Category Archives: Diritti dell’Infanzia

Torna “La Città in Tasca” 1 -10 Settembre 2017

“La Città in Tasca” cultura, spettacolo, gioco con i bambini e i ragazzi di Roma – giunta alla XXIII edizione – nasce negli anni ‘80 con l’Arciragazzi Comitato di Roma Onlus per promuovere spazi urbani sempre più a misura di bambino. Obiettivo dell’Evento è quello di condurre bambini e ragazzi a sperimentare linguaggi nuovi, scoprire realtà culturali e sociali diverse, conoscere ed apprezzare le arti, ampliare i propri orizzonti, sensibilizzandoli, fin dalla prima età, al mondo delle arti per una crescita formativa ed educativa.

Un appuntamento che è diventato cosi, nel corso delle sue tante edizioni, un leitmotiv dei pomeriggi d’estate dei bambini di Roma che fa parte del grande contenitore dell’Estate Romana per il triennio 2017/2019. Un viaggio alla scoperta delle arti, con interessanti laboratori che conducono i bambini alla scoperta della scrittura, del riciclo, della manualità, della danza, della musica, del cinema e del fumetto.

info: www.lacittaintasca.it

o su Facebook /laCittàinTasca/

Giornata Nazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza 2015

Il 19 Novembre siamo andati a Piazza D. Sauli nel Municipio VIII di Roma Capitale, zona Garbatella, per documentare una delle tante iniziative che si sono svolte in tutta Italia per celebrare la Giornata Nazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (legge 285).

 

Andiamo a vedere cosa hanno fatto.

Gender, bambina ritirata da scuola elementare

Una visione scettica e sospettosa è ciò che più è ammirabile in un popolo che giudica chi esercita il potere su di esso. Un popolo cosciente del fatto che chi li governa può anche non agire nell’interesse dei più è un popolo sano, capace di elaborare un pensiero autonomo e libero.

Siamo esseri dubbiosi, quindi pensiamo, quindi siamo. Però, ammettiamolo, a volte esageriamo. Il nostro sano principio dubitativo si trasforma in una critica negativa sul tutto, travasata da un crogiolo di opinioni personali in un piatto che non ha bordi per contenerle e alla fine rimane vuoto.
E’ Il Caso Delle Norme Gender:
Ed è proprio a causa di un ingorgo di pareri contrastanti che oggi ci troviamo ad affrontare casi eclatanti come quello delle “norme gender”, un drammatico malinteso che in questi mesi sta facendo discutere, anche in seguito ad eventi come quello in cui i genitori di una bambina hanno ritirato dalla scuola elementare la loro figlioletta accusando il maestro di aver letto favole “gender” in classe. Ma partiamo dal principio.
Ecco come è nato il fraintendimento: 
Durante il mese di luglio è stata approvata “La Buona Scuola”. Abbiamo ascoltato le motivazioni per cui, secondo alcuni, questa riforma dell’istruzione non s’aveva da fare, e fiduciosi del fatto che chi stava gridando allo scandalo avesse letto attentamente il testo completo del Ministero dell’Istruzione, abbiamo visto dare sempre più spazio alla polemica riguardante la legge 13/7/2015, n.107, in particolare l’articolo 16, che recita: “L’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo (..) l’educazione alla parità dei sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.
Il ministro Giannini dovrà ammettere che quella parola, “genere”, non la avrebbe usata se avesse saputo fin da prima che le menti più contorte e maliziose avrebbero fatto un’associazione linguistica spregevole, associando i bambini al sesso: Per chi non lo sapesse, “gender” in inglese significa “genere sessuale”. L’utilizzo da parte degli “antigenders” del termine inglese piuttosto che quello italiano non è casuale. La tattica è quella di spaventare i genitori.

