Tag Archives: bambini

Torna “La Città in Tasca” 1 -10 Settembre 2017

“La Città in Tasca” cultura, spettacolo, gioco con i bambini e i ragazzi di Roma – giunta alla XXIII edizione – nasce negli anni ‘80 con l’Arciragazzi Comitato di Roma Onlus per promuovere spazi urbani sempre più a misura di bambino. Obiettivo dell’Evento è quello di condurre bambini e ragazzi a sperimentare linguaggi nuovi, scoprire realtà culturali e sociali diverse, conoscere ed apprezzare le arti, ampliare i propri orizzonti, sensibilizzandoli, fin dalla prima età, al mondo delle arti per una crescita formativa ed educativa.

Un appuntamento che è diventato cosi, nel corso delle sue tante edizioni, un leitmotiv dei pomeriggi d’estate dei bambini di Roma che fa parte del grande contenitore dell’Estate Romana per il triennio 2017/2019. Un viaggio alla scoperta delle arti, con interessanti laboratori che conducono i bambini alla scoperta della scrittura, del riciclo, della manualità, della danza, della musica, del cinema e del fumetto.

info: www.lacittaintasca.it

o su Facebook /laCittàinTasca/

La Casetta della Cultura

Martedi 31 Maggio in un pomeriggio di letture animate, giochi e musica, i bambini della Ludoteca Ludomagicabu di via dei Lincei 93 hanno consegnato ai cittadini del Lotto 1 di Tor Marancia un Casetta per il bookcrossing, un’iniziativa di scambio gratuito di libri. In una bella giornata di sole ascoltiamo cosa ci hanno raccontato i protagonisti.

 

 

Il Giardino di Matisse

Passare del tempo in famiglia divertendosi tutti insieme? Questo era uno degli obiettivi del laboratorio “Il giardino di Matisse” dedicato all’omonimo libro ispirato alle opere di Henry Matisse, e rivolto ai bambini dai 3 ai 6 anni e alle loro famiglie che si è svolto domenica 15 marzo presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Dopo una visita guidata i bambini, con l’aiuto dei loro genitori, hanno colorato e ritagliato delle figure utilizzando la tecnica del collage utilizzata negli ultimi anni di vita dal pittore.

Bianco Teatro al museo

Sabato 20 febbraio al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari terza e ultima giornata dedicata al Bianco Teatro di Fernanda Pessolano, un laboratorio per bambini sulla costruzione di teatrini di carta. Palcoscenici in miniatura, architetture, oggetti evocativi, personaggi, sagome, mobili di carta, oggetti di scena e quinte, realizzati con materiale da riciclo, sono gli ingredienti fondamentali del laboratorio. Siamo andati alla scoperta non solo dei bambini ma anche di quei genitori che trovano del tempo da dedicare a se stessi e ai loro figli per dare spazio alla creatività e all’immaginazione liberi dagli oggetti tecnologici…

 

Direzione Techno Town

Chi si aspetterebbe mai di trovare il paese delle meraviglie della tecnologia nel cuore del Villa Torlonia, a Roma? Stiamo parlando di Technotown, una ludoteca tecnologico scientifica situata all’interno del Villino Medievale, un sobrio edificio novecentesco che si fa spazio tra gli eleganti arbusti del parco romano.

In questo spazio dedicato a bambini e ragazzi, natura tecnologia e creatività convivono. In nove stanze equipaggiate con diverse tecnologie, dai lego mindstorm a sensori botanici, i giovani technoscienziati possono imparare attraverso il gioco.
La tecnologia non è più un passivo assuefarsi a tablet e cellulari, ma un immaginare possibilità per un futuro più ecosostenibile e all’insegna della conoscenza.

Nella nostra visita a Technotown vi accompagneremo nelle varie stanze delle meraviglie, guidati dal puntuale e appassionato responsabile di Technotown Gabriele Catanzaro.

 

Minecraft, un videogioco sempre più amato dai ragazzi, sempre più usato nelle scuole

Da oggi, cari amanti dei videogiochi, avrete un’arma letale per controbattere chi vi dice che state solo perdendo tempo, che vi state distruggendo le cellule cerebrali, e che i videogames servono solo a generare violenza e stupidità in un mondo che, e non per colpa dei videogiochi, già abbonda di questi elementi. Basterà infatti citare Minecraft, e raccontare come un insegnante abbia avuto l’intuizione di utilizzarlo per insegnare ai propri studenti la geografia, la storia e persino la fisica, la chimica e la matematica. Siete scettici? Nessun problema, ci penseremo noi a spiegarvi per quale motivo un videogioco può diventare fonte di studio e di istruzione.

Innanzitutto occorre spiegare cos’è Minecraft. Se siete amanti dei videogiochi probabilmente lo conoscete già, e se non lo siete tranquilli: bastano davvero poche righe per descriverlo. Tutto ha avuto inizio nel 2009, quando una versione alpha di Minecraft venne diffusa in rete, fino a raccogliere milioni di fan scatenati. Per quale motivo? Per la semplicità di un videogioco che permetteva (e permette) di creare interi mondi sconfinati utilizzando semplici blocchi: dal terreno all’erba, passando per edifici incredibilmente complessi, tutto è possibile agendo come l’operoso omino di Minecraft, con la sua vanga ed i suoi facili strumenti basilari di costruzione. La possibilità di avere una libertà pressoché totale, e di costruire mondi nuovi o replicare addirittura quelli esistenti, ha trasformato questo videogioco in un vero e proprio oggetto di culto. Tanto da spingere un colosso come Microsoft ad acquistarlo per la spaventosa cifra di 2,5 miliardi di dollari: il tutto semplicemente per diffonderlo su Windows Phone.

La logica terribilmente semplice di questo gioco, ma al tempo stesso adatta ad utilizzi molto vari, ha spinto molti utenti a diventare veri e propri designer dell’universo, fino addirittura a modificarne leggermente le strutture aggiungendo nuovi strumenti e opzioni. Fra questi, pochi mesi dopo l’uscita della versione alpha di Minecraft, s’è fatto notare Joel Levin, insegnante presso una scuola primaria di New York. Joel ha infatti creato MinecraftEdu, una versione modificata del gioco, e pensata per insegnare ai giovani studenti le materie scolastiche più importanti. Un’intuizione davvero geniale: creare una Pompei per far visitare in prima persona una città romana, oppure la geografia con la creazione di foreste pluviali. Per non parlare della matematica, della chimica e della fisica: Minecraft è stato infatti utilizzato per ricreare con i blocchi le cellule, le molecole e altre strutture chimico-fisiche. Stimolando così l’insegnamento, attraverso il divertimento che solo un videogioco sa garantire. E non è un caso che oggi siano ben 40 le scuole che hanno scelto di utilizzare MinecraftEdu per insegnare ai propri studenti le materie fondamentali.

Sport e scuola: un binomio poco sfruttato in Italia

L’importanza dello sport la conosciamo tutti, ma non certo per merito delle nostre istituzioni scolastiche. In Italia, infatti, ci si avvicina allo sport o quando si è piccoli, per via delle classiche scuole di calcio, basket o pallavolo, oppure quando si è concluso il proprio percorso di studi, in una sorta di momento di nostalgia dell’attività fisica, e di voglia di riprendere gli allenamenti. Non è un caso, infatti, che in Italia gli sport a livello dilettantistico siano pieni di ragazzi over 30, oppure di giovanissimi 18enni. Questa forbice anagrafica fa sorgere più di una domanda.

Ed in effetti, tale differenza viene spiegata dalle mancanze del sistema scolastico italiano, che non considera lo sport come un veicolo sociale ed un momento fondamentale per la crescita dell’individuo. Questa paura è un retaggio del ventennio fascista, quando le scuole erano autentiche fucine di atleti, e l’istruzione migliore veniva garantita soprattutto agli uomini e alle donne capaci di portare all’Italia prestigiose medaglie alle Olimpiadi. Un sistema ideologicamente sbagliato e decisamente troppo disparitario, ma che aveva una sua ragione di fondo: crescere sportivamente e al tempo stesso curare la propria cultura. Il detto ‘mens sana in corpore sano’ riassume il concetto meglio di qualsiasi frase, slogan o ideologia.

