno finta che non esista e con un cugino grosso come un elefante il cui hobby preferito è perseguitarlo e pestarlo, ed essere costretto a vestirsi come lo straccio per lavare il pavimento… non so voi, ma per me questa è proprio iella.
Magari fossimo tutti iellati come lui, però, che d’improvviso, “et voilà”, si ritrova a vivere in un immenso castello, a studiare materie che chiunque avrebbe preferito alle nostre (vogliamo parlare della matematica? O della Geografia? O lettere? Ce n’è per tutti i gusti…), con dei poteri magici e famoso per aver sconfitto il più grande mago oscuro di tutti i tempi.
Certo la sua vita non è tutta rosa e fiori. Grazie soprattutto all’astioso professor Piton, alla sua incredibile capacità di cacciarsi nei guai e alla paura che Voldemort torni per ucciderlo. Ma penso che ognuno di noi farebbe volentieri cambio, no?
Comunque, tralasciando i desideri irrealizzabili di un’invidiosa eterna sognatrice, cos’è che mi è piaciuto a tal punto di questo libro, da spingermi a leggerlo ben quattro volte?
Mi fa ridere.
Potrei perdermi a motivare la mia scelta asserendo che è scritto bene, la storia è avvincente, si è catapultati in un mondo fantastico davvero ben ideato, bla bla bla. Tutte cose che sappiamo già. Ciò che veramente mi ha conquistato è stato lo spirito frizzante e originale della sua ironia.
E se un libro per ragazzi è in grado di far ridere di cuore e sognare una piccola donna un po’ cresciuta (e come me tanti altri), vale davvero la pena di leggerlo, secondo me.

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Autore: J.K. Rowling

Editore: Salani Editore

Anno: 1998

 

Silvia Sacchetti

La Bambina della Sesta Luna

Stimolare la fantasia dei più giovani credo sia fondamentale, specialmente in un’epoca come la nostra. L’immaginazione rappresenta forse la risorsa più grande che ogni individuo possiede e come tale deve essere stimolata e salvaguardata.
E a quanto sembra non è solo un mio modesto parere, visto che una nota scrittrice di libri per ragazzi, Moony Witcher, ha inventato la sua storia basandola proprio sull’importanza di esortare i bambini a pensare, creare e ideare, mossi da quella sana curiosità che tanto li caratterizza.
Il suo racconto, infatti, narra le avventure di una giovane ragazzina, Nina, che vive a Madrid con le zie poiché i genitori sono lontani per lavoro. La magia fa da sempre parte della sua vita, grazie alla stravagante voglia a forma di stella che la bimba ha sulla mano sin dalla nascita, identica a quella del suo amatissimo nonno Misha, l’alchimista. Egli rappresenta perciò non solo la figura affettiva più vicina a Nina, ma anche la sua guida.
Un avvenimento improvviso, però, la catapulterà in un’avventurosa ricerca della verità, sospesa tra magia e alchimia, fino alla scoperta di un fantastico mondo chiamato Xorax.
La trama scorre velocemente, tra una scoperta e l’altra; non si fa in tempo a svelare un mistero che subito ne esce fuori un altro. Formula che si rivela vincente ed avvincente. L’autrice riesce a catturare l’interesse del lettore grazie ad un sapiente mix di avventura, magia e mistero, tutti temi che da sempre fanno sognare i bambini e che rendono questo viaggio nello spazio-tempo ancora più entusiasmante.
Non mi resta quindi che augurarvi una buona lettura!

