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La Casa delle Farfalle: Un Magico Giardino a Roma

Fino al 7 gennaio 2018 sarà possibile visitare La Casa delle Farfalle, un luogo magico – situato in via Appia Pignatelli 450 – in cui poter osservare da vicino centinaia di farfalle, di tantissime e variegate specie, che volano liberamente in una riproduzione della foresta tropicale.

Biologi ed entomologi guidano i visitatori in questo affascinante mondo, svelando tante curiosità sulle farfalle, le crisalidi, il formicaio, il millepiedi gigante e perfino sulle blatte.

Un luogo per fare entrare i più piccoli a contatto con la natura, ma che consente anche agli adulti di tornare bambini e sognare con il naso all’insù seguendo il volo di queste straordinarie creature.

Gruppi di Parola: Una Risorsa Per La Genitorialità

Il momento storico attuale del nostro Paese vede l’incremento costante di separazioni e divorzi. Tuttavia, si osserva che spesso la separazione della coppia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per la ricerca di un nuovo equilibrio soprattutto in uno scenario familiare in cui rabbia e senso di colpa influiscono nelle relazioni con possibili conseguenze negative sui figli. A volte per i genitori, presi dalle proprie vicende personali, può risultare difficile riconoscere il disorientamento dei figli ed aiutarli ad elaborare gli eventi, la sofferenza e i cambiamenti.

In quest’ottica si inserisce la risorsa dei GRUPPI DI PAROLA per figli di genitori separati. Nel 1991 Lorraine Filion fonda in Canada i primi Grupes de Paroles (per bambini) e Groupes Confidances (per adolescenti). Qualche anno dopo si diffondo in Francia ad opera di Marie Simon; anche in Belgio e in Scozia questi gruppi sono iniziative che da anni i Servizi Sociali utilizzano. In Italia, i Gruppi di Parola, invece, sono una realtà piuttosto recente: sono stati introdotti, infatti, per la prima volta nel 2006 dalla professoressa Costanza Marzotto, presso il Servizio di Psicologia clinica per la coppia e la famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

I Gruppi di Parola sono uno strumento di aiuto offerto ai figli di genitori separati o divorziati affinché questi bambini e adolescenti abbiano la possibilità di sviluppare una propria rappresentazione dei fatti legati alla separazione. Hanno lo scopo di accompagnarli, insieme alle loro famiglie, durante la riorganizzazione della vita quotidiana e consentono ai bambini di reperire, con l’aiuto del gruppo di pari e con la guida del conduttore, strategie possibili per gestire le relazioni all’interno di un sistema familiare in cambiamento.

Il GdP può essere composto da un minimo di 4 a un massimo di 8 partecipanti tra i 6 e i 15 anni; è importante che il numero dei partecipanti non sia troppo elevato così che il dialogo non risulti troppo dispersivo. In più, è consigliabile evitare la presenza contemporanea di fratelli per favorire l’espressione individuale, ma è bene inserire in uno stesso gruppo bambini che si trovano in fasi diverse della separazione per una maggiore condivisione di esperienze.

L’obiettivo principale del GdP è quello di dare parola a un evento critico e doloroso attraverso la condivisione. Nello specifico consente di esprimere sentimenti, paure, dubbi e speranze attraverso diversi strumenti e avere l’occasione di reperire informazioni e di porre domande. Tutto questo viene trattato in un ambiente accogliente e con l’aiuto di professionisti appositamente formati, generalmente psicologi e assistenti sociali, preferendo la co-conduzione che permette di seguire meglio tutti i bambini e di usare gli strumenti adatti, soprattutto quando c’è una buona sintonia tra i conduttori.

Le tematiche proposte sono numerose e spesso variano in base a quanto emerge dalla prima conoscenza del gruppo. Generalmente si affrontano argomenti come il senso di responsabilità verso la separazione dei genitori, il conflitto, la relazione con il genitore non coabitante, i nuovi compagni dei genitori ed, eventualmente, i nuovi fratelli… Sono tutte situazioni che i minori vivono quotidianamente, ma di cui molto spesso non capiscono il reale significato. Questi temi vengono trattati in modo flessibile e in base ai bisogni che emergono da quel determinato gruppo anche perché lavorare con i bambini comporta sempre un certo grado di imprevedibilità. Gli strumenti di cui si servono i conduttori per far sì che i partecipanti si esprimano al meglio sono il disegno, i cartelloni, i giochi di ruolo, la scrittura e le emoticons.

Il GdP segue un percorso di quattro incontri preceduti da un incontro di presentazione ai genitori del lavoro che si andrà a svolgere. Questo primo colloquio rappresenta una parte fondamentale del progetto in quanto si possono già ricavare numerose informazioni sia sulla situazione familiare sia sul momento della separazione e sulle dinamiche relazionali tra i genitori. L’organizzazione prevede i primi tre incontri solo per i bambini, mentre nella seconda parte dell’ultimo incontro sono attesi i genitori. Questi ultimi devono firmare in modo congiunto l’iscrizione del/i figlio/i al gruppo e al termine del percorso possono richiedere un incontro di restituzione facoltativo con i conduttori per un confronto su come il proprio figlio ha vissuto l’esperienza e se è cambiato qualcosa nel rapporto con i genitori; spesso, in questo colloquio, emergono anche le loro difficoltà di adulti nel gestire il legame genitori-figli. Nello specifico ogni incontro è scandito in tre momenti (apertura, merenda, chiusura) e ha un tema dominante: la conoscenza, la scatola dei segreti (contiene i pensieri che i bambini non si sentono di esprimere ad alta voce), la lettera per mamma e papà, mamma e papà rispondono.

Un momento significativo avviene, appunto, durante l’ultima ora del quarto incontro: in questo momento, i bambini hanno modo di presentare a mamma e papà una lettera che il loro gruppo ha scritto per il gruppo dei genitori; in seguito quest’ultimi hanno la possibilità di rispondere al gruppo con dei messaggi anonimi, che vengono letti a tutti dai conduttori. Questa circostanza, carica di forti emozioni, permette ai bambini di stare con i propri genitori i quali trasmettono un messaggio importante che è quello del mantenimento della loro presenza e del loro amore, nonostante la separazione della coppia.

Ciò che permette ai bambini di confrontarsi ed esprimere i loro vissuti e le loro emozioni è il fatto che possano farlo in un ambiente sicuro e caratterizzato dalla riservatezza in quanto essi devono sentirsi liberi di parlare di quello che stanno vivendo sapendo che quello che dicono verrà mantenuto segreto dai conduttori e dagli altri partecipanti.

Troppo spesso questi bambini si trovano in una situazione di disorientamento e solitudine che riempie le loro teste di preoccupazioni tanto da accantonare le attività che dovrebbero fare alla loro età. Inoltre, se i genitori pensano che i figli siano rimasti fuori dal conflitto o che non sappiano, è vero, invece, che questi recepiscono le vicende e sostituiscono le informazioni reali, spesso non espresse apertamente, con delle fantasie andando ad alimentare il senso di colpa e a minare la loro autostima. Oltretutto, nel nostro Paese gli interventi in fatto di separazione si svolgono all’interno di percorsi giuridici, tranne nel caso i cui i servizi ritengano necessari momenti di supporto (come la mediazione familiare) nelle situazioni più problematiche, e di fatto i minori vengono ascoltati solo in modo marginale. Anche se il GdP non è un vero e proprio intervento terapeutico, ma di sostegno, può avere effetti terapeutici anche per il solo fatto che i genitori insieme abbiano pensato che questo tipo di esperienza potesse rivelarsi utile per il proprio figlio.

In conclusione, il Gruppo di Parola può rivelarsi una ricca e valida risorsa che permette in poco tempo di affrontare tematiche difficili ed impegnative e di stabilire un contatto con la famiglia che, a volte, potrebbe rivelarsi bisognosa di un supporto più articolato e continuativo. L’elemento che caratterizza questo progetto è che, attraverso il gruppo, i bambini apprendono il messaggio più importante: nonostante la separazione, mamma e papà continueranno ad amarli e a rimanere per sempre i loro genitori.