D’altronde questo è un concetto che nel resto del mondo conoscono meglio di noi. Negli USA, ad esempio, il lungo percorso scolastico che affrontano i ragazzi, fra scuole primarie, secondarie, college ed eventuali master, non abbandona mai la strada dello sport: le attività sportive sono sempre accanto alle altre materie scolastiche, ed un brutto voto in atletica può arrivare a pesare quanto un voto negativo in storia o matematica. Anzi, forse lì la questione vede problemi opposti ai nostri: fin troppo sport, e studi che non sempre sono all’altezza della grandezza di quella nazione. Anche in Giappone non hanno sicuramente problemi nel binomio fra sport e scuola: i ragazzi si allenano sin da giovanissimi, chi negli sport, chi nelle arti marziali. Trattandosi però di una questione anche filosofica, oltre che meramente sportiva, gli allenamenti sono spesso stressanti: impossibile trapiantare quel sistema in Italia, per via di una cultura troppo diversa. Lo stesso dicasi per il sistema scolastico-sportivo americano. Che fare, allora?

L’Italia dovrebbe semplicemente riprogrammare i suoi sistemi istruttivi, re-introducendo l’importanza dello sport di pari passo con lo studio, senza esagerare né da un senso né dall’altro. Innanzitutto, si dovrebbe impedire ai giovani campioni sportivi di abbandonare la scuola per dedicarsi solo allo sport, e allo stesso tempo sensibilizzare le scuole sull’importanza di corsi sportivi che vadano al di là dell’ora di educazione fisica nei licei, e dei piccoli tornei a livello universitario.

Professione designer, apprendere l’arte del design fin da piccoli

Anche se non ce ne accorgiamo il design fa parte della vita di tutti i giorni plasmando tutto ciò che abbiamo attorno. Infatti, tutto è design, dall’automobile che utilizziamo per andare a lavoro fino alla penna che usiamo per scrivere. Addirittura le forme degli oggetti che utilizziamo tutti i giorni, come lo spazzolino con cui ci laviamo i denti o i bicchieri in cui beviamo, sono sempre il prodotto di un attento studio di design che mira ad unire l’estetica alla funzionalità.

Il ruolo dell’Italia nel design internazionale

Proprio il nostro paese rappresenta una delle fonti inesauribili della genialità e creatività che si trova dietro al design. Dai super-yacht alle automobili, passando per la moda e l’arredamento, il bel paese continua ed essere il leader sia nel design industriale che in quello dedicato all’alta moda e alla casa. Proprio per questo è possibile trovare nel nostro paese ottimi istituti che permettono fin da ragazzi un’istruzione finalizzata all’apprendimento di questa arte. Infatti, nel nostro territorio sono molti gli istituti conosciuti a livello internazionale, come la nota scuola di design Istituto Marangoni, che permettono di apprendere i segreti di questo mondo.

L’importanza della creatività

La creatività è un elemento importante in ogni campo, ma viene da sempre considerata un attributo fondamentale nel mondo del design. Risulta quindi fondamentale stimolare la creatività dei nostri figli. Infatti, secondo Giovanna Diodati, fondatore di Tam Tam Toyssimi, la creatività stimola la curiosità, aumenta le conoscenze e favorisce l’interazione con gli altri bambini. La stessa Diodati ha lanciato un’iniziativa che potrebbe coinvolgere molti genitori ed i loro figli nel mondo del design, facendo capire loro non solo quanto questa professione possa essere bella, ma anche socialmente utile: molti ragazzi infatti potrebbero intraprendere questo mestiere, iscrivendosi ad una delle tante prestigiose scuole di design presenti nel nostro paese. Una strada indubbiamente alternativa ai percorsi classici ma che comunque offre molti sbocchi ed opportunità.

Studio Ghibli, la Disney giapponese che insegna il rispetto dell’ambiente e del prossimo

Studio Ghibli nasce nel 1985 a Tokio per volontà di Hayao Miyazaki (affettuosamente noto come ‘il Walt Disney giapponese’), e da trent’anni a questa parte ha prodotto alcuni fra i più belli e commoventi film d’animazione che abbiano mai conquistato l’Occidente.
I film Ghibli sono immediatamente riconoscibili: tonalità pastello, giovanissimi protagonisti, e una speciale sensibilità che pervade l’aria e gli spettatori. Questi capolavori si prestano a più livelli di lettura: senza dubbio pensati per un pubblico giovane, è difficile che non incantino anche gli adulti. Le tematiche ricorrenti rispecchiano quelle che stanno a cuore al fondatore e tutt’ora guida di Studio Ghibli, Miyazaki: l’ambiente, la pace, la necessità di proteggere la Natura e i bambini, e l’eroismo ingenuo e ispirato dei bambini stessi.

Può sembrare strano che in film pensati in primo luogo per bambini si possano trovare scene di violenza: combattimenti, terremoti, disastri, o anche risse da bar. Nessuna di queste manifestazioni risulta gratuita: anzi, il loro irrompere segna proprio uno stacco, volutamente stridente, dall’atmosfera che pervade i film; lo spettatore sussulterà, disturbato dall’azione che così male si accorda con lo spirito e le intenzioni del racconto ma che fornisce, a grandi e piccini, un ottimo effetto catartico. Lo scopo è quello di mostrare certe azioni per far capire la loro portata e i numerosi danni che arrecano. La narrazione trova spesso pause di riflessione dove nulla sembra accadere: ciò che ha luogo è invece proprio un momento di silenzio, dove i bellissimi dettagli e l’attenzione curatissima per i particolari fanno sprofondare completamente nel mondo di Miyazaki.Spirited Away

‘Il mio vicino Totoro’ è sicuramente uno dei più grandi successi di Studio Ghibli: evocativo e struggente nella sua bellezza, è la storia dell’incontro di due bambine con lo spirito stesso della Natura; così come ‘La principessa Mononoke’, un racconto avvincente, avventuroso, e anche terribile sullo scontro fra il cuore della vita selvaggia e il desiderio umano di domarla.

‘La storia della principessa splendente’ è un gioiello di animazione delicato e toccante; tratto, come molti altri film di Studio Ghibli, da una leggenda popolare giapponese, narra la storia imprevedibile e tragica di una giovane che scoprirà che il suo destino non è mai stato quello di rimanere con la sua famiglia. Anche ‘La città incantata’ è un racconto sul diventare grandi: non sempre i propri genitori possono essere presenti, e talvolta anche loro incappano in errori o sono ciechi a cose che, per i bambini, sono lampanti. La piccola protagonista dovrà caversela da sola, fra spiriti dei fiumi inquinati e la ricerca dei suoi genitori.

‘Porco Rosso’ colpirà al cuore i più grandi, mentre farà divertire fino alle lacrime i più piccoli. Cosa succede a chi partecipa a una guerra, e non riesce a scrollarsene di dosso il ricordo? Una maledizione trasforma un pilota in un maiale durante il primo conflitto mondiale; e quando il nazismo e il fascismo oscurano l’Europa, Porco Rosso si ritroverà in prima linea a vedersela con se stesso, e l’idea che si è fatto dell’umanità. Ambientato tutto in Italia, Porco Rosso unisce in una sintesi incantevole tutta la bellezza di un film firmato Studio Ghibli: l’immancabile passione di Miyazaki per gli aeroplani ed il volo, un tocco di magia che si mescola senza strappi alla realtà, la dedizione per i paesaggi incontaminati e nostalgici, e una denuncia senza compromessi della guerra.