E la tattica funziona:
Accade oggi, a Massa, che una bambina è stata ritirata dalla scuola elementare dopo che i suoi genitori hanno espresso il disappunto per le “favole gender” lette in classe dalla maestra. Le letture incriminate sono “Una bambola per Alberto” e “Salverò la principessa”, due libri per bambini della collana “Giralangolo”. Il vescovo di Massa ha applaudito al gesto del padre e la madre della piccola. Al contrario gli altri genitori hanno subito scagionato la docente dopo essersi accertati della bontà dei testi in questione, e hanno invece puntato il dito contro l’eccessiva reazione dei genitori della bambina.
Ma quello di Massa non è un caso isolato.
La paura ha preso il sopravvento; un testo di legge dove si imponeva che nelle scuole italiane venissero insegnati fin dalla prima infanzia dei principi sacrosanti come il rispetto per le diversità, l’importanza delle pari opportunità e il disprezzo della violenza di genere, si è trasformato in poco tempo in un pretesto per infuocare gli animi.
Ma mettiamo le cose in chiaro: 
Non esiste alcuna normativa statale con il quale si voglia indirizzare e/o deviare l’orientamento sessuale di nessuno; chi dice il contrario sta raccontando una grossa frottola.
Il sospetto è che qualche personaggio fazioso abbia colto l’occasione per lanciare una campagna pubblicitaria omofoba, cavalcando l’onda dell’argomento più trattato dai giornalisti in quei giorni, ovvero la riforma de La Buona Scuola, una delle svolte più importanti dai tempi di Gentile, e sul quale ci sarebbe ancora tanto da discutere.

Ancora una volta dobbiamo fare attenzione a ciò che leggiamo su internet e tramite i media. Tornerà utile un buon consiglio che ho ricevuto proprio sui banchi di scuola: “Non fidatevi ciecamente: cercate le fonti delle vostre informazioni, indagate sui vostri informatori”.

“Non possiamo accogliere tutti” – Storia della lady di ferro che fa piangere un adolescente palestinese.

“Sono palestinese e vivo in Germania da qualche tempo, vengo da un campo di rifugiati nel Libano. Vorrei frequentare l’università qui ma non so se potrò rimanere. Sono molto preoccupata per il mio futuro, vorrei poter essere serena come gli altri intorno a me”.

Queste le parole di una ragazzina rifugiata in un incontro con Angela Merkel.

“Sei una ragazza molto simpatica, ma la politica a volte è molto dura: ci sono altre migliaia di persone nei campi di rifugiati, se decidiamo di accogliere tutti, non saremo in grado di sostenere questa situazione. Posso prometterti che delibereremo presto su questo tema, ma sicuramente alcuni rifugiati dovranno tornare indietro” risponde la Merkel.

Non ha ancora finito il discorso quando l’adolescente Reem Sahwil scoppia in lacrime. A questo punto la cancelliera, credendo che il pianto sia causato dall’emozione, cerca di recuperare la gaffe: “Ma sei stata bravissima!”.

Interviene il conduttore :”Più probabilmente la causa è la sua situazione incerta…”.

“Lo so che è una situazione difficile, risponde la Merkel, proprio per questo voglio farle una carezza ed assicurarle che è stata bravissima a rappresentare la situazione sua e di tanti altri.”

L’episodio appena esposto ci invita a riflettere e a porci un semplice quesito: la violenza sui minori è solo fisica o anche verbale?

Qualcuno ha scritto:

 la violenza delle parole non è facilmente riconoscibile come quella fisica, spesso subdola, assume forme, espressioni e intensità differenti, lascia segni meno visibili sul corpo per questo la sua portata distruttiva è spesso sottovalutata.

È vero che la cancelliera non ha ucciso nessuno, ma affermare una verità così spiazzante può essere molto più crudele e violento di uno schiaffo in pieno viso.

Si dice che la lingua taglia più di un’arma, che le parole feriscono l’anima, la violentano nel suo intimo, e che a volte è meglio una bugia che la cruda verità. Le parole di Angela Merkel suonano come una ferita verbale ed aggiungono dolore a quello di ogni giorno nella vita reale di quell’adolescente.

Bastava mettere in moto il cervello e avere un briciolo di buonsenso, prima di sparare a zero senza pensare! E troppo facile e comodo poi chiedere scusa.

Concludo citando un libro:

Esercitiamo ogni giorno un grande potere attraverso le parole che diciamo. La lingua è un piccolo organo che può diventare causa di grandi tragedie, quando le parole vengono sparate dalla bocca, come fossero pallottole, si scatena una guerra verbale dalla quale è quasi impossibile restare indenni.

 

 

 

Apriti al Mondo!

Alla scuola Palombini di Rebibbia le parole “Apriti Sesamo” non evocano un album di Battiato, nè formule magiche da Alì Babà e i Quaranta Ladroni. Eppure, piccole ma significative magie si realizzano ogni giorno nell’animo dei fanciulli dalle provenienze più disparate, i quali guidati da una paziente insegnante si dedicano all’apprendimento dell’italiano, per loro una seconda lingua da perfezionare.