Silvia Sacchetti

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Geronimo Stilton – Nel Regno della Fantasia

Inutile sottolineare, per l’ennesima volta, l’importanza che riveste lo stimolare la fantasia nella crescita dei nostri bambini. Beh, a mio modesto avviso, niente può riuscirci come la lettura di questo libro.
Geronimo Stilton è un topo giornalista e scrittore che vive nella città di Topazia, un’isola di topi. Dirige L’eco del roditore, ovvero il giornale più famoso dell’isola, ma si ritrova sempre misteriosamente catapultato in qualche favolosa avventura.
In questo caso particolare, lo vedremo affrontare il primo dei suoi viaggi nel regno della fantasia, al quale poi ne seguiranno altri (otto, per il momento).
Per farla breve, il nostro eroico topo, tornato a casa dopo una lunga giornata di lavoro, trova un carillon con sette pietre preziose e una pergamena scritta in fantasico, una lingua sconosciuta. Grazie al ranocchio Scribacchinus, che sa leggere il fantasico, Geronimo scopre che la pergamena è una richiesta di aiuto di Floridiana, la regina del regno delle fate, quasi completamente distrutto da Stria, la regina delle streghe. Inizia così il suo viaggio nei sette regni delle streghe, delle sirene, dei draghi, dei folletti, degli gnomi e dei giganti, a cui si aggiunge poi il regno nascosto dei troll.
Quello che mi preme di portare alla vostra attenzione, però, non è tanto la storia in sé e per sé, che comunque è brillante e vivace, quanto il modo in cui questa viene raccontata. Sta proprio qui la particolarità che rende così attraente, originale e divertente questa serie di racconti; nel linguaggio estremamente colorito, caricato e spiritoso, che esce un po’ dai canoni della normale arte oratoria conferendo al romanzo un aspetto quasi fumettistico: frasi colorate per metterle in evidenza; ripetizione ed esagerazione delle parole che evocano con forza i suoni; molteplici illustrazioni coloratissime che accompagnano costantemente l’intera storia; indovinelli ed enigmi da risolvere; e soprattutto le immagini puzzolenti o profumate, che sono davvero il pezzo forte di questi racconti. I cinque sensi sono stimolati in maniera molto innovativa, ed è un modo di comunicare con i bambini immediato ed estremamente affascinante per loro, tanto che, a primo impatto, si potrebbe anche scambiare il libro per un quaderno dei disegni, o un diario segreto.
Insomma, non è una serie proprio proprio economica, ma vale sicuramente la pena di leggerla.

Silvia Sacchetti

 

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Alice nel Paese delle Meraviglie

Chi di noi, da piccolo, non ha sentito parlare della giovane Alice e del suo fantastico viaggio nel mondo delle meraviglie? Sognato di assaggiare un pezzetto del fungo del brucaliffo? O di vedere lo stregatto? O ancora di ritrovarsi davanti ad una tavola imbandita, in compagnia dei più stravaganti invitati ad un NON-compleanno?
Credo che, se c’è davvero qualcuno che possa rispondere IO a questa domanda, il numero sia davvero ridotto.
Diversamente dalla storia che conosciamo tutti, però, grazie soprattutto al celebre cartone animato della Disney, questo racconto non è propriamente adatto ai bambini. Io lo consiglierei più ad un pubblico adolescenziale, se non addirittura maturo; sia per il linguaggio che Carroll utilizza, decisamente lontano dalla facile comprensione; sia per la particolarità e la complessità dei personaggi descritti, più o meno bizzarri; sia per i contenuti impegnativi, nascosti dietro ad ogni inaspettato incontro.
L’autore riesce a ricreare con grande maestria quella condizione surreale e a volte persino senza senso dei sogni. Qui entrano in gioco la soggettività, la fantasia, la percezione automatica della realtà che ci circonda e che riflettiamo inconsciamente in quei momenti in cui, la nostra immaginazione, è libera di volare senza costrizioni o limitazioni.
E’ la fantasia di Alice, infatti, a trasformare il mondo che la circonda (la fattoria, il pastore, il frusciare del laghetto, ecc) nei luoghi straordinari che visiterà, o nei magici personaggi che incontrerà nel suo emozionante viaggio nel paese delle meraviglie.
Alice è un personaggio estremamente auto-riflessivo ed ironico, che l’autore riesce a far emergere grazie al suo linguaggio non proprio convenzionale, in quanto la storia, narrata in terza persona, assume comunque una forte connotazione soggettiva. La sua caratteristica più significativa – nonché la sua perenne fonte di guai – è la sua grande curiosità, che la porta ad essere avventata, a volte, ma sicuramente ad arricchirsi di nuove esperienze, nuove conoscenze e nuovi punti di vista, che solo una persona dalla mente molto aperta è in grado di vantare.
Per questo la protagonista non poteva che essere una bambina. Sono davvero poche, infatti, le persone che, in età adulta, riescono ad avere un’apertura mentale così ampia e priva di filtri, come può essere invece quella dei bambini. Ma anche perché lo stupore suscitato da quegli emozionanti, a volte irritanti, e a volte preoccupanti incontri, altrimenti non avrebbe potuto essere altrettanto intenso.
Così intenso da riuscire a coinvolgere anche un lettore piuttosto cresciuto.