“Iscrivere il proprio figlio ad un Gruppo di Parola è per lui un’opportunità per vivere meglio le trasformazioni che attraversano la sua famiglia” (Marie Simon)

 

Deborah Zuccotti

 

 

20 novembre: Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza

Il 20 novembre 1989 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Convenzione dei diritti dell’infanzia, un documento che sancisce gli stessi diritti per tutti i bambini del mondo, senza alcuna distinzione di sesso, razza o religione.

Tutti i bambini hanno diritto a vivere con i propri genitori, ad essere curati, aiutati e protetti da ogni forma di violenza.

La famiglia e le istituzioni devo garantire la loro educazione, il loro sviluppo, la loro libertà, la loro possibilità di esprimere liberamente opinioni e di avere una vita sociale.

Insomma, il diritto a una vita dignitosa, all’ascolto e alla tutela fino al 18esimo anno d’età.

Eppure sono ancora troppi i bambini che non godono di questi diritti, quelli che vivono in zone di guerra e quelli costretti a scappare e a doversi rifugiare in terre lontane e troppo spesso ostili e inaccoglienti nei loro confronti.

Specialmente a questi bambini va il nostro pensiero nella Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Oggi è la Giornata Mondiale dei Diritti dell'Infanzia e dell'A…

Oggi è la Giornata Mondiale dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza – 20 Novembre Un'occasione per ricordare che c'è ancora molto da fare per la vita di milioni di bambini che, ancora oggi, vivono in povertà, vengono sfruttati sul lavoro o mandati in guerra e non hanno la possibilità di studiare, esprimersi in completa libertà e sviluppare la propria personalità e le proprie attitudini.

Pubblicato da Il Messaggero.it su Domenica 19 novembre 2017

Il Principe Ranocchio al Teatro Kopó

Il 28 e il 29 ottobre, nel VII municipio, al teatro Kopó  è andato in scena “Il principe ranocchio”. La fiaba classica, scritta dai fratelli Grimm, racconta di come la protagonista stringa amicizia con un ranocchio che poi si scoprirà essere un principe tramutato da un incantesimo malvagio. L’incontro tra i due avviene mentre lei va alla ricerca del suo gioco preferito: una palla d’oro che le è caduta in uno stagno. Il principe riprenderà le sue sembianze dopo che la principessa in un atto di disgusto lo scaglierà contro il muro.
Il riadattamento, interpretato da Maria Silvia de Sanctis ed Emanuela Maiorani, riprende tutti i punti fondamentali della fiaba classica. La ricerca della palla dorata, però, non viene condotta dalla principessa ma da 4 ranocchi, tutti bramosi di essere baciati dalla principessa.

La fiaba è stata raccontata attraverso l’utilizzo dei burattini, in uno spettacolo adatto ai bambini dai 3 anni in su.

 

“Lettura… che avventura!”: libri e letture, a ciascuno il suo

Simona Maiozzi, lettrice espressiva per passione e professione, è un’appassionata di lettura fin da bambina e dedica da trent’anni le sue competenze al mondo dei bambini, riuscendo ad estendere i progetti educativi e le iniziative culturali anche ad adolescenti e adulti. Racconta: “La mia più grande fonte di ispirazione e di crescita scaturisce dall’incanto negli occhi dei bambini quando la mia voce li conduce nel mondo dei libri“.
Da questa magia ha preso vita il progetto “Lettura…che avventura!” che si rivolge a bambini e ragazzi e si pone come obiettivi primari di incentivare la lettura e sviluppare un rapporto positivo e personale con i libri. A questi si aggiunge l’obiettivo trasversale di sensibilizzare gli adulti sui benefici della lettura precoce e coinvolgerli ad introdurre la pratica della lettura per suscitare il piacere di leggere nella vita quotidiana sia in famiglia che nelle scuole.

Per contribuire al futuro sociale e culturale del Paese sono state ideate, progettate e realizzate attività di promozione della lettura originali ed efficaci. Tali attività sono state suddivise per poter interagire con i lettori di tutte le età, dai neonati agli adulti, arrivando a coinvolgere anche genitori in dolce attesa. Simona propone sei tipi di progetti:

  • LEGGINPANCIA – nel corso di uno o più incontri della durata di circa 3/4 ore, offre ai futuri genitori informazioni sui benefici della lettura precoce e incentiva la pratica di parlare e leggere già durante la gravidanza per creare un “cordone ombelicale sonoro” con l’obiettivo di far crescere e stimolare l’apprendimento del bambino
  • LEGGINBRACCIO – è rivolto agli adulti e, in particolare, a genitori, educatrici di Asilo Nido e operatori impegnati nella prima infanzia. Si pone come finalità di suscitare il piacere di condividere momenti di lettura con il/i proprio/i figlio/i e permette di condividere le esperienze personali relative alla lettura in famiglia. Si propone in 3 varianti tra cui un incontro formativo, un laboratorio espressivo (Rime per amore) e un appuntamento con letture animate con la partecipazione dei bambini da 0 a 2 anni
  • LA FATA DELLA LETTURA – Simona Maiozzi prende le vesti di una vera fata che incanta il pubblico con letture animate, narrazioni, fiabe e burattini per bambini da 3 a 10 anni. Gli incontri si adattano alla programmazione educativa della Scuola Primaria e dell’Infanzia e ogni spettacolo affronta un tema diverso, dalla multiculturalità alla famiglia all’ecologia
  • SENTIERI DI PAROLE – è dedicato agli adolescenti di età compresa tra 10 a 19 anni che spesso, aggrappati al mondo del cellulare e di Internet, rifiutano di avvicinarsi alla lettura e ad alcuni generi in particolare soprattutto perché la lettura per questi ragazzi viene spesso associata all’obbligo del compito scolastico. Il progetto propone un’ampia selezione di contenuti letterari in una chiave di lettura alternativa, affrontando i generi della fiaba, della mitologia e dell’epica cavalleresca con un approccio alla lettura teatrale, ma immediatamente comprensibile
  • NOTTE INCANTATA – un’ambientazione scenica, a lume di candela, che proietta gli ascoltatori in una dimensione unica e coinvolgente fa da sfondo a letture teatrali di opere letterarie e fiabe antiche dedicate agli adulti. Gli incontri propongono la fiaba come uno strumento prezioso per esprimere il proprio “io”, per comprendere le proprie emozioni e le proprie difficoltà e per rivivere il vissuto di quel “bambino interiore” spesso dimenticato nella vita quotidiana
  • MAGNIFICAT – si tratta di un itinerario di letture drammatizzate di testi sacri e liriche dedicate a Maria che si snoda tra le antiche preghiere e le più intense poesie dedicatele da santi e poeti della letteratura italiana

A questi progetti si aggiungono anche corsi formativi di lettura espressiva, fiaba e libri per bambini aperti a tutti gli adulti coinvolti nel mondo della lettura e dell’infanzia: educatori, docenti di ogni ordine e grado scolastico, assistenti educativi, librai, bibliotecari, operatori socio- sanitari e culturali, genitori, appassionati. La formazione è dedicata a tre diverse argomentazioni: lettura ad alta voce (corso “Libriamo”), fiaba e lettura di fiabe (corso “Nel mondo incantato: leggere la fiaba”) e letteratura infantile (corso “Viaggio di carta). L’obiettivo di tali incontri è quello di considerare la fiaba come un “ponte” che unisce adulti e bambini in un’ indimenticabile e magica avventura.