La missione dell’area intercultura della cooperativa Apriti Sesamo è proprio questa; favorire il dialogo e l’integrazione dei più piccoli. La scuola Palombini, potenziale arena di tensioni, si è trasformata invece, grazie all’intervento di educatori al fianco di determinati insegnanti, nella fucina della futura Roma multietnica. Ecco come noi di TeenPress vi raccontiamo questa realtà.

Una Città a Misura di Bambini

Sabato 9 Maggio nei cortili della Scuola Federico Di Donato, della scuola Bonghi e nella strada adiacente, via Bixio, cuore del quartiere Esquilino di Roma, ha avuto luogo la decima edizione dell’evento “Una città a misura dei bambini”.

La giornata – dedicata a Mark Christian Matibag, un bambino di dieci anni, investito sulle strisce pedonali mentre andava a scuola a giocare a minibasket, domenica 10 luglio 2005 – rappresenta l’occasione per riflettere su come i bambini vivono la città e il Rione Esquilino, luoghi, dove la sicurezza per strada non è ancora garantita. Ma è anche un’opportunità per genitori, insegnanti, associazioni che hanno voglia di impegnarsi e di sostenere l’integrazione, il rispetto e l’affermazione dei diritti di tutti. A tal proposito è utile sottolineare che la scuola Di Donato è un luogo dove tutti, bambini e genitori si sentono a casa; per questo oltre ad essere scelta da molte famiglie migranti, spesso viene scelta anche dalle famiglie italiane per inserire bambini con disagi, difficoltà o in affido o adozione. Una scuola dove è possibile arricchirsi delle reciproche differenze e dove i linguaggi sono diversi predispone a una diversa visione della vita.

BATTI IL CINQUE: DIRITTI PER L’INFANZIA

Lunedì, 30 Marzo. Si è tenuta, presso la sede del Parlamentino, la presentazione del documento “Verso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni per i bambini e gli adolescenti”.
Sono intervenuti il Garante per l’Infanzia, Vincenzo Spadafora, il Ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, la coordinatrice del documento, Liviana Marelli e il costituzionalista, Andrea Morrone.

Tema centrale della giornata la crescita esponenziale della povertà al sud che sta minando i diritti dei bambini e degli adolescenti e la consequenziale mancanza di strategia politica sull’infanzia.

Agesci, Arciragazzi, Cgil, Cnca, Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali, Save the Children Italia, Sunas e UNICEF Italia – promotori del documento “Batti il cinque!”, sottoscritto da 50 organizzazioni e da 200 operatori in occasione della Conferenza nazionale Infanzia (tenutasi a Napoli nel nov.2009) chiedono al Governo impegni precisi in vista dell’adozione del nuovo Piano nazionale sull’infanzia e l’adolescenza.

La promessa del Ministro è di “fare di più con l’avvio di un tavolo permanente in conferenza Stato-Regioni” e un “ddl Boschi”.

Valeria Ricca

Lost – Dispersione scolastica

Il giorno 20 gennaio 2015, presso la Promoteca del Campidoglio a Roma, alla presenza di dirigenti scolastici, refenti del terzo settore e cittadini attivi c’è stata la presentazione della Ricerca “Lost, Dispersione scolatica: il costo per la collettività e il ruolo di scuole e terzo settore”. La ricerca è stata realizzata dalla Fondazione We World, dalla Fondazione Agnelli e dall’Associazione Bruno Trentin, hanno presenziato tra gli altri l’Assessore alla Politiche educative Paolo Masini e l’Assessore ai Servizi sociali e alla casa Francesca Danese; obiettivo della ricerca è stato evidenziare quanto costi alla collettività l’abbandono scolastico…. Ecco cosa ci hanno detto.

 

 

 

Area Agio

Si è tenuta il 3 Dicembre 2014 la presentazione del progetto Area Agio, presso la Biblioteca Vaccheria Nardi, zona Tiburtina. Sono intervenute varie figure dell’amministrazione comunale, tra cui il Presidente del Municipio IV, Emiliano Sciascia, l’assessora Maria Muto, i Consiglieri, il Direttore dei diritti di Cittadinanza, ecc. Oltre, ovviamente, alle associazioni costituenti il progetto ATI.