Silvia Sacchetti

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L’ISOLA CHE NON C’È

In un mondo come quello odierno, immerso nella tecnologia, nei giochi interattivi, nei social network, che ci porta in un certo senso ad avere molte più conoscenze, ma senza avere un reale contatto con esse, mi piace pensare che ci sia ancora spazio per i piaceri di una volta, specialmente quando si tratta di bambini.
Ecco perché porto alla vostra attenzione questo libro di Silvia Roncaglia. Secondo il mio modesto parere, è in grado di stimolare la voglia di ritrovare la pura e semplice genuinità del gioco, insita nel gioco stesso, attraverso un valore ormai fin troppo sottovalutato: la potenza dell’immaginazione.
L’isola che non c’è narra tre diverse storie, con tre diversi protagonisti, i quali sembrano, però, accomunati da una difficile situazione familiare.
O forse no…
Ed è proprio questo il bello! Perché questi tre personaggi potrebbero benissimo essere tre ragazzini normalissimi, con i normalissimi rapporti difficili di famiglie normalissime.
Il contesto, infatti, non è ben specificato e questo permette al lettore di percepire le storie come più si sente: può avvicinarle alla propria esperienza, e ritrovarsi in quei giovani soggetti… oppure no.
Quel che è certo, è che in ognuna di queste tre storie si percepisce la prepotente esigenza della fuga. La fuga da una quotidianità che ci opprime, ci spaventa, ci consuma. Ed è proprio questo che rappresenta l’isola che non c’è, un rifugio sicuro in cui poter evadere dalla realtà.
Lo trovo davvero adatto ai bambini – e a noi bambini un po’ più cresciuti, come mi piace definire gli adulti – poiché il linguaggio che utilizza la scrittrice è sì ricercato, in quanto ricco di metafore e di sottintesi colorati, ma comunque di facile comprensione. Inoltre le illustrazioni di Cristiana Cerretti hanno quella tipica essenza dei disegni dei bimbi (forme allungate, le teste più grandi del corpo, l’essenzialità dei particolari, ecc.), e questo li spinge inconsciamente a riconoscerle come affini.
Perciò… direi che è proprio giunto il momento di concederci una piccola pausa e, perché no, volare sull’isola che non c’è.

Silvia Sacchetti

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IL POLIZIOTTO CHE CERCAVA LE STELLE