E’ una magica avventura che Simona Maiozzi offre al nostro Paese portando passione e professionalità e offrendo a tutti la possibilità di avvicinare e apprezzare una pratica che oggi viene ormai considerata superflua. Così Simona descrive le sue motivazioni e ci invita a riconsiderare la lettura:

Promuovere la lettura e l’amore per i libri  significa dare un contributo personale al futuro sociale e culturale del nostro Paese. Un Paese in cui non si legge. E solo chi legge è libero.
Sono convinta che ogni ragazzo “non lettore” rappresenti non solo una sconfitta del sistema educativo ma anche un’ occasione di sviluppo persa per la società intera, un’ingiustizia sociale e morale perché si trasforma nell’impossibilità di accesso all’informazione, alla cultura, al pensiero divergente, ai sogni, alla libertà (Simona Maiozzi)

Deborah S. Zuccotti

Torna #ioleggoperché: gli eventi in programma a Roma.

Da sabato 21 a domenica 29 ottobre 2017 torna #ioleggoperché, la più grande iniziativa nazionale per la promozione della lettura, quest’anno alla sua terza edizione (qui il sito).

Organizzata dall’Associazione Italiana Editori, l’iniziativa vive grazie all’impegno e all’entusiasmo di insegnanti, librai, bibliotecari e cittadini, che in questi 9 giorni raccoglieranno libri per arricchire il patrimonio librario delle biblioteche scolastiche che ne faranno richiesta attraverso il portale.

Gli editori doneranno ad ogni scuola, per ordine di grado, lo stesso numero di libri.

Per incrementare le donazioni si organizzeranno eventi, letture ad alta voce, presentazione di libri e incontri con gli autori, spettacoli, flash mob letterari e tanto altro ancora. Le cinque scuole che avranno organizzato gli eventi più originali e coinvolgenti saranno premiate con un buono acquisto del valore di 2.000 euro, da spendere ovviamente nell’acquisto di libri.

Ecco gli eventi in programma a Roma:

  • dal 21 al 29 ottobre, presso la libreria Il Giardino del Mago (via Valle Corteno 50/52, 00141 Roma) sarà possibile acquistare libri da donare alle seguenti scuole: IC Maria Montessori, Liceo Statale Maria Montessori e Scuola Primaria Don Bosco;
  • il 24 ottobre, dalle ore 10, presso la biblioteca scolastica dell’Istituto comprensivo Alzavole (via Belon 150, 00100 Roma), il fumettista Alessio Spataro presenterà la graphic novel Violeta, biografia disegnata di Violeta Parra;
  • il 24 ottobre, dalle ore 17.00, presso la Dei Merangoli Editrice (Complesso Architettonico di Santa Maria dell’Orto – Cortile dei Merangoli – Via Anicia 10, 00153 Roma) verrà presentato il libro di poesie Crolli, con letture dell’autrice Rosaria Lo Russo;
  • il 25 ottobre, dalle ore 17, presso la Libreria del Sole (viale Caduti Guerra di Liberazione, 470, 00128 Roma), ci sarà la presentazione del libro Il tempo delle ciliegie di Gianlivio Fasciano;
  • il 28 ottobre, dalle ore 17.30, presso l’MCP SERVIZI (Roma Flaminio – Via G. Reni 2/D, 00196 Roma) verrà presentato il libro Anche i pidocchi vanno in paradiso, di Andrea Gironda.

Vi invitiamo a non perdere l’occasione e a partecipare all’iniziativa, perché impreziosire di nuovi libri le biblioteche scolastiche significa arricchire il bagaglio culturale dei ragazzi che li leggeranno.

 

Anna Tanzi

Torna “La Città in Tasca” 1 -10 Settembre 2017

“La Città in Tasca” cultura, spettacolo, gioco con i bambini e i ragazzi di Roma – giunta alla XXIII edizione – nasce negli anni ‘80 con l’Arciragazzi Comitato di Roma Onlus per promuovere spazi urbani sempre più a misura di bambino. Obiettivo dell’Evento è quello di condurre bambini e ragazzi a sperimentare linguaggi nuovi, scoprire realtà culturali e sociali diverse, conoscere ed apprezzare le arti, ampliare i propri orizzonti, sensibilizzandoli, fin dalla prima età, al mondo delle arti per una crescita formativa ed educativa.

Un appuntamento che è diventato cosi, nel corso delle sue tante edizioni, un leitmotiv dei pomeriggi d’estate dei bambini di Roma che fa parte del grande contenitore dell’Estate Romana per il triennio 2017/2019. Un viaggio alla scoperta delle arti, con interessanti laboratori che conducono i bambini alla scoperta della scrittura, del riciclo, della manualità, della danza, della musica, del cinema e del fumetto.

info: www.lacittaintasca.it

o su Facebook /laCittàinTasca/

La Casetta della Cultura

Martedi 31 Maggio in un pomeriggio di letture animate, giochi e musica, i bambini della Ludoteca Ludomagicabu di via dei Lincei 93 hanno consegnato ai cittadini del Lotto 1 di Tor Marancia un Casetta per il bookcrossing, un’iniziativa di scambio gratuito di libri. In una bella giornata di sole ascoltiamo cosa ci hanno raccontato i protagonisti.

 

 

Il Giardino di Matisse

Passare del tempo in famiglia divertendosi tutti insieme? Questo era uno degli obiettivi del laboratorio “Il giardino di Matisse” dedicato all’omonimo libro ispirato alle opere di Henry Matisse, e rivolto ai bambini dai 3 ai 6 anni e alle loro famiglie che si è svolto domenica 15 marzo presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Dopo una visita guidata i bambini, con l’aiuto dei loro genitori, hanno colorato e ritagliato delle figure utilizzando la tecnica del collage utilizzata negli ultimi anni di vita dal pittore.

Bianco Teatro al museo

Sabato 20 febbraio al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari terza e ultima giornata dedicata al Bianco Teatro di Fernanda Pessolano, un laboratorio per bambini sulla costruzione di teatrini di carta. Palcoscenici in miniatura, architetture, oggetti evocativi, personaggi, sagome, mobili di carta, oggetti di scena e quinte, realizzati con materiale da riciclo, sono gli ingredienti fondamentali del laboratorio. Siamo andati alla scoperta non solo dei bambini ma anche di quei genitori che trovano del tempo da dedicare a se stessi e ai loro figli per dare spazio alla creatività e all’immaginazione liberi dagli oggetti tecnologici…

 

Direzione Techno Town

Chi si aspetterebbe mai di trovare il paese delle meraviglie della tecnologia nel cuore del Villa Torlonia, a Roma? Stiamo parlando di Technotown, una ludoteca tecnologico scientifica situata all’interno del Villino Medievale, un sobrio edificio novecentesco che si fa spazio tra gli eleganti arbusti del parco romano.

In questo spazio dedicato a bambini e ragazzi, natura tecnologia e creatività convivono. In nove stanze equipaggiate con diverse tecnologie, dai lego mindstorm a sensori botanici, i giovani technoscienziati possono imparare attraverso il gioco.
La tecnologia non è più un passivo assuefarsi a tablet e cellulari, ma un immaginare possibilità per un futuro più ecosostenibile e all’insegna della conoscenza.

Nella nostra visita a Technotown vi accompagneremo nelle varie stanze delle meraviglie, guidati dal puntuale e appassionato responsabile di Technotown Gabriele Catanzaro.

 

Minecraft, un videogioco sempre più amato dai ragazzi, sempre più usato nelle scuole

Da oggi, cari amanti dei videogiochi, avrete un’arma letale per controbattere chi vi dice che state solo perdendo tempo, che vi state distruggendo le cellule cerebrali, e che i videogames servono solo a generare violenza e stupidità in un mondo che, e non per colpa dei videogiochi, già abbonda di questi elementi. Basterà infatti citare Minecraft, e raccontare come un insegnante abbia avuto l’intuizione di utilizzarlo per insegnare ai propri studenti la geografia, la storia e persino la fisica, la chimica e la matematica. Siete scettici? Nessun problema, ci penseremo noi a spiegarvi per quale motivo un videogioco può diventare fonte di studio e di istruzione.

