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Minecraft, un videogioco sempre più amato dai ragazzi, sempre più usato nelle scuole

Da oggi, cari amanti dei videogiochi, avrete un’arma letale per controbattere chi vi dice che state solo perdendo tempo, che vi state distruggendo le cellule cerebrali, e che i videogames servono solo a generare violenza e stupidità in un mondo che, e non per colpa dei videogiochi, già abbonda di questi elementi. Basterà infatti citare Minecraft, e raccontare come un insegnante abbia avuto l’intuizione di utilizzarlo per insegnare ai propri studenti la geografia, la storia e persino la fisica, la chimica e la matematica. Siete scettici? Nessun problema, ci penseremo noi a spiegarvi per quale motivo un videogioco può diventare fonte di studio e di istruzione.

Innanzitutto occorre spiegare cos’è Minecraft. Se siete amanti dei videogiochi probabilmente lo conoscete già, e se non lo siete tranquilli: bastano davvero poche righe per descriverlo. Tutto ha avuto inizio nel 2009, quando una versione alpha di Minecraft venne diffusa in rete, fino a raccogliere milioni di fan scatenati. Per quale motivo? Per la semplicità di un videogioco che permetteva (e permette) di creare interi mondi sconfinati utilizzando semplici blocchi: dal terreno all’erba, passando per edifici incredibilmente complessi, tutto è possibile agendo come l’operoso omino di Minecraft, con la sua vanga ed i suoi facili strumenti basilari di costruzione. La possibilità di avere una libertà pressoché totale, e di costruire mondi nuovi o replicare addirittura quelli esistenti, ha trasformato questo videogioco in un vero e proprio oggetto di culto. Tanto da spingere un colosso come Microsoft ad acquistarlo per la spaventosa cifra di 2,5 miliardi di dollari: il tutto semplicemente per diffonderlo su Windows Phone.

La logica terribilmente semplice di questo gioco, ma al tempo stesso adatta ad utilizzi molto vari, ha spinto molti utenti a diventare veri e propri designer dell’universo, fino addirittura a modificarne leggermente le strutture aggiungendo nuovi strumenti e opzioni. Fra questi, pochi mesi dopo l’uscita della versione alpha di Minecraft, s’è fatto notare Joel Levin, insegnante presso una scuola primaria di New York. Joel ha infatti creato MinecraftEdu, una versione modificata del gioco, e pensata per insegnare ai giovani studenti le materie scolastiche più importanti. Un’intuizione davvero geniale: creare una Pompei per far visitare in prima persona una città romana, oppure la geografia con la creazione di foreste pluviali. Per non parlare della matematica, della chimica e della fisica: Minecraft è stato infatti utilizzato per ricreare con i blocchi le cellule, le molecole e altre strutture chimico-fisiche. Stimolando così l’insegnamento, attraverso il divertimento che solo un videogioco sa garantire. E non è un caso che oggi siano ben 40 le scuole che hanno scelto di utilizzare MinecraftEdu per insegnare ai propri studenti le materie fondamentali.

Camera, indagare sul rapporto tra videogiochi e violenza

L’uso dei videogiochi per i minori
A ottobre scorso alla Camera è stato discusso il tema che riguarda la violenza che è presente nei video giochi.
L’occasione è stata il convegno intitolato “A proposito di videogiochi: riflessioni, proposte e osservazioni sul mondo dei videogame in Italia”.
Durante questo incontro erano presenti sia i vari rappresentati politici e della cultura che quelli del mondo di video giochi, per scambiare idee e dare un input positivo proprio riguardo alla regolamentazione di questo settore.
E’ un argomento che tocca il settore educativo in quanto i videogiochi sono visti come un’attività ludica che comunque riesce a influenzare il modo di vedere la realtà. Più precisamente i bambini e i minori di 18 anni che sono esposti per molte ore a scene di violenza e comportamenti devianti, potrebbero tendere ad alzare la soglia di tolleranza rispetto agli stessi episodi che si verificano nella vita reale.
E’ stato calcolato che gli utilizzatori di videogiochi nel nostro Paese sono circa 29 milioni, ed è chiaro che molti di questi sono anche al di sotto dei 18 anni o comunque dei minori.
E’ importante puntare quindi sulla tutela e sull’educazione dei minori per evitare che possano essere “bombardati” da scene ripetute troppo cruente.
I genitori, le istituzioni e anche i legislatori sono preoccupati al punto che è stato avanzata l’ipotesi di ricorrere alla censura nei casi estremi, cosa che in alcuni casi è già avvenuta.
Sono stati infatti citati video giochi tra i più famosi come “Assassin’s Creed” ma anche Mortal Combat, Doom, Call of Duty, che riguardano il genere “sparatutto” o “picchiaduro”, ma anche “survival horror”. I generi per quanto differenziati hanno comunque in comune il principio della violenza (omicidi, uso di droghe, di armi, alta velocità, atti di delinquenza, ecc).

Il parere dell’Aesvi
L Aesvi, che è l’associazione rappresentativa di chi produce e sviluppa i videogiochi, dal canto suo sostiene che non si dovrebbe puntare al divieto assoluto bensì alla conoscenza, per capire quale sia quello più adatto all’età. C’è comunque necessità di un controllo. L’associazione si riferisce a una “dieta” per l’uso responsabile dei videogiochi: un chiaro riferimento all’educazione preventiva.