Tutti gli individui, in quanto tali, possiedono un valore ed una dignità e devono essere loro riconosciuti diritti uguali ed inalienabili perché membri della famiglia umana.
Questo è quanto afferma la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo” varata dall’assemblea delle Nazioni Unite, nel 1948.
Non è perciò con intento a sfondo politico che porto alla vostra attenzione questo racconto di Georges de Canino, bensì credendo sia giusto sensibilizzare i giovani su un argomento estremamente delicato: il senso umanitario.
In questo libro, de Canino, ci racconta la vita di Giovanni Palatucci, un ufficiale italiano vissuto nel periodo del fascismo e che è riuscito in un’impresa morale assai ardua: tracciare una linea sottile tra il funzionario fedele allo stato e l’uomo che reagisce ad una terribile situazione di sopraffazione. Egli cercò, con il poco potere che aveva, di aiutare numerosi perseguitati – religiosi, politici e quant’altro – a salvarsi, pagando la sua resistenza con la vita.
Palatucci parlava, pregava e lottava contro la cattiveria ed il male, qualunque forma essi assumessero; perché “la persecuzione antisemita non è un delitto contro una parte dell’umanità o una minoranza, è l’odio dell’uomo contro l’uomo”.
Questo lo rendeva diverso dagli altri: la sua vocazione alla fratellanza e al sacrificio estremo, nella lotta per la liberazione.
Come lo stesso autore tiene a specificare, ha voluto destinare questo racconto ad un pubblico di giovani lettori, attenti e disponibili ad affrontare un viaggio nella memoria, affinché Palatucci rappresenti un esempio di eroismo per le nuove generazioni, nonché la testimonianza di una profonda umanità e civiltà.
L’autore ci illustra il difficile compito di raccontare la vita di un uomo, nel rispetto della verità e dell’obiettività – nonostante l’argomento lo tocchi personalmente – trasmettendo “sul filo della memoria le emozioni delle voci dei testimoni, facendo storia e poesia”.
Il linguaggio, onestamente, non è dei più semplici e la lettura non è esattamente immediata, a causa degli argomenti delicati di cui tratta; ma le immagini che accompagnano il lettore nella storia, realizzate dallo stesso scrittore, ci aiutano a comprenderne meglio il significato, tramite le emozioni che de Canino riesce a suscitare grazie alla sua grande sensibilità.
Credo sia un libro che valga davvero la pena di leggere, in onore dell’autonomia intellettuale, emotiva ed umana.

 

Silvia Sacchetti

 

 

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A tu per tu con VESPINA FORTUNA

Vespina Fortuna è un’emergente scrittrice romana, attualmente arrivata alla sua terza pubblicazione. Il suo genere si può definire fantastico, ma lei stessa tiene a discostarlo dal fantasy, che oggi viene inconsciamente collegato a figure quali mostri, vampiri e quant’altro.
Nonostante i suoi racconti siano delle vere e proprie fiabe, però, non sono rivolti ad un pubblico prettamente giovanile, anzi. Nella sua produzione letteraria, infatti, è individuabile una sorta di evoluzione, in cui si passa dal primo romanzo (Il principe di Udjania), sicuramente una lettura più adatta ai bambini, al secondo (La leggenda dei plunolingi – popolo del sottosuolo), che è già un pochino più complesso come racconto e quindi non essenzialmente indirizzata ai bimbi, per arrivare al suo terzo romanzo (Quatruo corpuli et quatruo capulei), che è una raccolta di tre favole scritte in una lingua completamente inventata dall’autrice: è una sorta di italiano arcaico, comprensibilissimo per un adulto, ma certo non di immediata lettura per i più piccoli.
In questo particolare metodo di scrittura Vespina sembra aver trovato il proprio stile e la propria strada, che l’hanno portata non solo a produrre un altro libro interamente scritto in “Selenio” – questa lingua inventata – ma anche a realizzare un vero e proprio vocabolario selenico, con più di millecinquecento vocaboli ed in continua evoluzione.