Innanzitutto occorre spiegare cos’è Minecraft. Se siete amanti dei videogiochi probabilmente lo conoscete già, e se non lo siete tranquilli: bastano davvero poche righe per descriverlo. Tutto ha avuto inizio nel 2009, quando una versione alpha di Minecraft venne diffusa in rete, fino a raccogliere milioni di fan scatenati. Per quale motivo? Per la semplicità di un videogioco che permetteva (e permette) di creare interi mondi sconfinati utilizzando semplici blocchi: dal terreno all’erba, passando per edifici incredibilmente complessi, tutto è possibile agendo come l’operoso omino di Minecraft, con la sua vanga ed i suoi facili strumenti basilari di costruzione. La possibilità di avere una libertà pressoché totale, e di costruire mondi nuovi o replicare addirittura quelli esistenti, ha trasformato questo videogioco in un vero e proprio oggetto di culto. Tanto da spingere un colosso come Microsoft ad acquistarlo per la spaventosa cifra di 2,5 miliardi di dollari: il tutto semplicemente per diffonderlo su Windows Phone.

La logica terribilmente semplice di questo gioco, ma al tempo stesso adatta ad utilizzi molto vari, ha spinto molti utenti a diventare veri e propri designer dell’universo, fino addirittura a modificarne leggermente le strutture aggiungendo nuovi strumenti e opzioni. Fra questi, pochi mesi dopo l’uscita della versione alpha di Minecraft, s’è fatto notare Joel Levin, insegnante presso una scuola primaria di New York. Joel ha infatti creato MinecraftEdu, una versione modificata del gioco, e pensata per insegnare ai giovani studenti le materie scolastiche più importanti. Un’intuizione davvero geniale: creare una Pompei per far visitare in prima persona una città romana, oppure la geografia con la creazione di foreste pluviali. Per non parlare della matematica, della chimica e della fisica: Minecraft è stato infatti utilizzato per ricreare con i blocchi le cellule, le molecole e altre strutture chimico-fisiche. Stimolando così l’insegnamento, attraverso il divertimento che solo un videogioco sa garantire. E non è un caso che oggi siano ben 40 le scuole che hanno scelto di utilizzare MinecraftEdu per insegnare ai propri studenti le materie fondamentali.

Sport e scuola: un binomio poco sfruttato in Italia

L’importanza dello sport la conosciamo tutti, ma non certo per merito delle nostre istituzioni scolastiche. In Italia, infatti, ci si avvicina allo sport o quando si è piccoli, per via delle classiche scuole di calcio, basket o pallavolo, oppure quando si è concluso il proprio percorso di studi, in una sorta di momento di nostalgia dell’attività fisica, e di voglia di riprendere gli allenamenti. Non è un caso, infatti, che in Italia gli sport a livello dilettantistico siano pieni di ragazzi over 30, oppure di giovanissimi 18enni. Questa forbice anagrafica fa sorgere più di una domanda.

Ed in effetti, tale differenza viene spiegata dalle mancanze del sistema scolastico italiano, che non considera lo sport come un veicolo sociale ed un momento fondamentale per la crescita dell’individuo. Questa paura è un retaggio del ventennio fascista, quando le scuole erano autentiche fucine di atleti, e l’istruzione migliore veniva garantita soprattutto agli uomini e alle donne capaci di portare all’Italia prestigiose medaglie alle Olimpiadi. Un sistema ideologicamente sbagliato e decisamente troppo disparitario, ma che aveva una sua ragione di fondo: crescere sportivamente e al tempo stesso curare la propria cultura. Il detto ‘mens sana in corpore sano’ riassume il concetto meglio di qualsiasi frase, slogan o ideologia.

D’altronde questo è un concetto che nel resto del mondo conoscono meglio di noi. Negli USA, ad esempio, il lungo percorso scolastico che affrontano i ragazzi, fra scuole primarie, secondarie, college ed eventuali master, non abbandona mai la strada dello sport: le attività sportive sono sempre accanto alle altre materie scolastiche, ed un brutto voto in atletica può arrivare a pesare quanto un voto negativo in storia o matematica. Anzi, forse lì la questione vede problemi opposti ai nostri: fin troppo sport, e studi che non sempre sono all’altezza della grandezza di quella nazione. Anche in Giappone non hanno sicuramente problemi nel binomio fra sport e scuola: i ragazzi si allenano sin da giovanissimi, chi negli sport, chi nelle arti marziali. Trattandosi però di una questione anche filosofica, oltre che meramente sportiva, gli allenamenti sono spesso stressanti: impossibile trapiantare quel sistema in Italia, per via di una cultura troppo diversa. Lo stesso dicasi per il sistema scolastico-sportivo americano. Che fare, allora?

L’Italia dovrebbe semplicemente riprogrammare i suoi sistemi istruttivi, re-introducendo l’importanza dello sport di pari passo con lo studio, senza esagerare né da un senso né dall’altro. Innanzitutto, si dovrebbe impedire ai giovani campioni sportivi di abbandonare la scuola per dedicarsi solo allo sport, e allo stesso tempo sensibilizzare le scuole sull’importanza di corsi sportivi che vadano al di là dell’ora di educazione fisica nei licei, e dei piccoli tornei a livello universitario.

Professione designer, apprendere l’arte del design fin da piccoli

Anche se non ce ne accorgiamo il design fa parte della vita di tutti i giorni plasmando tutto ciò che abbiamo attorno. Infatti, tutto è design, dall’automobile che utilizziamo per andare a lavoro fino alla penna che usiamo per scrivere. Addirittura le forme degli oggetti che utilizziamo tutti i giorni, come lo spazzolino con cui ci laviamo i denti o i bicchieri in cui beviamo, sono sempre il prodotto di un attento studio di design che mira ad unire l’estetica alla funzionalità.

Il ruolo dell’Italia nel design internazionale

Proprio il nostro paese rappresenta una delle fonti inesauribili della genialità e creatività che si trova dietro al design. Dai super-yacht alle automobili, passando per la moda e l’arredamento, il bel paese continua ed essere il leader sia nel design industriale che in quello dedicato all’alta moda e alla casa. Proprio per questo è possibile trovare nel nostro paese ottimi istituti che permettono fin da ragazzi un’istruzione finalizzata all’apprendimento di questa arte. Infatti, nel nostro territorio sono molti gli istituti conosciuti a livello internazionale, come la nota scuola di design Istituto Marangoni, che permettono di apprendere i segreti di questo mondo.

L’importanza della creatività

La creatività è un elemento importante in ogni campo, ma viene da sempre considerata un attributo fondamentale nel mondo del design. Risulta quindi fondamentale stimolare la creatività dei nostri figli. Infatti, secondo Giovanna Diodati, fondatore di Tam Tam Toyssimi, la creatività stimola la curiosità, aumenta le conoscenze e favorisce l’interazione con gli altri bambini. La stessa Diodati ha lanciato un’iniziativa che potrebbe coinvolgere molti genitori ed i loro figli nel mondo del design, facendo capire loro non solo quanto questa professione possa essere bella, ma anche socialmente utile: molti ragazzi infatti potrebbero intraprendere questo mestiere, iscrivendosi ad una delle tante prestigiose scuole di design presenti nel nostro paese. Una strada indubbiamente alternativa ai percorsi classici ma che comunque offre molti sbocchi ed opportunità.