Perché il cane è il migliore amico del…bambino

Alcuni genitori giudicano con sospetto la convivenza tra bambini e cani, reputando questi ultimi pericolosi per la salute dei propri figli. In realtà, gli amici a quattro zampe possono rivelarsi non solo dei buoni e sicuri compagni di gioco per i più piccoli, ma possono facilitare lo sviluppo di capacità emotive e cognitive utili per la loro crescita.
La scelta dell’animale dovrà in ogni caso basarsi su alcune riflessioni precise: anzitutto il cane dovrà essere compatibile con l’ambiente domestico, se sarà ospitato in un appartamento; inoltre è opportuno che non sia aggressivo o che non possieda un carattere eccessivamente dominante. Razze come labrador o i collie sono le più socievoli e tenere, particolarmente adatte alla compagnia di un bambino, così come i beagle o i boxer, dotati di grande pazienza ed intelligenza. Indipendentemente dalla specie, si consiglia sempre di non lasciare il bambino solo con il cane e di essere sempre presenti soprattutto durante il momento del gioco.

Ricerche scientifiche hanno potuto appurare che l’interazione con gli animali, soprattutto con i cani, aiuta i bambini a sviluppare delle qualità e delle competenze di grande rilevanza sociale, in grado di migliorare la qualità della vita durante le successive fasi della crescita. Tra le dimensioni più significative va citato il contributo al miglioramento della sfera emotiva: vivendo insieme al cane, che viene considerato come un vero e proprio compagno di giochi, il bambino impara ad immedesimarsi con il suo vissuto, sviluppando qualità come l’empatia e la compassione. Inoltre, imparando a nutrirlo e pulirlo, il bambino inizia a comprendere l’importanza della responsabilità e del rispetto nei confronti delle esigenze del cane. Questo può influire positivamente sul senso di autostima dei nostri figli, che possono sentirsi più competenti dedicandosi alla cura del cane.
L’interazione con i simpatici amici permette, sempre secondo studi specifici, di migliorare sia l’intelligenza emotiva, come già citato, ma anche le competenze cognitive del bambino, che riceverà stimoli e sollecitazioni costanti dal cane.
Crescere insieme ad un amico a quattro zampe produce quindi degli effetti positivi sul bambino, contribuendo al suo sviluppo emotivo, sociale ed intellettivo.

Donazione record per finanziare attività educative

Una società senza la giusta istruzione, specie verso le nuove generazioni, non ha futuro. Deve essere stato questo il pensiero del ricchissimo manager americano Steven Cohen che, assieme alla moglie Alexandra, ha generosamente donato una cifra altissima al Whitney Museum of American Art. Mr. Cohen è il fondatore della S.A.C. Capital Advisors, L.P., vanta un patrimonio di circa 11 miliardi di dollari ed è considerato il 35° uomo più ricco degli Stati Uniti d’America (i dati si riferiscono al 2014.

La donazione dei coniugi Cohen al museo di arte moderna di Manhattan ammonta a ben 2 milioni di dollari ed è la più alta mai fatta per contribuire allo sviluppo di programmi educativi per bambini. Il museo, fondato negli anni ’30 dalla scultrice Gertrude Vanderbilt Whitney, è oggi ospitato in una splendida sede realizzata dall’architetto italiano Renzo Piano. Al suo interno c’è una collezione di migliaia di opere d’arte, molte delle quali donate e vi è anche una biblioteca con oltre 30.000 volumi.

Il Whitney Museum of American Art, come si legge nella home page del suo sito, organizza da anni progetti per favorire l’apprendimento e la diffusione della cultura nei giovani e nelle famiglie. Possiamo, infatti, cliccare sulla parola “Learn” per trovare tutti i iniziative e le attività proposte per avvicinare i più piccoli all’arte e farli interagire con chi lavora nel settore. Un museo quindi attivo, che non “mostra” solamente, ma propone e crea, anzi cerca di plasmare persone migliori per il futuro. Tutte queste attività hanno, però, un costo elevato che viene sostenuto grazie alle donazioni. Grazie alla generosità dei coniugi Cohen potranno quindi essere portate avanti tante attività di alta qualità. La donazione di due milioni di dollari verrà dilazionata in un arco temporale di cinque anni.

Steven Cohen non si è avvicinato al museo di arte moderna di Manhattan per caso. I coniugi Cohen sono conosciuti da anni come dei grandi collezionisti d’arte. Steven coltiva questa sua passione sin dal 2000 e possiede diverse opere d’arte d’immenso valore come un Pollock, un Munch, un Warhol ed un Picasso. Nel 2014 i Cohen hanno visitato la mostra di Jeff Koons al Whitney Museum. Colpiti in modo straordinario dai capolavori dell’artista icona dello stile neo-pop, Steven ed Alexandra hanno deciso di contribuire in maniera esemplare. Non si sono voluti concedere il lusso di una nuova opera d’arte in casa, ma hanno optato per un investimento sull’istruzione, per renderla fruibile ed alla portata di tutti. Da qui è partita l’idea della generosissima donazione di due milioni di dollari da investire sui progetti educativi del museo.

Anche il direttore del museo Whitney, Adam D. Weinberg, ha commentato con gioia la donazione. Le sue sono state parole di profonda stima verso la Steven & Alexandra Cohen Foundation che ha saputo riconoscere il valore aggiunto delle esperienze che il museo propone specie nei confronti dei più piccoli. Weinberg ha anche espresso il concetto di come l’arte possa aprire le menti e renderle più comprensive verso la condizione umana.

Investire nella cultura e sulla crescita delle nuove generazioni è e deve essere un tema fondamentale del giorno d’oggi. La grande ricaduta sociale e ricchezza che la cultura infonde verso i giovani è un patrimonio che un domani tornerà utile all’intera società. L’istruzione dei più piccoli è una formidabile arma per un futuro migliore, una risorsa che i principali musei del mondo, compresi alcuni in Italia, stanno cercando di adottare per accaparrarsi nuove ed importanti fasce di pubblico.

 

La Città in Tasca 2015 – 4/13 Settembre

Nella XXI edizione de LA CITTA’ IN TASCA le arti saranno più che mai protagoniste. Dal 4 al 13 Settembre, tutti i giorni dalle 17,00 alle 23,00 torna ancora una volta con l’Estate Romana – al Parco degli Scipioni in via di Porta Latina, 10 – LA CITTA’ IN TASCA, cultura, spettacolo, gioco con i bambini e i ragazzi di Roma, organizzata dall’Arciragazzi Comitato di Roma e oggi alla Sua XXI edizione.

Clicca e scarica la Brochure 2015

Nell’ambito della sezione “I Cantieri dell’Arte”, con il progetto “Arte contemporanea nella Roma Antica”, quattro artisti, giovani ma già affermati – Maria Antonietta Bagliato, Adriana Ferrante, Cristiano Quagliozzi e Milena Scardigno – realizzeranno, insieme ai bambini, quattro installazioni che resteranno nel parco degli Scipioni come testimonianza artistica contemporanea.

E per valorizzare questi preziosi tesori del passato, La Città in Tasca proporrà visite guidate gratuite, a cura del Gruppo Archeologico Romano, e un concerto di archi sul magnifico piazzale antistante le Tombe.

Nel laboratorio delle Artingioco, questa volta i bambini potranno giocare con l’arte di Matisse e poi costruire animali giganti nello spazio “Cartoni animali”.

Spettacoli pomeridiani o serali offriranno un interessante panorama dell’attuale produzione teatrale italiana e straniera per ragazzi: teatro di figura e di attore, clownerie, teatro musicale, danza, e “Chica e Miko – Commedia Musicale ecosostenibile per cicale e formiche”, una coproduzione di Arciragazzi Comitato di Roma – Carpet e Pescatori di Poesia, spettacolo interattivo di teatro d’attore, maschere e oggetti animati.

Inoltre, la rassegna cinematografica “Cinema! Cinema! Favole e storie per sognare”, da godere la sera sotto le stelle. Ma anche le nuove tecnologie saranno protagoniste a La Città in Tasca: nel “Villaggio digitale”, si potrà costruire un modello di Città a misura di bambini. La città prenderà vita e i bambini, oltre a creare alcuni elementi (pista ciclabile, parco giochi, ludoteca, ecc.), potranno interagire con tutti i componenti del plastico: controllo del tram, suoni, scambi, itinerari, parcheggio, lampioni, luci nelle case, ecc. per comprendere meglio, giocando, come funziona l’elettricità, cosa sono e come funzionano i robot e altro ancora.