Il progetto, promosso dal IV municipio, rappresenta una “sfida nella sfida”, come sostiene Ruggero Signoretti di Apriti Sesamo, e il suo intento è quello di individuare gli elementi di disagio sociale presenti nell’area del IV municipio (in particolare riguardanti infanzia, adolescenza e stranieri), per poi affrontarli con strategie risolutive integrali, ovvero con un processo concreto a tutti i livelli.
Tali problematiche non erano sconosciute fino ad ora, anzi, ma venivano affrontate da ogni associazione in maniera individuale, ognuna concentrata sullo specifico “campo di appartenenza”. L’innovazione di questo progetto, dunque, sta proprio nel diverso approccio, non più individuale ma di coesione e cooperazione.

Le associazioni che partecipano al progetto sono:

Coop. Apriti Sesamo

Coop. Soc. ABC SOS

Arciragazzi Comitato di Roma

Coop. Eureka Primo

Associazione Onlus La Tenda

Coop. Soc. Nuova Sair, Uisp Comitato di Roma

 

Per saperne di più guardate le nostre interviste e consultate il sito www.areaagio.it

 

Più Tempo per Crescere

Più tempo per crescere è un progetto promosso dall’Assessorato Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità di Roma Capitale. Prevede il finanziamento di 50 scuole che si occuperanno di offrire agli alunni delle materne ed elementari un sostegno ludico/didattico durante il periodo estivo (310.000 € di fondi).
L’idea sarebbe quella, in un periodo problematico come quello che stiamo vivendo attualmente, di andare incontro alle famiglie che si rivolgono alle istituzioni potenziando l’offerta educativa nelle scuole, con proposte che variano dal teatro alla musica, dallo sport alle lingue.
Ogni istituto dovrà programmare almeno due settimane di attività e il costo per le famiglie sarà stabilito a discrezione del singolo istituto.
Hanno partecipato al bando circa 75 istituti e la settimana scorsa è uscita la graduatoria con i 22 istituti vincitori, che sono distribuiti nei vari municipi di Roma.
E fin qui, tanto di cappello.
Ma in sostanza, cos’è il progetto Più tempo per crescere?
Ciò che fino all’anno scorso si chiamava centro estivo. La solita manovra delle nostre istituzioni per far brillare quello che non luccica. Neanche un po’.
Come si può avere qualche informazione in più?
Certo non contattando gli uffici municipali, i quali dipendenti giocando a passarsi la patata bollente, finché, dopo giorni di telefonate e scarica barile, siamo riusciti a contattare l’assistente dell’assessora Alessandra Cattoi, la quale ha acconsentito a rispondere ai nostri quesiti. Nonostante le buone intenzioni, però, l’assessora non è riuscita a trovare un piccolo spazio tra i suoi tanti impegni per incontrarla e permetterci di rivolgerle le domande in una video intervista, le risposte sono arrivate per iscritto.
Ma almeno sono arrivate. Cosa dire allora dell’assessora alla cultura del municipio V, Nunzia Castello? Che prima aspettava uscisse la circolare, e poi non aveva tempo, e poi si è rotta una gamba, e poi vi mando le risposte scritte entro l’ora di pranzo… esattamente 24 ore fa? … Si sarà dimessa come Abete e Prandelli…
Proviamo a cambiare strada. Come si sono organizzate le scuole vincitrici?
Bisognerebbe chiederlo ai dirigenti scolastici, ma nelle ultime due settimane si sono fatti desiderare, rifiutando di accordarci telefonicamente un appuntamento, e nascondendosi dietro a barriere burocratiche (probabilmente inesistenti) quando ci siamo recati direttamente in sito.
I nostri innumerevoli sforzi, dunque, sono stati semplicemente vanificati, ostacolando il tentativo di diffondere informazione.
Non ci resta quindi che riportare le domande e le relative risposte dell’assessora Cattoi, così che possiate valutare da voi la situazione.

1) In cosa consiste il progetto “Più tempo per crescere”?
Il progetto “Più tempo per crescere” mira, innanzitutto, a mettere a disposizione delle famiglie un sostegno educativo di qualità nei periodi di chiusura della scuola. Vogliamo dare risposte concrete alle richieste sempre crescenti da parte dei genitori che devono conciliare tempi di vita e di lavoro nel periodo estivo, cercando di offrire alle bambine e ai bambini un percorso che coniughi momenti ludici con altri prettamente didattici e valorizzando il ruolo delle scuole con soluzioni innovative durante l’estate.