Silvia Sacchetti

MUSICI, GIOCOLIERI, SALTIMBANCHI – ARRIVA IL TEATRO DI STRADA

Volete rendere felici i vostri figli? Veder spuntare sul loro visetto quel tipico stupore, così spontaneo e rincuorante e gratificante, che solo l’ingenuità di un bambino è in grado di far affiorare?
Beh, allora sono sufficienti tre sole parole: Teatro di Strada.
Il teatro di strada è una forma di spettacolo che da secoli trasforma in palcoscenico le vie, le piazze, le scalinate, ecc., e i passanti nel pubblico. È un teatro fatto di artisti di ogni genere: clown, mangiafuoco, equilibristi, mimi, maghi, giocolieri e molto altro ancora, si spostano di città in città, chiedendo solamente un piccolo compenso come premio per il loro duro lavoro e la grande passione che mettono nel loro mestiere.
Questo libro accompagnerà il lettore alla scoperta del magico mondo del teatro di strada con l’aiuto di un cantastorie, che – come dice il nome stesso – ci racconterà la meravigliosa vita di questi personaggi così stravaganti, ma proprio per questo tanto affascinanti.
E a chi, se non ai bambini, il cantastorie potrebbe dedicare la più bella delle sue storie? I bambini, che da sempre sono il pubblico prediletto dagli artisti di strada, per la loro capacità di meravigliarsi e di sorridere. I bambini si stupiscono davanti ad una statua vivente immobile per ore; indietreggiano, un po’ intimoriti, davanti allo sputafuoco; ridono di cuore alle gag dei clown; trattengono il fiato con gli occhi appiccicati all’equilibrista sul filo, e chi più ne ha più ne metta.
Le capacità, i trucchi e le imprese di ognuno di questi artisti, verranno raccontati – da Fulvia Degl’Innocenti – in chiave fiabesca, avvolgendo il teatro di strada in quella magia che stimola la curiosità e la fantasia così tipiche dei bambini, lasciandoli incantati per ore; grazie anche alle illustrazioni dalle forme fanciullesche e molto colorate dell’illustratrice, Dora Creminati, che attraggono l’attenzione del lettore e lo accompagnano nella comprensione dei semplici testi.
Ma non dimentichiamoci che in ognuno di noi c’è un bambino assopito, che ogni tanto fa capolino solleticato dalla curiosità di scoprire cosa c’è dietro all’apparenza, e il teatro di strada, e con lui anche questo libro che ci racconta di esso, è davvero un campione nel gioco del solletico.
Provare per credere!

 

Silvia Sacchetti

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IL CAVALIER MARTIN DELLA BISACCIA

Martino è un bambino come tutti gli altri… e perciò davvero speciale. Ogni mattina, appena sveglio, si ritrova catapultato in un mondo parallelo fantastico e avventuroso. Ma qual’è questo mondo immaginario? Quello che lo spinge tutti i giorni all’impresa di salvare la Regina Madre e la Principessina Ludovica dal perfido drago Otis… o quello che lo vede scendere le scale del suo palazzo e giungere all’ingresso, in ritardo per la scuola?
Tutti quando ci alziamo la mattina, restiamo mezzi addormentati per un po’, prima di riuscire a carburare nel modo giusto… o almeno quasi tutti. E per Martino, quel momento di grande fatica, si trasforma nell’avventura che da sempre ogni bambino sogna di vivere: diventa un valoroso cavaliere, il cavalier Martin della Bisaccia.
Il temibile drago Otis rapisce sua madre, la regina, e la principessa sua sorella, per nasconderle nella sua pericolosa caverna. Naturalmente il cavaliere Martin si precipiterà in loro soccorso, affrontando nel suo cammino numerose difficoltà.
In questo racconto visione fantastica e realtà quotidiana sono mescolate così bene che non risulta immediato capire cosa stia effettivamente succedendo. Per esempio, Martin si sveglia nella sua stanza dell’alta torre e, prima di intraprendere il suo viaggio avventuroso, scende in cucina a fare colazione – perché naturalmente un prode cavaliere deve fare scorta delle giuste energie per poter affrontare una missione così pericolosa – e si prepara una bella tazza di latte con i cereali al cioccolato. Ma… dico io… quale cavaliere, in qualsiasi storia sia stata narrata, ha mai mangiato i cereali a cioccolato per colazione?
La storia prosegue tutta su questa linea, in cui tra le ambientazioni ed i personaggi fantastici spuntano ogni tanto elementi della realtà quotidiana. Gli stessi condomini di Martino diventano i protagonisti di questa avventura, assumendo le sembianze di mostri, avversari e alleati frutto dell’immaginazione: c’è la bella e seducente vicina dirimpettaia (l’ammaliatrice sirena Verdiana); la famiglia con i gemelli monelli (i Troll dispettosi); la vecchina gentile a cui piacciono i bambini buoni (la strega mangiabambini); la casalinga più pulita del palazzo e la sua figlioletta capricciosa (le fate del bosco); e l’inquilino del primo piano, un ingegnere molto distratto (il mago combina guai).
E come in tutte le storie fantastiche che si rispettino, non possono mancare oggetti magici che corrono in soccorso del nostro cavaliere, aiutandolo ad uscire dai guai. Dai… chi di noi non ha mai sognato di possedere un qualche oggetto magico in grado di fare cose straordinarie!
Il linguaggio di Alessandro Marcigliano, l’autore, è intriso di un’ironia molto sottile, avvalorata da termini volutamente impronunciabili e perciò veramente ridicoli che i bambini senza dubbio adorano. In più, le scene, i luoghi e i personaggi, vividamente descritti e per questo facili da immaginare, sono enfatizzati dalle colorate illustrazioni di Claudia Venturini, che aiutano la comprensione del testo trasportando il lettore direttamente nel racconto, ma soprattutto evidenziano quelle che sono le buffe caratteristiche dei vari personaggi, rendendo la lettura ancora più divertente.