Come sempre, nella Biblioteca de La Città in Tasca si potranno prendere in prestito libri e incontrare autori: quest’anno saranno presentati ai bambini bellissimi libri d’arte, di musica e di scienza, in collaborazione con la Libreria Ponte Ponente e alcuni interventi estemporanei di letture animate dell’ApeLettura delle Biblioteche di Roma e dell’ApePiaggio Bibliolibrò, una nuovissima e scintillante bibliolibreria ambulante. Davanti allo spazio biblioteca inoltre i bambini troveranno degli alberi di legno coloratissimi su cui appendere le loro poesie, quelle che inventeranno a La Città in Tasca.

Anche quest’anno la manifestazione accoglierà infine un “cantiere” un po’ particolare – IL CANTIERE DELLE RE BOAT – dove verranno costruite con materiali di recupero e riciclo le colorate e fantasiose recycled boat che parteciperanno alla VI edizione della RE BOAT RACE, la regata di imbarcazioni “riciclate” più pazza e colorata dell’estate, promossa e realizzata dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Sunrise 1 con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare – Agenzia Nazionale Giovani – ENEA – Coni Comitato Regionale Lazio – Presidenza della Regione Lazio – Municipio Roma IX (ex XII EUR) – EUR SpA. La RE BOAT RACE è aperta a tutti: bambini, ragazzi, adulti, gruppi di famiglie e gruppi di amici se vorranno potranno costruire i loro natanti colorati che prenderanno poi il largo in questa nuova regata originale, divertente ed eco-friendly che si svolgerà al Parco Centrale del lago dell’EUR il 12 e 13 Settembre.

Completamente rinnovati infine si presenteranno lo Spazio giochi a pagamento e lo Spazio Piccolissimi: tanti giochi nuovi ed entusiasmanti per grandi e piccini. Domenica 13 Settembre la manifestazione si concluderà con il Gruppo SciaraBballo, diretto da Antonella Potenziani e Giovanni Tribuzio, che si esibirà in uno spettacolo di danze popolari con musica dal vivo, coinvolgendo bambini e adulti e proponendo pizziche, tammurriate, saltarelli, ballarelle, tarantelle e quadriglie della tradizione delle regioni del Centro Sud d’Italia.

L’ingresso alla manifestazione è gratuito.

www.lacittaintasca.it

Inserimento all’asilo nido, ecco come affrontarlo nel modo migliore

Il momento in cui il proprio figlio viene iscritto all’asilo nido e sta per frequentarlo potrebbe essere molto difficile per i genitori: ecco come affrontare, nel modo migliore, l’inserimento all’asilo nido del proprio figlio.
Farlo accompagnare dal papà. 

Il primo errore che spesso si commette, quando arriva il primo giorno di asilo nido, consiste nel fatto che ad accompagnare i piccini sono le mamme.
Questo per il semplice fatto che le mamme, che potrebbero avere un comportamento ansioso per il grande evento, potrebbero trasmettere questo stato d’animo al piccino, rendendolo nervoso e più fragile.
Farlo accompagnare dal papà invece, alternando i giorni col marito, permette alle mamme di diminuire l’ansia che provano cosa che permette al piccino di stare maggiormente tranquillo.
Inoltre, per un piccino salutare e “abbandonare” il genitore maschio è più semplice e meno traumatico che fare la stessa cosa con la mamma.

Dirgli chi andrà a prenderlo e quando. 

Un secondo consiglio utile, per poter evitare traumi al piccino, consiste nel dirgli chi andrà a prenderlo all’asilo e quando.
Il piccino, conoscendo queste due informazioni, avrà un comportamento tranquillo e felice, in quanto sa benissimo che, al termine di una particolare fase della giornata trascorsa all’asilo nido, ad attenderlo vi è uno dei suoi genitori o un parente stretto.
Tale operazione deve essere compiuta ogni giorno, per dare quella sicurezza al piccino ed evitare di fargli percepire l’asilo nido come un abbandono momentaneo da parte del genitore.

Fargli portare un gioco da casa.

Il far portare al piccino un gioco da casa, che potrà utilizzare all’asilo, avrà due effetti positivi: il primo consiste ne fatto che il piccolo non sentirà la mancanza di casa durante le ore trascorse nella struttura scolastica.
La seconda gli permette di socializzare con gli altri bambini: il quarto consiglio consiste infatti nel permettere al piccino di poter frequentare i compagni d’asilo anche al di fuori della struttura.
In questo modo si crea una sorta di connessione tra casa e asilo, ed il piccino sarà sempre più felice di recarsi all’asilo, visto che i piccini potranno trascorrere del tempo coi loro amichetti.

La fiducia negli insegnanti.

I genitori devono trasmettere fiducia ai propri figli: solo in questo modo il piccolo potrà fidarsi a sua volta degli insegnanti, visto che i genitori stessi nutrono tale sentimento nei confronti dell’educatore.
Il trucco consiste nell’instaurare un rapporto coi maestri e farlo notare al piccino che frequenta l’asilo: vedendo il rapporto tra genitori e maestri, il bambino non avrà alcun problema nel recarsi all’asilo.
Se la fiducia dei genitori viene a mancare, la soluzione migliore consiste nell’iscrivere il piccolo in un nuovo asilo nido, e instaurare un rapporto di fiducia con l’insegnante, proprio per i motivi prima citati.

L’importanza dell’asilo nido. 

Alcuni esperti psicologi dell’età infantile, come Silvia Amendola, hanno voluto rendere pubblica l’importanza dell’asilo nido: il momento in cui il piccino viene iscritto al nido rappresenta il primo distacco tra genitori e figli
Se affrontato nel migliore dei modi, questo momento permetterà al piccolo di poter superare ed affrontare nel migliore dei modi le fasi scolastiche successive, ovvero scuola materna, elementare e le altre.
L’asilo nido serve anche come luogo che permette ai piccini di imparare il rispetto delle persone adulte, visto che il loro senso di onnipotenza viene ridotto drasticamente, ovvero il bambino capirà che, facendo dispetti e comportandosi male, non otterrà quello che vuole.
Inoltre, si aumenta la sua capacità di comunicazione, visto che per poter attirare l’attenzione degli insegnanti, i bambini impareranno ad esprimersi, seppur con termini semplici, in maniera corretta, richiedendo prima l’attenzione dell’insegnante per poi esprimere la loro richiesta.
L’asilo nido dunque assume una grande importanza e funzione nella vita del bambino e non deve essere accompagnato dai sensi di colpa dei genitori, visto che in caso contrario, il piccino potrebbe avere dei problemi quando dovrà frequentare asili materni e scuola elementare, medie e le altre.

Corsi per bambini: come coinvolgere ed impegnare anche i soggetti più distratti

Che siano finalizzati a sanare i deficit scolastici o a far loro apprendere materie o lingue nuove, i corsi per bambini devono essere concepiti come strumenti efficaci per far vivere un’esperienza veramente completa.
Lo sviluppo dei bambini dipende essenzialmente dalla quantità e qualità dei messaggi da loro codificati ed immagazzinati. Non esiste contesto che non possa generare influenze in positivo o in negativo in capo ad essi, soprattutto di quelli in età preadolescenziale.

I corsi per bambini devono essere dunque pensati anche come programma di sviluppo della loro personalità nel contesto sociale e non solo come fonti di informazioni e nozioni dottrinarie.

Approccio strutturale adatto alle esigenze scolastiche

Vivere l’esperienza dei corsi per bambini in maniera efficace, ma al contempo divertente e non come un obbligo formativo: questa è la logica che deve muovere ed ispirare ogni attività extrascolastica. Questo non presuppone che le lezioni debbano essere impartite con leggerezza, di contro è più che necessario che tutte le attività siano rigorosamente full immersion e strutturate seguendo direttive didattiche ben rigide, rigorose, tali da suggerire un programma adeguato alle reali conoscenze di ogni studente.

I corsi per bambini devono essere pianificati per sollecitare la curiosità anche dei più piccoli.
I docenti dovrebbero essere in condizione di permettere ai bambini di accostarsi alle lezioni con
un approccio divertente ma anche intenso ed efficace. Questo modus operandi consentirà un apprendimento semplice e naturale, ma allo stesso tempo valido sotto tutti i punti di vista, non solo cognitivo ma anche sociale.