Studio Ghibli, la Disney giapponese che insegna il rispetto dell’ambiente e del prossimo

Studio Ghibli nasce nel 1985 a Tokio per volontà di Hayao Miyazaki (affettuosamente noto come ‘il Walt Disney giapponese’), e da trent’anni a questa parte ha prodotto alcuni fra i più belli e commoventi film d’animazione che abbiano mai conquistato l’Occidente.
I film Ghibli sono immediatamente riconoscibili: tonalità pastello, giovanissimi protagonisti, e una speciale sensibilità che pervade l’aria e gli spettatori. Questi capolavori si prestano a più livelli di lettura: senza dubbio pensati per un pubblico giovane, è difficile che non incantino anche gli adulti. Le tematiche ricorrenti rispecchiano quelle che stanno a cuore al fondatore e tutt’ora guida di Studio Ghibli, Miyazaki: l’ambiente, la pace, la necessità di proteggere la Natura e i bambini, e l’eroismo ingenuo e ispirato dei bambini stessi.

Può sembrare strano che in film pensati in primo luogo per bambini si possano trovare scene di violenza: combattimenti, terremoti, disastri, o anche risse da bar. Nessuna di queste manifestazioni risulta gratuita: anzi, il loro irrompere segna proprio uno stacco, volutamente stridente, dall’atmosfera che pervade i film; lo spettatore sussulterà, disturbato dall’azione che così male si accorda con lo spirito e le intenzioni del racconto ma che fornisce, a grandi e piccini, un ottimo effetto catartico. Lo scopo è quello di mostrare certe azioni per far capire la loro portata e i numerosi danni che arrecano. La narrazione trova spesso pause di riflessione dove nulla sembra accadere: ciò che ha luogo è invece proprio un momento di silenzio, dove i bellissimi dettagli e l’attenzione curatissima per i particolari fanno sprofondare completamente nel mondo di Miyazaki.Spirited Away

‘Il mio vicino Totoro’ è sicuramente uno dei più grandi successi di Studio Ghibli: evocativo e struggente nella sua bellezza, è la storia dell’incontro di due bambine con lo spirito stesso della Natura; così come ‘La principessa Mononoke’, un racconto avvincente, avventuroso, e anche terribile sullo scontro fra il cuore della vita selvaggia e il desiderio umano di domarla.

‘La storia della principessa splendente’ è un gioiello di animazione delicato e toccante; tratto, come molti altri film di Studio Ghibli, da una leggenda popolare giapponese, narra la storia imprevedibile e tragica di una giovane che scoprirà che il suo destino non è mai stato quello di rimanere con la sua famiglia. Anche ‘La città incantata’ è un racconto sul diventare grandi: non sempre i propri genitori possono essere presenti, e talvolta anche loro incappano in errori o sono ciechi a cose che, per i bambini, sono lampanti. La piccola protagonista dovrà caversela da sola, fra spiriti dei fiumi inquinati e la ricerca dei suoi genitori.

‘Porco Rosso’ colpirà al cuore i più grandi, mentre farà divertire fino alle lacrime i più piccoli. Cosa succede a chi partecipa a una guerra, e non riesce a scrollarsene di dosso il ricordo? Una maledizione trasforma un pilota in un maiale durante il primo conflitto mondiale; e quando il nazismo e il fascismo oscurano l’Europa, Porco Rosso si ritroverà in prima linea a vedersela con se stesso, e l’idea che si è fatto dell’umanità. Ambientato tutto in Italia, Porco Rosso unisce in una sintesi incantevole tutta la bellezza di un film firmato Studio Ghibli: l’immancabile passione di Miyazaki per gli aeroplani ed il volo, un tocco di magia che si mescola senza strappi alla realtà, la dedizione per i paesaggi incontaminati e nostalgici, e una denuncia senza compromessi della guerra.

Perché il cane è il migliore amico del…bambino

Alcuni genitori giudicano con sospetto la convivenza tra bambini e cani, reputando questi ultimi pericolosi per la salute dei propri figli. In realtà, gli amici a quattro zampe possono rivelarsi non solo dei buoni e sicuri compagni di gioco per i più piccoli, ma possono facilitare lo sviluppo di capacità emotive e cognitive utili per la loro crescita.
La scelta dell’animale dovrà in ogni caso basarsi su alcune riflessioni precise: anzitutto il cane dovrà essere compatibile con l’ambiente domestico, se sarà ospitato in un appartamento; inoltre è opportuno che non sia aggressivo o che non possieda un carattere eccessivamente dominante. Razze come labrador o i collie sono le più socievoli e tenere, particolarmente adatte alla compagnia di un bambino, così come i beagle o i boxer, dotati di grande pazienza ed intelligenza. Indipendentemente dalla specie, si consiglia sempre di non lasciare il bambino solo con il cane e di essere sempre presenti soprattutto durante il momento del gioco.

Ricerche scientifiche hanno potuto appurare che l’interazione con gli animali, soprattutto con i cani, aiuta i bambini a sviluppare delle qualità e delle competenze di grande rilevanza sociale, in grado di migliorare la qualità della vita durante le successive fasi della crescita. Tra le dimensioni più significative va citato il contributo al miglioramento della sfera emotiva: vivendo insieme al cane, che viene considerato come un vero e proprio compagno di giochi, il bambino impara ad immedesimarsi con il suo vissuto, sviluppando qualità come l’empatia e la compassione. Inoltre, imparando a nutrirlo e pulirlo, il bambino inizia a comprendere l’importanza della responsabilità e del rispetto nei confronti delle esigenze del cane. Questo può influire positivamente sul senso di autostima dei nostri figli, che possono sentirsi più competenti dedicandosi alla cura del cane.
L’interazione con i simpatici amici permette, sempre secondo studi specifici, di migliorare sia l’intelligenza emotiva, come già citato, ma anche le competenze cognitive del bambino, che riceverà stimoli e sollecitazioni costanti dal cane.
Crescere insieme ad un amico a quattro zampe produce quindi degli effetti positivi sul bambino, contribuendo al suo sviluppo emotivo, sociale ed intellettivo.

Donazione record per finanziare attività educative

Una società senza la giusta istruzione, specie verso le nuove generazioni, non ha futuro. Deve essere stato questo il pensiero del ricchissimo manager americano Steven Cohen che, assieme alla moglie Alexandra, ha generosamente donato una cifra altissima al Whitney Museum of American Art. Mr. Cohen è il fondatore della S.A.C. Capital Advisors, L.P., vanta un patrimonio di circa 11 miliardi di dollari ed è considerato il 35° uomo più ricco degli Stati Uniti d’America (i dati si riferiscono al 2014.

La donazione dei coniugi Cohen al museo di arte moderna di Manhattan ammonta a ben 2 milioni di dollari ed è la più alta mai fatta per contribuire allo sviluppo di programmi educativi per bambini. Il museo, fondato negli anni ’30 dalla scultrice Gertrude Vanderbilt Whitney, è oggi ospitato in una splendida sede realizzata dall’architetto italiano Renzo Piano. Al suo interno c’è una collezione di migliaia di opere d’arte, molte delle quali donate e vi è anche una biblioteca con oltre 30.000 volumi.

Il Whitney Museum of American Art, come si legge nella home page del suo sito, organizza da anni progetti per favorire l’apprendimento e la diffusione della cultura nei giovani e nelle famiglie. Possiamo, infatti, cliccare sulla parola “Learn” per trovare tutti i iniziative e le attività proposte per avvicinare i più piccoli all’arte e farli interagire con chi lavora nel settore. Un museo quindi attivo, che non “mostra” solamente, ma propone e crea, anzi cerca di plasmare persone migliori per il futuro. Tutte queste attività hanno, però, un costo elevato che viene sostenuto grazie alle donazioni. Grazie alla generosità dei coniugi Cohen potranno quindi essere portate avanti tante attività di alta qualità. La donazione di due milioni di dollari verrà dilazionata in un arco temporale di cinque anni.