2) Sappiamo che i fondi stanziati ammontano a 310mila euro, come le scuole potranno investire questi fondi?
Le 50 scuole che siamo riusciti a finanziare tramite bando potranno impiegare i fondi erogati per attività di vario genere, a seconda anche della specificità dell’istituto. I progetti vanno dai laboratori creativi al teatro, dalla musica alle discipline sportive fino allo studio delle lingue.

3) Ci può spiegare come è cambiata la situazione dei centri estivi rispetto agli anni precedenti?
La situazione economica del Comune è molto complessa e il bilancio 2014 ancora non è stato approvato. Nonostante queste difficoltà oggettive, abbiamo deciso di fare uno sforzo e stanziare 310mila euro per il progetto “Più tempo per crescere” che reputiamo molto importante nel periodo in cui le scuole restano chiuse.

4) Con l’organizzazione attuale i centri estivi saranno gratuiti?
Ogni scuola nella sua piena autonomia può indicare la quota di partecipazione alle attività proposte.

5) In base a quale criterio sono state selezionate le 50 scuole?
I parametri di assegnazione sono diversi, a cominciare dalla qualità didattica delle azioni e dei servizi previsti a favore della bambine e dei bambini e dalla durata del progetto, con minimo due settimane di programmazione. Acquisiscono punteggi superiori quelle scuole collocate in zone a “rischio educativo” e che propongono una certa innovatività delle metodologie didattiche e formative.

Altri elementi che incidono nella valutazione, la coerenza e congruità del preventivo di spesa in relazione alla durata del progetto, al numero dei destinatari e alla tipologia di attività proposta.

Non è un paese per bambini

Martedi 17 Giugno siamo stati alla Conferenza di presentazione del 7° Rapporto CRC (Convention of the Rights of the Child), che monitora annualmente lo stadio di attuazione in Italia della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia della adolescenza e purtroppo i dati emersi non sono molto incoraggianti.

Abbiamo scoperto che solo il 13,5% dei bambini in Italia può accedere ai servizi per l’infanzia e agli asili nido, con opportunità ancora più ridotte nel Sud e nelle isole. Basti pensare alla regione Calabria con solo il 2,5% di bambini che hanno accesso ai nidi, seguita dalla Campania che raggiunge il 2,8%. A questa percentuale si può sommare un’ulteriore 4% di bambini accolti da servizi privati non sovvenzionati da fondi pubblici.

Questi sono i dati e in sostanza per molti bambini mancano le risorse e dunque anche i servizi.

Arianna Saulini di Save the Children, coordinatrice del gruppo CRC, sostiene che il 2014 rappresenta il terzo anno consecutivo senza un piano nazionale infanzia e secondo queste stime i bambini da 0 a 3 anni pagheranno la mancanza di politiche di sostegno all’infanzia, rischiando di non sviluppare al meglio il proprio potenziale.

“L’Italia deve tornare ad essere un paese che investe non sono sui giovani ma anche sui bambini, perché una politica davvero lungimirante ed efficace è una politica che investe sulla salute e sul sapere”.

Presenti  e protagonisti della Conferenza sono stati Giuliano Poletti (Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali) e Vincenzo Spadafora (Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza) che hanno manifestato la loro difficoltà a portare avanti il loro lavoro proprio per la carenza di fondi e mezzi a disposizione.

Secondo il nostro punto di vista investire nell’infanzia significa dare un aiuto alla società sia sul piano economico che sociale attraverso politiche e servizi rivolti alle famiglie.

Vi lasciamo con un breve filmato che riassume i nodi più rilevanti della Conferenza.

Per maggiori informazioni vi rimandiamo al sito www.gruppocrc.net dove sono presenti tutte le pubblicazioni del Gruppo CRC

 