Prima esperienza di apprendimento

Si incorre molto spesso in un errore di fondo, in merito alla natura ed alle finalità sottese ai corsi per bambini: quello di ritenerli dei programmi secondari, supplementari a quelli scolastici.

Ogni corso deve essere piuttosto progettato per rappresentare la prima esperienza di apprendimento positiva dei bambini: solo così facendo essi avranno una particolare predisposizione all’ascolto perché avvertiranno anch’essi il carattere imperativo e rilevante dei concetti loro impartiti.
Si tratta di un aspetto fondamentale: catturare l’attenzione dei bambini e verificare il loro riscontro consente di individuare anche eventuali rischi di difficoltà di apprendimento.
I corsi per bambini devono correre in parallelo con il sistema scolastico ma estendendo il loro ambito di osservazione anche ad altri fattori come quello di carattere sociologico che è alla base di tutti i processi educativi.
Non è affatto semplice insegnare, specie a chi risulta meno incline all’apprendimento, vuoi a ragione dell’età, vuoi a motivo del proprio patrimonio di conoscenze.
Coloro che vogliano dar vita a corsi per bambini faranno bene a non sottovalutarne le difficoltà che potrebbero incontrare ed a non trascurare le caratteristiche che devono permeare tali tipologie di corsi.

Perché insegnare a bambini non è un gioco, ma richiede un grado di responsabilità accentuato: essi si trovano in quella età particolare in cui il pensiero inizia ad elaborare questioni, argomenti.
Un corso, se ben fatto, può significare tanto per un bambino, per la sua cultura, per il suo patrimonio di conoscenze e per la sua educazione.

Esso va ad assestarsi nel suo naturale processo di sviluppo.
E’ fondamentale dunque in questo settore operare con la massima diligenza ed accortezza.

“Non possiamo accogliere tutti” – Storia della lady di ferro che fa piangere un adolescente palestinese.

“Sono palestinese e vivo in Germania da qualche tempo, vengo da un campo di rifugiati nel Libano. Vorrei frequentare l’università qui ma non so se potrò rimanere. Sono molto preoccupata per il mio futuro, vorrei poter essere serena come gli altri intorno a me”.

Queste le parole di una ragazzina rifugiata in un incontro con Angela Merkel.

“Sei una ragazza molto simpatica, ma la politica a volte è molto dura: ci sono altre migliaia di persone nei campi di rifugiati, se decidiamo di accogliere tutti, non saremo in grado di sostenere questa situazione. Posso prometterti che delibereremo presto su questo tema, ma sicuramente alcuni rifugiati dovranno tornare indietro” risponde la Merkel.

Non ha ancora finito il discorso quando l’adolescente Reem Sahwil scoppia in lacrime. A questo punto la cancelliera, credendo che il pianto sia causato dall’emozione, cerca di recuperare la gaffe: “Ma sei stata bravissima!”.

Interviene il conduttore :”Più probabilmente la causa è la sua situazione incerta…”.

“Lo so che è una situazione difficile, risponde la Merkel, proprio per questo voglio farle una carezza ed assicurarle che è stata bravissima a rappresentare la situazione sua e di tanti altri.”

L’episodio appena esposto ci invita a riflettere e a porci un semplice quesito: la violenza sui minori è solo fisica o anche verbale?

Qualcuno ha scritto:

 la violenza delle parole non è facilmente riconoscibile come quella fisica, spesso subdola, assume forme, espressioni e intensità differenti, lascia segni meno visibili sul corpo per questo la sua portata distruttiva è spesso sottovalutata.

È vero che la cancelliera non ha ucciso nessuno, ma affermare una verità così spiazzante può essere molto più crudele e violento di uno schiaffo in pieno viso.

Si dice che la lingua taglia più di un’arma, che le parole feriscono l’anima, la violentano nel suo intimo, e che a volte è meglio una bugia che la cruda verità. Le parole di Angela Merkel suonano come una ferita verbale ed aggiungono dolore a quello di ogni giorno nella vita reale di quell’adolescente.

Bastava mettere in moto il cervello e avere un briciolo di buonsenso, prima di sparare a zero senza pensare! E troppo facile e comodo poi chiedere scusa.

Concludo citando un libro:

Esercitiamo ogni giorno un grande potere attraverso le parole che diciamo. La lingua è un piccolo organo che può diventare causa di grandi tragedie, quando le parole vengono sparate dalla bocca, come fossero pallottole, si scatena una guerra verbale dalla quale è quasi impossibile restare indenni.

 

 

 

IL BOSCO DI LUDOMAGICABU’ – MOSTRA D’ARTE IN LUDOTECA

Il 9 giugno 2015 in Via dei Lincei 93, presso la Ludoteca Ludomagicabù c’è stata l’inaugurazione della mostra d’arte “Il bosco di Ludomagicabù” alla presenza di numerosi bambini accompagnati dai genitori.
Tema della mostra era il riciclo di e la riqualificazione di uno spazio dedicato ai bambini.
Andiamo a vedere di cosa si tratta..

Expo milano anche per bambini!

expo1L’Expo 2015 è un’esperienza entusiasmante sia per grandi che per piccoli. Questa è stata la recensione delle classi di bambini accompagnati dai loro insegnanti tra i padiglioni dell’evento di Milano.
In occasione dell’Expo Milano 2015, molte scuole, infatti, hanno organizzato gite e visite guidate per permettere di entrare nel mondo Expo anche ai più piccoli, dando il via alle invasioni di studenti che, entusiasmati, hanno potuto godersi la fiera, visitando i padiglioni accompagnati dalle insegnanti.
L’Expo si è rivelata, dunque, una bella esperienza per le classi di bambini che hanno potuto visitare un luogo multietnico, nel quale hanno potuto imparare divertendosi.
L’entusiasmo Expo non è stata una prerogativa solo dei bambini, ma anche dei professori incaricati di accompagnarli a visitare gli stand della fiera, i quali non solo hanno gradito la visita ma hanno anche potuto approfondire la loro conoscenza, insieme ai loro studenti, sulle culture straniere.

Expo 2015: divertimento per grandi e piccini

L’Expo sorprende anche gli studenti, i quali non si aspettavano che durante una gita scolastica di tipo culturale ci si potesse anche divertire, trovando il tempo per giocare, oltre che per imparare. Ma hanno dovuto ricredersi: aree gioco, schermi giganti, edifici dai colori vivaci e operatori vestiti con i costumi etnici tradizionali. Questo è quello che ha colpito i piccoli avventori dell’Expo 2015. L’esposizione, però, non ha solo permesso ai bambini di divertirsi giocando o guardando i video proiettati dai maxischermi, ma anche di imparare confrontandosi con culture ed etnie diverse. Ogni padiglione, infatti, espone i costumi e le gastronomie di vari paesi, permettendo così a giovani e insegnanti di apprendere cose nuove riguardanti altre culture. In più, ogni stand mette a disposizione dei visitatori operatori competenti, in grado di rispondere alle domande più specifiche, facendo così in modo che i bambini acquisiscano conoscenze che a scuola non avrebbero mai appreso in quanto non parte del programma formativo, dando sfogo alla loro curiosità naturale e alla loro voglia di scoperta. Grazie alle moderne tecnologie di cui è stata fornita l’esposizione, i bambini hanno anche potuto, oltre a guardare video tramite i maxischermi, anche imparare grazie alle lavagne interattive presenti in ogni stand.

Gli itinerari Expo 2015: utili per approfondire i corsi di studio

Anche gli studenti in vista della maturità possono godersi l’esposizione senza la preoccupazione di perder delle ore di studio preziose. Le classi in vista degli esami delle medie e di maturità, infatti, si sono organizzate per seguire un itinerario che ripercorrerà, tramite i padiglioni, tutto il percorso di studi eseguito durante l’anno. Questo permetterà agli studenti di ripassare divertendosi, facendo sì che l’esposizione non sia solo occasione di una gita ma anche di apprendimento.