Steven Cohen non si è avvicinato al museo di arte moderna di Manhattan per caso. I coniugi Cohen sono conosciuti da anni come dei grandi collezionisti d’arte. Steven coltiva questa sua passione sin dal 2000 e possiede diverse opere d’arte d’immenso valore come un Pollock, un Munch, un Warhol ed un Picasso. Nel 2014 i Cohen hanno visitato la mostra di Jeff Koons al Whitney Museum. Colpiti in modo straordinario dai capolavori dell’artista icona dello stile neo-pop, Steven ed Alexandra hanno deciso di contribuire in maniera esemplare. Non si sono voluti concedere il lusso di una nuova opera d’arte in casa, ma hanno optato per un investimento sull’istruzione, per renderla fruibile ed alla portata di tutti. Da qui è partita l’idea della generosissima donazione di due milioni di dollari da investire sui progetti educativi del museo.

Anche il direttore del museo Whitney, Adam D. Weinberg, ha commentato con gioia la donazione. Le sue sono state parole di profonda stima verso la Steven & Alexandra Cohen Foundation che ha saputo riconoscere il valore aggiunto delle esperienze che il museo propone specie nei confronti dei più piccoli. Weinberg ha anche espresso il concetto di come l’arte possa aprire le menti e renderle più comprensive verso la condizione umana.

Investire nella cultura e sulla crescita delle nuove generazioni è e deve essere un tema fondamentale del giorno d’oggi. La grande ricaduta sociale e ricchezza che la cultura infonde verso i giovani è un patrimonio che un domani tornerà utile all’intera società. L’istruzione dei più piccoli è una formidabile arma per un futuro migliore, una risorsa che i principali musei del mondo, compresi alcuni in Italia, stanno cercando di adottare per accaparrarsi nuove ed importanti fasce di pubblico.

 

La Città in Tasca 2015 – 4/13 Settembre

Nella XXI edizione de LA CITTA’ IN TASCA le arti saranno più che mai protagoniste. Dal 4 al 13 Settembre, tutti i giorni dalle 17,00 alle 23,00 torna ancora una volta con l’Estate Romana – al Parco degli Scipioni in via di Porta Latina, 10 – LA CITTA’ IN TASCA, cultura, spettacolo, gioco con i bambini e i ragazzi di Roma, organizzata dall’Arciragazzi Comitato di Roma e oggi alla Sua XXI edizione.

Clicca e scarica la Brochure 2015

Nell’ambito della sezione “I Cantieri dell’Arte”, con il progetto “Arte contemporanea nella Roma Antica”, quattro artisti, giovani ma già affermati – Maria Antonietta Bagliato, Adriana Ferrante, Cristiano Quagliozzi e Milena Scardigno – realizzeranno, insieme ai bambini, quattro installazioni che resteranno nel parco degli Scipioni come testimonianza artistica contemporanea.

E per valorizzare questi preziosi tesori del passato, La Città in Tasca proporrà visite guidate gratuite, a cura del Gruppo Archeologico Romano, e un concerto di archi sul magnifico piazzale antistante le Tombe.

Nel laboratorio delle Artingioco, questa volta i bambini potranno giocare con l’arte di Matisse e poi costruire animali giganti nello spazio “Cartoni animali”.

Spettacoli pomeridiani o serali offriranno un interessante panorama dell’attuale produzione teatrale italiana e straniera per ragazzi: teatro di figura e di attore, clownerie, teatro musicale, danza, e “Chica e Miko – Commedia Musicale ecosostenibile per cicale e formiche”, una coproduzione di Arciragazzi Comitato di Roma – Carpet e Pescatori di Poesia, spettacolo interattivo di teatro d’attore, maschere e oggetti animati.

Inoltre, la rassegna cinematografica “Cinema! Cinema! Favole e storie per sognare”, da godere la sera sotto le stelle. Ma anche le nuove tecnologie saranno protagoniste a La Città in Tasca: nel “Villaggio digitale”, si potrà costruire un modello di Città a misura di bambini. La città prenderà vita e i bambini, oltre a creare alcuni elementi (pista ciclabile, parco giochi, ludoteca, ecc.), potranno interagire con tutti i componenti del plastico: controllo del tram, suoni, scambi, itinerari, parcheggio, lampioni, luci nelle case, ecc. per comprendere meglio, giocando, come funziona l’elettricità, cosa sono e come funzionano i robot e altro ancora.

Come sempre, nella Biblioteca de La Città in Tasca si potranno prendere in prestito libri e incontrare autori: quest’anno saranno presentati ai bambini bellissimi libri d’arte, di musica e di scienza, in collaborazione con la Libreria Ponte Ponente e alcuni interventi estemporanei di letture animate dell’ApeLettura delle Biblioteche di Roma e dell’ApePiaggio Bibliolibrò, una nuovissima e scintillante bibliolibreria ambulante. Davanti allo spazio biblioteca inoltre i bambini troveranno degli alberi di legno coloratissimi su cui appendere le loro poesie, quelle che inventeranno a La Città in Tasca.

Anche quest’anno la manifestazione accoglierà infine un “cantiere” un po’ particolare – IL CANTIERE DELLE RE BOAT – dove verranno costruite con materiali di recupero e riciclo le colorate e fantasiose recycled boat che parteciperanno alla VI edizione della RE BOAT RACE, la regata di imbarcazioni “riciclate” più pazza e colorata dell’estate, promossa e realizzata dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Sunrise 1 con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare – Agenzia Nazionale Giovani – ENEA – Coni Comitato Regionale Lazio – Presidenza della Regione Lazio – Municipio Roma IX (ex XII EUR) – EUR SpA. La RE BOAT RACE è aperta a tutti: bambini, ragazzi, adulti, gruppi di famiglie e gruppi di amici se vorranno potranno costruire i loro natanti colorati che prenderanno poi il largo in questa nuova regata originale, divertente ed eco-friendly che si svolgerà al Parco Centrale del lago dell’EUR il 12 e 13 Settembre.

Completamente rinnovati infine si presenteranno lo Spazio giochi a pagamento e lo Spazio Piccolissimi: tanti giochi nuovi ed entusiasmanti per grandi e piccini. Domenica 13 Settembre la manifestazione si concluderà con il Gruppo SciaraBballo, diretto da Antonella Potenziani e Giovanni Tribuzio, che si esibirà in uno spettacolo di danze popolari con musica dal vivo, coinvolgendo bambini e adulti e proponendo pizziche, tammurriate, saltarelli, ballarelle, tarantelle e quadriglie della tradizione delle regioni del Centro Sud d’Italia.

L’ingresso alla manifestazione è gratuito.

www.lacittaintasca.it

Inserimento all’asilo nido, ecco come affrontarlo nel modo migliore

Il momento in cui il proprio figlio viene iscritto all’asilo nido e sta per frequentarlo potrebbe essere molto difficile per i genitori: ecco come affrontare, nel modo migliore, l’inserimento all’asilo nido del proprio figlio.
Farlo accompagnare dal papà. 

Il primo errore che spesso si commette, quando arriva il primo giorno di asilo nido, consiste nel fatto che ad accompagnare i piccini sono le mamme.
Questo per il semplice fatto che le mamme, che potrebbero avere un comportamento ansioso per il grande evento, potrebbero trasmettere questo stato d’animo al piccino, rendendolo nervoso e più fragile.
Farlo accompagnare dal papà invece, alternando i giorni col marito, permette alle mamme di diminuire l’ansia che provano cosa che permette al piccino di stare maggiormente tranquillo.
Inoltre, per un piccino salutare e “abbandonare” il genitore maschio è più semplice e meno traumatico che fare la stessa cosa con la mamma.

Dirgli chi andrà a prenderlo e quando. 

Un secondo consiglio utile, per poter evitare traumi al piccino, consiste nel dirgli chi andrà a prenderlo all’asilo e quando.
Il piccino, conoscendo queste due informazioni, avrà un comportamento tranquillo e felice, in quanto sa benissimo che, al termine di una particolare fase della giornata trascorsa all’asilo nido, ad attenderlo vi è uno dei suoi genitori o un parente stretto.
Tale operazione deve essere compiuta ogni giorno, per dare quella sicurezza al piccino ed evitare di fargli percepire l’asilo nido come un abbandono momentaneo da parte del genitore.