Silvia Sacchetti

EDIZIONI ANICIA

I libri non dovrebbero essere concepiti come oggetti che arrivano dall’alto, che leggiamo per caso, perché per caso sono capitati nelle nostre mani; bensì come un qualcosa di prezioso da custodire e amare, così che venga stimolata la passione per la lettura, al giorno d’oggi a dir poco sottovalutata nonostante sia davvero uno dei beni più preziosi che abbiamo, culturalmente parlando.
Questa è senza dubbio una delle principali linee guida della casa editrice “Edizioni Anicia”, specializzata nella pubblicazione di testi dedicati all’infanzia, siano questi letteratura per ragazzi o testi di studio per gli insegnanti e per le scuole.
La casa editrice nasce nel 1985, insieme alla libreria ad essa annessa, e il suo modus operandi è puntare principalmente alla qualità dei libri che produce, piuttosto che alla quantità, dando anche spazio a scrittori ed illustratori emergenti.
L’utenza a cui sono rivolte le sue pubblicazioni, però, non include solamente la scuola dell’infanzia e quella primaria, poiché vengono realizzati anche testi di sociologia e pedagogia destinati alla formazione degli insegnanti, oppure utilizzati come materiale di studio nelle università. Inoltre viene dato ampio spazio anche a pubblicazioni sulle varie disabilità, siano queste generiche o più specifiche.
Grazie alla libreria annessa, la casa editrice può vantare di un rapporto diretto con il pubblico e riuscire così ad individuare quelle che sono le principali esigenze dei consumatori abituali, i quali sanno di potervi trovare il particolare materiale di cui hanno bisogno.
Questo filo diretto con i lettori viene inoltre rafforzato tramite una manifestazione che la casa editrice organizza, da diversi anni, in collaborazione con il comune di Frascati: dopo un processo ludico-didattico su determinati testi, svolto dai bambini e dagli insegnanti nell’arco dell’anno scolastico, vengono organizzati dei ritrovi in cui i ragazzi possono incontrare personalmente gli autori e gli illustratori dei libri a cui si sono dedicati; una sorta di gratificazione per il lavoro svolto, che stimola i bambini ad impegnarsi ancora di più nella lettura.
E, non dimentichiamolo, la lettura è davvero un bene prezioso che tutti dovremmo salvaguardare.

 

Silvia Sacchetti