Voto più che positivo, dunque, da parte di insegnanti e studenti grandi e piccoli per questo Expo 2015, che l’hanno valutata come una gita scolastica divertente e al contempo interessante ed educativa.

Expo per i più piccoli, entusiasmo tra gli studenti

L’Expo 2015 è un’esperienza entusiasmante sia per grandi che per piccoli. Questa è stata la recensione delle classi di bambini accompagnati dai loro insegnanti tra i padiglioni dell’evento di Milano.
In occasione dell’Expo Milano 2015, molte scuole, infatti, hanno organizzato gite e visite guidate per permettere di entrare nel mondo Expo anche ai più piccoli, dando il via alle invasioni di studenti che, entusiasmati, hanno potuto godersi la fiera, visitando i padiglioni accompagnati dalle insegnanti.
L’Expo si è rivelata, dunque, una bella esperienza per le classi di bambini che hanno potuto visitare un luogo multietnico, nel quale hanno potuto imparare divertendosi.
L’entusiasmo Expo non è stata una prerogativa solo dei bambini, ma anche dei professori incaricati di accompagnarli a visitare gli stand della fiera, i quali non solo hanno gradito la visita ma hanno anche potuto approfondire la loro conoscenza, insieme ai loro studenti, sulle culture straniere.

Expo 2015: divertimento per grandi e piccini

L’Expo sorprende anche gli studenti, i quali non si aspettavano che durante una gita scolastica di tipo culturale ci si potesse anche divertire, trovando il tempo per giocare, oltre che per imparare. Ma hanno dovuto ricredersi: aree gioco, schermi giganti, edifici dai colori vivaci e operatori vestiti con i costumi etnici tradizionali. Questo è quello che ha colpito i piccoli avventori dell’Expo 2015. L’esposizione, però, non ha solo permesso ai bambini di divertirsi giocando o guardando i video proiettati dai maxischermi, ma anche di imparare confrontandosi con culture ed etnie diverse. Ogni padiglione, infatti, espone i costumi e le gastronomie di vari paesi, permettendo così a giovani e insegnanti di apprendere cose nuove riguardanti altre culture. In più, ogni stand mette a disposizione dei visitatori operatori competenti, in grado di rispondere alle domande più specifiche, facendo così in modo che i bambini acquisiscano conoscenze che a scuola non avrebbero mai appreso in quanto non parte del programma formativo, dando sfogo alla loro curiosità naturale e alla loro voglia di scoperta. Grazie alle moderne tecnologie di cui è stata fornita l’esposizione, i bambini hanno anche potuto, oltre a guardare video tramite i maxischermi, anche imparare grazie alle lavagne interattive presenti in ogni stand.

Gli itinerari Expo 2015: utili per approfondire i corsi di studio

Anche gli studenti in vista della maturità possono godersi l’esposizione senza la preoccupazione di perder delle ore di studio preziose. Le classi in vista degli esami delle medie e di maturità, infatti, si sono organizzate per seguire un itinerario che ripercorrerà, tramite i padiglioni, tutto il percorso di studi eseguito durante l’anno. Questo permetterà agli studenti di ripassare divertendosi, facendo sì che l’esposizione non sia solo occasione di una gita ma anche di apprendimento.

Voto più che positivo, dunque, da parte di insegnanti e studenti grandi e piccoli per questo Expo 2015, che l’hanno valutata come una gita scolastica divertente e al contempo interessante ed educativa.

Reazioni allergiche e bambini: le cause nel detersivo

Avere un bambino piccolo in casa è una tra le cose più belle ed emozionanti del mondo. Una tra le cose più importanti è saper proteggere il vostro bambino dai detersivi per lavatrice: proteggerlo sia per la possibilità che possa ingerirli ma anche saper scegliere quello giusto.

Scegliere il detersivo giusto non significa solo conoscere le marche e scegliere quella che ci sembra più costosa per via della qualità. E’ importante anche leggere attentamente le etichette per osservare se il prodotto sia indicato nei neonati o negli adolescenti per via dell’insorgenza di allergie o di sfoghi cutanei.
L’impatto ambientale quando scegliete un detersivo non è assolutamente da trascurare: leggere attentamente le etichette e utilizzare le dosi giuste può portare vantaggi in primis all’ambiente e secondariamente anche al vostro portafoglio. Vi chiederete quali siano le marche garantite di detersivi per tutti gli usi. Tra le migliori rientrano soprattutto Ace, Auchan ed Ava ma senza tralasciare anche Dash, General, Dixan e Dexal e Omino Bianco. Questi detersivi essendo tra i migliori hanno dei prezzi che a volte ne limitano l’acquisto, preferendo quelli delle sottomarche. Con l’incremento della tecnologia oggi è possibile unire la garanzia al risparmio mediante siti internet che offrono degli sconti speciali e dei prezzi davvero vantaggiosi rispetto ai negozi fisici disponibili sul vostro territorio. Tra questi CasaHenkel è uno dei più affidabili e sicuri: è infatti possibile trovare anche la sezione dedicata ai delicati detersivi per bambini antiallergici a prezzi inferiori rispetto all’acquisto nei supermercati.

Il sapone di Marsiglia è un detergente ecologico e al tempo stesso molto indicato per il lavaggio dei vestiti nei bambini e negli adolescenti. La maggior parte di questi detergenti contiene prodotti naturali ma bisogna sempre dare un’occhiata a quelle che sono le etichette per valutare l’eventuale presenza di sostanze allergizzanti o non indicate per lavaggi di specifici vestiti.
Un’alternativa valida al sapone di Marsiglia è rappresentata dal sapone di Aleppo: privo di coloranti, conservanti e additivi è utile ed utilizzato anche nella detersione del corpo. La qualità di questo sapone consente anche di eliminare le macchie di sporco più ostinate andando a porre il sapone direttamente sulla superficie macchiata.

Un prodotto che va assolutamente evitato quando si effettuano lavaggi di vestiti nei bambini e nei neonati, nonchè negli adolescenti con pelle sensibile è l’ammorbidente. Questo prodotto ha la capacità di depositare sui capi un film trasparente che può essere causa di allergie o di dermatiti da contatto. Se non volete rinunciare alla morbidezza dei capi potete tranquillamente utilizzare l’ammorbidente con aceto bianco: in questo modo andrete ad eliminare l’effetto negativo dell’ammorbidente.

Una recente ricerca ha stabilito che utilizzare troppi igienizzanti per la sterilizzazione può essere anch’essa causa di allergie. Infatti è importante tenere i capi e gli indumenti dei bambini puliti ma anche una pulizia maniacale può essere dannosa. E’ meglio lavare i capi a temperature non troppo elevate ed evitare di esporli sul balcone nelle ore più trafficate della giornata, in cui i gas che circolano nell’aria sono davvero tanti e dannosi.

 

Un giro tra le Stelle

Giovedì 19 marzo presso il Centro Culturale Aldo Fabrizi, in Via Coriandolo, zona San Basilio, abbiamo incontrato Francesca Petrungaro, psicologa ed educatrice, responsabile delle attività della Cooperativa ABC SOS e le educatrici Sabrina Filippetti e Martina Di Bonifacio per documentare il laboratorio ludico-espressivo dedicato ai bambini dai 6 agli 11 anni. Il laboratorio  si pone come obiettivo di aiutare i bambini a conoscere meglio se stessi e il proprio corpo e a comunicare meglio attraverso esercizi di rilassamento e recitazione. Inoltre è soprattutto un valido strumento di socializzazione.

Altre attività svolte presso il Centro Culturale sono la ludoteca dedicata alla fascia di età fra i 3 e i 5 anni e il laboratorio dei compiti dove si aiutano i bambini il pomeriggio.