Fargli portare un gioco da casa.

Il far portare al piccino un gioco da casa, che potrà utilizzare all’asilo, avrà due effetti positivi: il primo consiste ne fatto che il piccolo non sentirà la mancanza di casa durante le ore trascorse nella struttura scolastica.
La seconda gli permette di socializzare con gli altri bambini: il quarto consiglio consiste infatti nel permettere al piccino di poter frequentare i compagni d’asilo anche al di fuori della struttura.
In questo modo si crea una sorta di connessione tra casa e asilo, ed il piccino sarà sempre più felice di recarsi all’asilo, visto che i piccini potranno trascorrere del tempo coi loro amichetti.

La fiducia negli insegnanti.

I genitori devono trasmettere fiducia ai propri figli: solo in questo modo il piccolo potrà fidarsi a sua volta degli insegnanti, visto che i genitori stessi nutrono tale sentimento nei confronti dell’educatore.
Il trucco consiste nell’instaurare un rapporto coi maestri e farlo notare al piccino che frequenta l’asilo: vedendo il rapporto tra genitori e maestri, il bambino non avrà alcun problema nel recarsi all’asilo.
Se la fiducia dei genitori viene a mancare, la soluzione migliore consiste nell’iscrivere il piccolo in un nuovo asilo nido, e instaurare un rapporto di fiducia con l’insegnante, proprio per i motivi prima citati.

L’importanza dell’asilo nido. 

Alcuni esperti psicologi dell’età infantile, come Silvia Amendola, hanno voluto rendere pubblica l’importanza dell’asilo nido: il momento in cui il piccino viene iscritto al nido rappresenta il primo distacco tra genitori e figli
Se affrontato nel migliore dei modi, questo momento permetterà al piccolo di poter superare ed affrontare nel migliore dei modi le fasi scolastiche successive, ovvero scuola materna, elementare e le altre.
L’asilo nido serve anche come luogo che permette ai piccini di imparare il rispetto delle persone adulte, visto che il loro senso di onnipotenza viene ridotto drasticamente, ovvero il bambino capirà che, facendo dispetti e comportandosi male, non otterrà quello che vuole.
Inoltre, si aumenta la sua capacità di comunicazione, visto che per poter attirare l’attenzione degli insegnanti, i bambini impareranno ad esprimersi, seppur con termini semplici, in maniera corretta, richiedendo prima l’attenzione dell’insegnante per poi esprimere la loro richiesta.
L’asilo nido dunque assume una grande importanza e funzione nella vita del bambino e non deve essere accompagnato dai sensi di colpa dei genitori, visto che in caso contrario, il piccino potrebbe avere dei problemi quando dovrà frequentare asili materni e scuola elementare, medie e le altre.

Corsi per bambini: come coinvolgere ed impegnare anche i soggetti più distratti

Che siano finalizzati a sanare i deficit scolastici o a far loro apprendere materie o lingue nuove, i corsi per bambini devono essere concepiti come strumenti efficaci per far vivere un’esperienza veramente completa.
Lo sviluppo dei bambini dipende essenzialmente dalla quantità e qualità dei messaggi da loro codificati ed immagazzinati. Non esiste contesto che non possa generare influenze in positivo o in negativo in capo ad essi, soprattutto di quelli in età preadolescenziale.

I corsi per bambini devono essere dunque pensati anche come programma di sviluppo della loro personalità nel contesto sociale e non solo come fonti di informazioni e nozioni dottrinarie.

Approccio strutturale adatto alle esigenze scolastiche

Vivere l’esperienza dei corsi per bambini in maniera efficace, ma al contempo divertente e non come un obbligo formativo: questa è la logica che deve muovere ed ispirare ogni attività extrascolastica. Questo non presuppone che le lezioni debbano essere impartite con leggerezza, di contro è più che necessario che tutte le attività siano rigorosamente full immersion e strutturate seguendo direttive didattiche ben rigide, rigorose, tali da suggerire un programma adeguato alle reali conoscenze di ogni studente.

I corsi per bambini devono essere pianificati per sollecitare la curiosità anche dei più piccoli.
I docenti dovrebbero essere in condizione di permettere ai bambini di accostarsi alle lezioni con
un approccio divertente ma anche intenso ed efficace. Questo modus operandi consentirà un apprendimento semplice e naturale, ma allo stesso tempo valido sotto tutti i punti di vista, non solo cognitivo ma anche sociale.

Prima esperienza di apprendimento

Si incorre molto spesso in un errore di fondo, in merito alla natura ed alle finalità sottese ai corsi per bambini: quello di ritenerli dei programmi secondari, supplementari a quelli scolastici.

Ogni corso deve essere piuttosto progettato per rappresentare la prima esperienza di apprendimento positiva dei bambini: solo così facendo essi avranno una particolare predisposizione all’ascolto perché avvertiranno anch’essi il carattere imperativo e rilevante dei concetti loro impartiti.
Si tratta di un aspetto fondamentale: catturare l’attenzione dei bambini e verificare il loro riscontro consente di individuare anche eventuali rischi di difficoltà di apprendimento.
I corsi per bambini devono correre in parallelo con il sistema scolastico ma estendendo il loro ambito di osservazione anche ad altri fattori come quello di carattere sociologico che è alla base di tutti i processi educativi.
Non è affatto semplice insegnare, specie a chi risulta meno incline all’apprendimento, vuoi a ragione dell’età, vuoi a motivo del proprio patrimonio di conoscenze.
Coloro che vogliano dar vita a corsi per bambini faranno bene a non sottovalutarne le difficoltà che potrebbero incontrare ed a non trascurare le caratteristiche che devono permeare tali tipologie di corsi.

Perché insegnare a bambini non è un gioco, ma richiede un grado di responsabilità accentuato: essi si trovano in quella età particolare in cui il pensiero inizia ad elaborare questioni, argomenti.
Un corso, se ben fatto, può significare tanto per un bambino, per la sua cultura, per il suo patrimonio di conoscenze e per la sua educazione.

Esso va ad assestarsi nel suo naturale processo di sviluppo.
E’ fondamentale dunque in questo settore operare con la massima diligenza ed accortezza.

“Non possiamo accogliere tutti” – Storia della lady di ferro che fa piangere un adolescente palestinese.

“Sono palestinese e vivo in Germania da qualche tempo, vengo da un campo di rifugiati nel Libano. Vorrei frequentare l’università qui ma non so se potrò rimanere. Sono molto preoccupata per il mio futuro, vorrei poter essere serena come gli altri intorno a me”.

Queste le parole di una ragazzina rifugiata in un incontro con Angela Merkel.

“Sei una ragazza molto simpatica, ma la politica a volte è molto dura: ci sono altre migliaia di persone nei campi di rifugiati, se decidiamo di accogliere tutti, non saremo in grado di sostenere questa situazione. Posso prometterti che delibereremo presto su questo tema, ma sicuramente alcuni rifugiati dovranno tornare indietro” risponde la Merkel.

Non ha ancora finito il discorso quando l’adolescente Reem Sahwil scoppia in lacrime. A questo punto la cancelliera, credendo che il pianto sia causato dall’emozione, cerca di recuperare la gaffe: “Ma sei stata bravissima!”.

Interviene il conduttore :”Più probabilmente la causa è la sua situazione incerta…”.

“Lo so che è una situazione difficile, risponde la Merkel, proprio per questo voglio farle una carezza ed assicurarle che è stata bravissima a rappresentare la situazione sua e di tanti altri.”

L’episodio appena esposto ci invita a riflettere e a porci un semplice quesito: la violenza sui minori è solo fisica o anche verbale?

Qualcuno ha scritto:

 la violenza delle parole non è facilmente riconoscibile come quella fisica, spesso subdola, assume forme, espressioni e intensità differenti, lascia segni meno visibili sul corpo per questo la sua portata distruttiva è spesso sottovalutata.