Il sistema di Classificazione PEGI
Il sistema di classificazione PEGI è entrato in vigore nel Paese nel 2000 e si riferisce a una sigla che è presente su ogni confezione di videogiochi e che aiuta i genitori a capire se sono adatti o meno in base all’età.
La sigla per esempio di un videogioco che non è adatto ai minori di 16 anni è “PEGI 16+”.
Anche gli stessi videogiochi sono accessoriati con il “parental control” per cui i genitori possono in qualche modo tutelare il gioco interattivo dei propri figli, specie se in età particolari come l’adolescenza.
Esistono anche i videogiochi creati per bambini di età superiore ai 3 anni (PEGI 3+).

Una possibile legislazione
Quello che emerso con forza dal convegno nel quale si è discusso della connessione tra violenza e videogiochi, è che sarebbe auspicabile trasformare il sistema di classificazione PEGI in una legge a cui poter fare riferimento in tutti quei casi che si rendono necessari.
La PEGI e il parental control infatti non sono sufficienti di fronte a videogiochi di altissima qualità stilistica, tanto che sono utilizzati anche dagli adulti per la capacità di trasportare il giocatore in una realtà virtuale fino troppo vicina a quella reale.
Lo ha ribadito anche il capogruppo dell’Italia Centro Democratico, Milena Santerini, sottolineando che i pediatri e gli psicologi infantili segnalano dei disturbi nei bambini e nei ragazzi che stanno troppe ore davanti allo schermo di un videogioco.
Lamentano infatti disturbi dell’attenzione, del sonno, e il loro rendimento scolastico è in media più basso. Possono anche essere più esposti alla dipendenza da sostanze stupefacenti (senza dimenticare quella ormai diagnosticata come patologia dai videogiochi stessi).
E’ importante insomma combattere l’assuefazione e il pericolo che cali la sensibilità verso fatti gravi di violenza o devianza, che potrebbero apparire ai loro occhi quasi come “normali”.
Non si può tuttavia parlare di un rapporto inscindibile tra la violenza sociale e l’uso dai video giochi, ha sempre riferito la Santerini, ma suggerisce come sia non più rimandabile alzare i livelli di attenzione.

Impara a creare la tua “startup di videogiochi” con Game Developerz

Game Developerz è un gioco di carte da 3 a 6 giocatori, in cui ognuno rappresenta uno Studio impegnato nella creazione di un videogioco ricco di caratteristiche e opzioni, chiamate in gergo Feature.

Durante il gioco bisogna crearsi uno Staff di tutto rispetto (con grafici, programmatori, segretaria, etc…), fare business con gli altri giocatori ed investire sulle tecnologie per sviluppare le Feature di un videogioco: il primo che riesce a completarne 6 fa finire la partita e vincerà il giocatore che ha il punteggio più alto, il quale dipende proprio dalle carte Feature conquistate.

All’inizio di ogni turno si può scegliere se fare pre-produzione o sviluppo delle Feature.

Nel primo caso si può investire, fare affari con gli altri, assumere o licenziare gli impiegati e giocare le carte che si hanno in mano. Nel caso si scelga si sviluppare la Feature dobbiamo sperare di avere messo in gioco nelle fasi precedenti delle buone carte o di avere l’appoggio di altri giocatori per completarla! Nel caso contrario si dovranno pescare i tanto temuti Eventi Casuali… ed in questo gioco l’insuccesso si paga caro!

Alla fine della partita ogni giocatore avrà raggiunto un certo punteggio e sviluppato un proprio videogame: “Hai un gioco di ruolo multiplayer con zombie e personaggi super carini pronto? Hai fatto un sacco di punti! Porti a casa un misero videopoker? Hai sicuramente perso!” 🙂

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Il design delle carte è veramente molto bello e curato. L’ironia delle illustrazioni che guida tutto il gioco e le frequenti “citazioni” del mondo dei videogiochi strappano una risata dall’inizio alla fine!

Le carte di Sviluppo del Business e quelle degli Eventi Casuali rendono il gioco divertente ed emozionante, pieno di colpi di scena e colpi bassi tra le Compagnie.

Il Prototipo in Esclusiva di Game Developerz a cui abbiamo potuto giocare (e rigiocare) non presenta errori e, anche se l’uso di 1-2 carte Business Development non è chiarissimo, le regole (in un inglese abbastanza semplice) risultano facili e coerenti dopo pochi turni.

game_devz_winnerC’è un’ultima importantissima cosa da dire su Game Developerz: è partito solo ieri il crowdfunding e sono già a metà strada per vedere il loro progetto finanziato, quindi se ne avete la possibilità vi consigliamo di fare una visita alla pagina dedicata e conquistarvi una delle mitiche ricompense!

Potete invece leggere un’ulteriore recensione del gioco Game Developerz sulle pagine di IndieVault a cura di Giorgio Pomettini.

Mondonerd

Videogiochiamo al Molyjam Roma 2013

Sabato siamo stati all’evento Molyjam 2013 presso la sede dell’Arciragazzi Roma in via Giovanni Michelotti 33  e ne abbiamo visto delle belle. Un evento mondiale di creazione di videogiochi in 48 ore, andiamo a scoprire cosa hanno combinato i nostri “baldi giovani” …

 

info: open.laboratorio.tv