I Libri in Bianco e Nero

Al n.6 di Via dei Barbieri (Roma), c’è un antico palazzo dagli interni color rosa pesca.
I corridoi a scacchi bianchi e neri sembrano condurre verso porte magiche.
Così, dopo aver salito le scale fino all’ultimo piano, si scopre un luogo che emana un intenso profumo di libri.
Entrando, ti ritrovi trascinato in venti mila leghe sotto i mari, poi risali e cammini a braccetto con Dorothy in un sentiero di mattoni gialli alla ricerca di OZ e alla fine decidi di saltare su una mongolfiera per girare il mondo in più o meno 80 giorni.
Si tratta di uno spazio in cui si lavora costantemente, affinché i libri diventino i migliori amici dei bambini e perché no, dei loro papà.
Siamo da Biancoenero, una Casa editrice indipendente e innovativa.
Si mormora che in questo posto abbiano un modo unico di creare i libri…
Noi della TeenPress siamo andati a scoprire qual è, ci siamo fatti raccontare tutti i loro segreti, abbiamo letto un libro su un terrazzo che ci ha mostrato Roma in una timida giornata di primavera.
Buona scoperta!

 

Più Tempo per Crescere

Più tempo per crescere è un progetto promosso dall’Assessorato Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità di Roma Capitale. Prevede il finanziamento di 50 scuole che si occuperanno di offrire agli alunni delle materne ed elementari un sostegno ludico/didattico durante il periodo estivo (310.000 € di fondi).
L’idea sarebbe quella, in un periodo problematico come quello che stiamo vivendo attualmente, di andare incontro alle famiglie che si rivolgono alle istituzioni potenziando l’offerta educativa nelle scuole, con proposte che variano dal teatro alla musica, dallo sport alle lingue.
Ogni istituto dovrà programmare almeno due settimane di attività e il costo per le famiglie sarà stabilito a discrezione del singolo istituto.
Hanno partecipato al bando circa 75 istituti e la settimana scorsa è uscita la graduatoria con i 22 istituti vincitori, che sono distribuiti nei vari municipi di Roma.
E fin qui, tanto di cappello.
Ma in sostanza, cos’è il progetto Più tempo per crescere?
Ciò che fino all’anno scorso si chiamava centro estivo. La solita manovra delle nostre istituzioni per far brillare quello che non luccica. Neanche un po’.
Come si può avere qualche informazione in più?
Certo non contattando gli uffici municipali, i quali dipendenti giocando a passarsi la patata bollente, finché, dopo giorni di telefonate e scarica barile, siamo riusciti a contattare l’assistente dell’assessora Alessandra Cattoi, la quale ha acconsentito a rispondere ai nostri quesiti. Nonostante le buone intenzioni, però, l’assessora non è riuscita a trovare un piccolo spazio tra i suoi tanti impegni per incontrarla e permetterci di rivolgerle le domande in una video intervista, le risposte sono arrivate per iscritto.
Ma almeno sono arrivate. Cosa dire allora dell’assessora alla cultura del municipio V, Nunzia Castello? Che prima aspettava uscisse la circolare, e poi non aveva tempo, e poi si è rotta una gamba, e poi vi mando le risposte scritte entro l’ora di pranzo… esattamente 24 ore fa? … Si sarà dimessa come Abete e Prandelli…
Proviamo a cambiare strada. Come si sono organizzate le scuole vincitrici?
Bisognerebbe chiederlo ai dirigenti scolastici, ma nelle ultime due settimane si sono fatti desiderare, rifiutando di accordarci telefonicamente un appuntamento, e nascondendosi dietro a barriere burocratiche (probabilmente inesistenti) quando ci siamo recati direttamente in sito.
I nostri innumerevoli sforzi, dunque, sono stati semplicemente vanificati, ostacolando il tentativo di diffondere informazione.
Non ci resta quindi che riportare le domande e le relative risposte dell’assessora Cattoi, così che possiate valutare da voi la situazione.

1) In cosa consiste il progetto “Più tempo per crescere”?
Il progetto “Più tempo per crescere” mira, innanzitutto, a mettere a disposizione delle famiglie un sostegno educativo di qualità nei periodi di chiusura della scuola. Vogliamo dare risposte concrete alle richieste sempre crescenti da parte dei genitori che devono conciliare tempi di vita e di lavoro nel periodo estivo, cercando di offrire alle bambine e ai bambini un percorso che coniughi momenti ludici con altri prettamente didattici e valorizzando il ruolo delle scuole con soluzioni innovative durante l’estate.

2) Sappiamo che i fondi stanziati ammontano a 310mila euro, come le scuole potranno investire questi fondi?
Le 50 scuole che siamo riusciti a finanziare tramite bando potranno impiegare i fondi erogati per attività di vario genere, a seconda anche della specificità dell’istituto. I progetti vanno dai laboratori creativi al teatro, dalla musica alle discipline sportive fino allo studio delle lingue.

3) Ci può spiegare come è cambiata la situazione dei centri estivi rispetto agli anni precedenti?
La situazione economica del Comune è molto complessa e il bilancio 2014 ancora non è stato approvato. Nonostante queste difficoltà oggettive, abbiamo deciso di fare uno sforzo e stanziare 310mila euro per il progetto “Più tempo per crescere” che reputiamo molto importante nel periodo in cui le scuole restano chiuse.

4) Con l’organizzazione attuale i centri estivi saranno gratuiti?
Ogni scuola nella sua piena autonomia può indicare la quota di partecipazione alle attività proposte.

5) In base a quale criterio sono state selezionate le 50 scuole?
I parametri di assegnazione sono diversi, a cominciare dalla qualità didattica delle azioni e dei servizi previsti a favore della bambine e dei bambini e dalla durata del progetto, con minimo due settimane di programmazione. Acquisiscono punteggi superiori quelle scuole collocate in zone a “rischio educativo” e che propongono una certa innovatività delle metodologie didattiche e formative.

Altri elementi che incidono nella valutazione, la coerenza e congruità del preventivo di spesa in relazione alla durata del progetto, al numero dei destinatari e alla tipologia di attività proposta.