È vero che la cancelliera non ha ucciso nessuno, ma affermare una verità così spiazzante può essere molto più crudele e violento di uno schiaffo in pieno viso.

Si dice che la lingua taglia più di un’arma, che le parole feriscono l’anima, la violentano nel suo intimo, e che a volte è meglio una bugia che la cruda verità. Le parole di Angela Merkel suonano come una ferita verbale ed aggiungono dolore a quello di ogni giorno nella vita reale di quell’adolescente.

Bastava mettere in moto il cervello e avere un briciolo di buonsenso, prima di sparare a zero senza pensare! E troppo facile e comodo poi chiedere scusa.

Concludo citando un libro:

Esercitiamo ogni giorno un grande potere attraverso le parole che diciamo. La lingua è un piccolo organo che può diventare causa di grandi tragedie, quando le parole vengono sparate dalla bocca, come fossero pallottole, si scatena una guerra verbale dalla quale è quasi impossibile restare indenni.

 

 

 

IL BOSCO DI LUDOMAGICABU’ – MOSTRA D’ARTE IN LUDOTECA

Il 9 giugno 2015 in Via dei Lincei 93, presso la Ludoteca Ludomagicabù c’è stata l’inaugurazione della mostra d’arte “Il bosco di Ludomagicabù” alla presenza di numerosi bambini accompagnati dai genitori.
Tema della mostra era il riciclo di e la riqualificazione di uno spazio dedicato ai bambini.
Andiamo a vedere di cosa si tratta..

Expo milano anche per bambini!

expo1L’Expo 2015 è un’esperienza entusiasmante sia per grandi che per piccoli. Questa è stata la recensione delle classi di bambini accompagnati dai loro insegnanti tra i padiglioni dell’evento di Milano.
In occasione dell’Expo Milano 2015, molte scuole, infatti, hanno organizzato gite e visite guidate per permettere di entrare nel mondo Expo anche ai più piccoli, dando il via alle invasioni di studenti che, entusiasmati, hanno potuto godersi la fiera, visitando i padiglioni accompagnati dalle insegnanti.
L’Expo si è rivelata, dunque, una bella esperienza per le classi di bambini che hanno potuto visitare un luogo multietnico, nel quale hanno potuto imparare divertendosi.
L’entusiasmo Expo non è stata una prerogativa solo dei bambini, ma anche dei professori incaricati di accompagnarli a visitare gli stand della fiera, i quali non solo hanno gradito la visita ma hanno anche potuto approfondire la loro conoscenza, insieme ai loro studenti, sulle culture straniere.

Expo 2015: divertimento per grandi e piccini

L’Expo sorprende anche gli studenti, i quali non si aspettavano che durante una gita scolastica di tipo culturale ci si potesse anche divertire, trovando il tempo per giocare, oltre che per imparare. Ma hanno dovuto ricredersi: aree gioco, schermi giganti, edifici dai colori vivaci e operatori vestiti con i costumi etnici tradizionali. Questo è quello che ha colpito i piccoli avventori dell’Expo 2015. L’esposizione, però, non ha solo permesso ai bambini di divertirsi giocando o guardando i video proiettati dai maxischermi, ma anche di imparare confrontandosi con culture ed etnie diverse. Ogni padiglione, infatti, espone i costumi e le gastronomie di vari paesi, permettendo così a giovani e insegnanti di apprendere cose nuove riguardanti altre culture. In più, ogni stand mette a disposizione dei visitatori operatori competenti, in grado di rispondere alle domande più specifiche, facendo così in modo che i bambini acquisiscano conoscenze che a scuola non avrebbero mai appreso in quanto non parte del programma formativo, dando sfogo alla loro curiosità naturale e alla loro voglia di scoperta. Grazie alle moderne tecnologie di cui è stata fornita l’esposizione, i bambini hanno anche potuto, oltre a guardare video tramite i maxischermi, anche imparare grazie alle lavagne interattive presenti in ogni stand.

Gli itinerari Expo 2015: utili per approfondire i corsi di studio

Anche gli studenti in vista della maturità possono godersi l’esposizione senza la preoccupazione di perder delle ore di studio preziose. Le classi in vista degli esami delle medie e di maturità, infatti, si sono organizzate per seguire un itinerario che ripercorrerà, tramite i padiglioni, tutto il percorso di studi eseguito durante l’anno. Questo permetterà agli studenti di ripassare divertendosi, facendo sì che l’esposizione non sia solo occasione di una gita ma anche di apprendimento.

Voto più che positivo, dunque, da parte di insegnanti e studenti grandi e piccoli per questo Expo 2015, che l’hanno valutata come una gita scolastica divertente e al contempo interessante ed educativa.

Expo per i più piccoli, entusiasmo tra gli studenti

L’Expo 2015 è un’esperienza entusiasmante sia per grandi che per piccoli. Questa è stata la recensione delle classi di bambini accompagnati dai loro insegnanti tra i padiglioni dell’evento di Milano.
In occasione dell’Expo Milano 2015, molte scuole, infatti, hanno organizzato gite e visite guidate per permettere di entrare nel mondo Expo anche ai più piccoli, dando il via alle invasioni di studenti che, entusiasmati, hanno potuto godersi la fiera, visitando i padiglioni accompagnati dalle insegnanti.
L’Expo si è rivelata, dunque, una bella esperienza per le classi di bambini che hanno potuto visitare un luogo multietnico, nel quale hanno potuto imparare divertendosi.
L’entusiasmo Expo non è stata una prerogativa solo dei bambini, ma anche dei professori incaricati di accompagnarli a visitare gli stand della fiera, i quali non solo hanno gradito la visita ma hanno anche potuto approfondire la loro conoscenza, insieme ai loro studenti, sulle culture straniere.

Expo 2015: divertimento per grandi e piccini

L’Expo sorprende anche gli studenti, i quali non si aspettavano che durante una gita scolastica di tipo culturale ci si potesse anche divertire, trovando il tempo per giocare, oltre che per imparare. Ma hanno dovuto ricredersi: aree gioco, schermi giganti, edifici dai colori vivaci e operatori vestiti con i costumi etnici tradizionali. Questo è quello che ha colpito i piccoli avventori dell’Expo 2015. L’esposizione, però, non ha solo permesso ai bambini di divertirsi giocando o guardando i video proiettati dai maxischermi, ma anche di imparare confrontandosi con culture ed etnie diverse. Ogni padiglione, infatti, espone i costumi e le gastronomie di vari paesi, permettendo così a giovani e insegnanti di apprendere cose nuove riguardanti altre culture. In più, ogni stand mette a disposizione dei visitatori operatori competenti, in grado di rispondere alle domande più specifiche, facendo così in modo che i bambini acquisiscano conoscenze che a scuola non avrebbero mai appreso in quanto non parte del programma formativo, dando sfogo alla loro curiosità naturale e alla loro voglia di scoperta. Grazie alle moderne tecnologie di cui è stata fornita l’esposizione, i bambini hanno anche potuto, oltre a guardare video tramite i maxischermi, anche imparare grazie alle lavagne interattive presenti in ogni stand.

Gli itinerari Expo 2015: utili per approfondire i corsi di studio

Anche gli studenti in vista della maturità possono godersi l’esposizione senza la preoccupazione di perder delle ore di studio preziose. Le classi in vista degli esami delle medie e di maturità, infatti, si sono organizzate per seguire un itinerario che ripercorrerà, tramite i padiglioni, tutto il percorso di studi eseguito durante l’anno. Questo permetterà agli studenti di ripassare divertendosi, facendo sì che l’esposizione non sia solo occasione di una gita ma anche di apprendimento.

Voto più che positivo, dunque, da parte di insegnanti e studenti grandi e piccoli per questo Expo 2015, che l’hanno valutata come una gita scolastica divertente e al contempo interessante ed educativa.