Tutti Pazzi per Peppa Pig

Io sono Peppa Pig,

lui è il mio fratellino George

Lei è Mamma Pig e lui è Papà Pig…

È oramai questa la vocina che riecheggia nelle case degli italiani ed anche in gran parte del mondo.
La famosa maialina, che va in onda tutti i giorni sui canali per i bambini, è diventata un vero e proprio tormentone.
Di lei si sente parlare ovunque: giornali, radio, per strada e non so a quanti di voi sia capitato di sentire anche il camioncino che gira per i quartieri per promuove la vendita dei suoi gadget.
Ma cerchiamo di capire meglio come sia nato questo fenomeno e come mai abbia riscosso un così grande successo in poco tempo.
Peppa pig è il nome di un cartone animato di origine britannica, prodotto da Astley Baker Davies, distribuito nel 2004 e giunto in Italia nel 2010.
La protagonista è questa maialina di 4 anni che vive in un paesino dell’Inghilterra, circondata da parenti ed amici; infatti troviamo: il fratellino George; la madre, Mamma Pig; il padre, Papà Pig ed anche i nonni, Nonno Pig e Nonna Pig.  Partecipano alle sue diverse avventure tanti amici di altre specie animali: Susy Pecora, Rebecca Coniglio, Danny Cane, Pedro Pony, Emily Elefante e così via. Già dall’attribuzione dei nomi si evince una caratteristica molto particolare, infatti, in inglese, ogni iniziale del nome corrisponde a quella della specie animale.
Le avventure di Peppa e della sua famiglia ed amici, rispecchiano episodi di pura quotidianità, come andare all’asilo, fare delle gite nel bosco o partecipare a qualche festa di compleanno. Le puntate hanno una durata di 5 min e 5 secondi, dove si raccontano le avventure di questa maialina un po’ pasticciona a cui piace tantissimo saltare nelle pozzanghere insieme alla sua famiglia.
Alle volte, nelle puntate, si possono presentare dei problemi da risolvere, come la scomparsa del dinosauro di George, il suo pupazzo preferito; o Papà Pig che perde la strada per aver letto la cartina al contrario; alla fine però, ogni problema viene risolto e tutti gli animali rotolano, per terra, a pancia all’aria dalle risate.
Compresa la storia di Peppa Pig, cerchiamo di capire cosa la rende così speciale.
Abbiamo detto che le storie riportano episodi di quotidianità, le immagini sono molto semplici, nessun 3D, le montagne sono arrotondate e le macchine che le percorrono salgono in verticale; i colori non sono sfumati e non ci sono avventure in mondi fatati o altro.
Allora cosa rende così speciale questo cartone?
La semplicità. È proprio questa la chiave del successo. I disegni piatti ed i colori altrettanto piatti e decisi, così come i dialoghi semplici, danno al bambino un senso di sicurezza e tranquillità.
La chiave di lettura è che linee e colori rispecchiano i canoni del bambino ed i disegni riportati dal cartone si avvicinano ai disegni tipici dell’infanzia (ad esempio le casette sono esattamente come le farebbe un bambino). Ciò gli restituisce un senso di sicurezza e tranquillità, in quanto quello che riscontra è che ogni cosa che vede è molto vicino alla sua realtà e questo lo coinvolge maggiormente.
Il cartone, inoltre, trasmette aspetti di positività ed allegria, questo si evince dalla gioia che la famiglia manifesta, dai momenti di solidarietà, dagli insegnamenti sul rispetto degli altri e dalla buona educazione.
Ciò che il cartone riesce a far trasparire, oltre alla semplicità e serenità, sono aspetti educativi che possono essere incisivi sullo sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino.
Analizzando il cartone, quello che risalta è che i diversi animali, amici di Peppa Pig, sono animali diversi tra loro. L’intento dell’autore è quello di far comprendere che non ci sono differenze di razza, in una società multietnica come la nostra, quello che si comunica è che ogni “razza animale” ha le sue caratteristiche, un proprio habitat, un cibo preferito o un gioco preferito, come saltare nel fango per tutta la famiglia Pig, ma nonostante ciò molte esperienze possono essere condivise tra le diverse razze.
Se avete avuto modo di osservare un bambino mentre guarda Peppa Pig, avrete potuto notare che ha la tendenza a sorridere. Questa è un’altra caratteristiche che rende particolare questo cartone. I personaggi hanno la tendenza a sorridere sempre, a ridere di gusto alla fine di ogni puntata e per giunta tutti insieme dopo aver fatto un “pasticcio”, come a ridere dopo aver ritrovato un oggetto scomparso. In sintesi, quello che traspare è la serenità, la gioia ed i visi sorridenti che comunicano anche il valore della solidarietà, infatti un problema non lo si risolve mai da soli. Viene inviato, quindi, il messaggio e la disponibilità dell’aiutare l’altro ed infatti anche l’unione della famiglia viene sottolineata dagli autori.
La famiglia, sempre unita, va a fare una scampagnata nel bosco, insieme si va alle feste, insieme si cena, si raccontano le favole e si fanno tanti giochi. Quello che un bambino percepisce è l’unione del nucleo familiare come punto saldo per poter fare tante cose, in primis risolvere un problema.
Questi aspetti credo abbiano contribuito a rendere Peppa Pig il cartone più seguito dai bambini, ed anche dai loro genitori. I dati che si possono trovare su internet, ci dicono che più di 600 mila bambini, al giorno, guardano Peppa Pig e questi non si fermano a rilevare solo le puntate che vengono trasmesse, si parla di 3 milioni di copie di libri, da 1 a 4 milioni di visite per le puntate che si trovano su YouTube, ed oggi possiamo trovare in commercio zaini, pastelli, maglie, sciarpe e le famosissime galosce per saltare nelle pozzanghere, proprio come la protagonista.
È quindi, questa, una mania che credo non si arresti per il momento. Una conferma arriva anche dal grande successo che lo stesso cartone ha riscosso al cinema e a teatro, la sua mascotte è richiestissima per feste di compleanno e per strada, ora che è carnevale, potrete vedere anche alcuni bambini travestiti da Peppa Pig.
Non tutti, però, condividono “ il fenomeno Peppa Pig”, come gli animalisti dell’Aidaa, che hanno lanciato una protesta, in cui invitano i genitori a spegnere la tv quando viene mandato in onda il cartone. Gli animalisti fanno appello al fatto che il cartone non rappresenta minimamente la realtà degli animali. I maialini felici, secondo loro, esistono solo nella loro fantasia e non credono sia giusto far vedere solo un lato della medaglia, è importante che i bambini sappiano a quali violenze debbano sottostare maiali, mucche, oche, conigli ecc.
Spero che questi pensieri divergenti non vadano ad incidere sul bambino, sul piacere di vedere un cartone che possa suscitare delle emozioni positive e che possa concedere loro un momento di serenità e tranquillità. Basterà diventare grandi per apprendere la vera realtà sul mondo dei maiali e purtroppo tante altre realtà che fanno parte della nostra vita, con cui prima o poi tutti ci dobbiamo confrontare.
Quello che penso è che sognare non ha mai fatto male a nessuno, prima si credeva agli unicorni, a Babbo Natale e alla fatina dei denti, oggi si crede che i maiali indossino delle galosce per saltare nel fango; ben venga così, tanto a un bambino non fa differenza. Un bambino lo sa che i maiali non vanno a scuola, che non indossano scarpe e che non vanno in gita a visitare dei castelli. A loro importa poter vivere l’emozione che in quel momento quella storia gli sta trasmettendo, poter saltare nelle pozzanghere per sentirsi liberi e spensierati proprio come Peppa.
Si lasci ad ognuno la libertà di credere in quello che vuole e ad un bambino di amare una maialina che, anche se per noi adulti è un po’ banale, per loro è fonte di gioia ed ispirazione.

Anna Angrisani

 

Geronimo Stilton – Nel Regno della Fantasia

Inutile sottolineare, per l’ennesima volta, l’importanza che riveste lo stimolare la fantasia nella crescita dei nostri bambini. Beh, a mio modesto avviso, niente può riuscirci come la lettura di questo libro.
Geronimo Stilton è un topo giornalista e scrittore che vive nella città di Topazia, un’isola di topi. Dirige L’eco del roditore, ovvero il giornale più famoso dell’isola, ma si ritrova sempre misteriosamente catapultato in qualche favolosa avventura.
In questo caso particolare, lo vedremo affrontare il primo dei suoi viaggi nel regno della fantasia, al quale poi ne seguiranno altri (otto, per il momento).
Per farla breve, il nostro eroico topo, tornato a casa dopo una lunga giornata di lavoro, trova un carillon con sette pietre preziose e una pergamena scritta in fantasico, una lingua sconosciuta. Grazie al ranocchio Scribacchinus, che sa leggere il fantasico, Geronimo scopre che la pergamena è una richiesta di aiuto di Floridiana, la regina del regno delle fate, quasi completamente distrutto da Stria, la regina delle streghe. Inizia così il suo viaggio nei sette regni delle streghe, delle sirene, dei draghi, dei folletti, degli gnomi e dei giganti, a cui si aggiunge poi il regno nascosto dei troll.
Quello che mi preme di portare alla vostra attenzione, però, non è tanto la storia in sé e per sé, che comunque è brillante e vivace, quanto il modo in cui questa viene raccontata. Sta proprio qui la particolarità che rende così attraente, originale e divertente questa serie di racconti; nel linguaggio estremamente colorito, caricato e spiritoso, che esce un po’ dai canoni della normale arte oratoria conferendo al romanzo un aspetto quasi fumettistico: frasi colorate per metterle in evidenza; ripetizione ed esagerazione delle parole che evocano con forza i suoni; molteplici illustrazioni coloratissime che accompagnano costantemente l’intera storia; indovinelli ed enigmi da risolvere; e soprattutto le immagini puzzolenti o profumate, che sono davvero il pezzo forte di questi racconti. I cinque sensi sono stimolati in maniera molto innovativa, ed è un modo di comunicare con i bambini immediato ed estremamente affascinante per loro, tanto che, a primo impatto, si potrebbe anche scambiare il libro per un quaderno dei disegni, o un diario segreto.
Insomma, non è una serie proprio proprio economica, ma vale sicuramente la pena di leggerla.

Silvia Sacchetti

 

514-2geronimo_stilton_nel_regno_della_fantasia_psp_8817