Stilton a scuola

Si è concluso martedì 20 maggio 2014, presso il Bioparco di Roma, il progetto “Stilton a scuola”, promosso dall’Assessora alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Oppotunità, Alessandra Cattoi, insieme a Vincenzo Spadafora, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, con la collaborazione della casa editrice Piemme. Tale progetto era volto a promuovere nelle scuole primarie di Roma i principi fondamentali della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ( http://www.teenpressroma.it/?cat=193 ).
Hanno aderito 19 istituti, per un totale di 850 bambini, ed è stato il loro beniamino, Geronimo Stilton, ad illustrare in modo semplice e divertente quali sono i loro diritti, utilizzando un libro realizzato appositamente per questo progetto e intitolato: “Che avventura Stratopica, Stilton! Alla scoperta dei Diritti dei Ragazzi”. In seguito agli incontri con alcuni esperti, inoltre, ciascuna delle 41 classi coinvolte ha presentato un lavoro creativo sul tema affrontato.
Il progetto è stato accolto di buon grado dagli alunni ma anche dalle insegnanti, le quali, come dichiarato nelle nostre interviste, si erano già impegnate con i propri alunni, nell’intento di porre delle buone basi per una cultura rispettosa di tali diritti.
In questa giornata conclusiva, infine,, alla presenza del sindaco di Roma Ignazio Marino, del presidente del Bioparco Federico Coccia e del non meno acclamato Geronimo Stilton – soprattutto da parte dei bambini – i promotori del progetto hanno premiato i migliori tre elaborati realizzati dagli alunni.

Silvia Sacchetti

Sento Violetta e una domanda sorge spontanea: perché?

La prima volta che ho sentito nominare Violetta ero a casa con Chiara. Facendo del sano zapping pomeridiano ci è capitato di vedere la pubblicità di non mi ricordo quali gadget, ad un ritmo davvero impressionante, specialmente trattandosi di reclam ad indirizzo infantile.
La mia reazione immediata è stata: “Ma chi diavolo è Violetta?”.
Chiara è scoppiata a ridere e mi ha illuminata con il tono di superiorità con cui solo i bambini riescono a ridicolizzare gli adulti…
Da quel nefasto giorno non ho fatto altro che sentir parlare di Violetta di qua, Violetta di là, Violetta di su, Violetta di giù. Non che a Chiara piaccia – in realtà non la sopporta – ma alcune sue amiche invece la adorano, al punto di passare l’intera ricreazione (e stiamo parlando di bambini delle elementari, quindi di ricreazione ne fanno un bel po’) a parlare di Violetta, a giocare a Violetta, a cantare le canzoni di Violetta, a scambiarsi i gadget di Violetta. E io devo condividere la sua frustrazione causatale dagli accoliti di Violetta. image
Sta diventando snervante leggere tutti questi Violetta, VIOLETTA, VIOLETTA? Benvenuti nel club!
Anche se preferirei farne a meno, perché mi è davvero venuta l’orticaria a forza di sentirla nominare, non posso non considerare il fenomeno che questa serie televisiva per ragazzi, trasmessa da Disney Channel, è diventata da un paio d’anni a questa parte, spopolando in molti paesi, soprattutto sudamericani ed europei.
Perciò ho iniziato ad informarmi un po’.
Normalmente eviterei di dilungarmi con dati che potete benissimo trovare su Wikipedia, ma qui stiamo parlando di qualcosa che va al di fuori dell’ordinario e per capire a pieno la situazione non posso fare a meno di tediarvi con tali particolari.
violetta-la-storia-di-un-successoE poi che solo io? Mi pare d’obbligo condividere.
La telenovela ha raggiunto ascolti record, vi hanno tratto uno spettacolo cinematografico (Violetta – L’evento) che cinque giorni prima della proiezione nelle sale aveva già raggiunto il tutto esaurito (ha incassato in soli due giorni 1.8 milioni di euro, sbaragliando il botteghino di quel weekend), inciso tre album discografici (con quattro dischi di platino in Argentina), ottenuto una candidatura ai Kids choise awards (sempre in Argentina), vinto un premio al Martin Fierro e addirittura realizzato uno spettacolo teatrale (Violetta – Il concerto) che ha fatto il tour in America Latina e in Europa! Qui in Italia il biglietto, “udite udite”, costava 70 euro!! Senza considerare la varietà esorbitante di gadget, le varie trovate promozionali quali concorsi per scrivere canzoni che verranno inserite nelle puntate della serie, per poter partecipare alle riprese di alcuni episodi, per poter passare un giorno con Violetta, ecc.disney-violetta-diario-il-mio-diario
Sbalordita di fronte ad un tale successo sono giunta ad una conclusione: non è normale, qui bisogna indagare.Da cosa posso cominciare?”, mi sono chiesta, “Beh, per capire il vero senso di qualcosa bisogna partire dall’origine”, mi sono risposta. Così mi sono procurata alcuni episodi della serie per dargli uno sguardo e farmi un’idea mia, prima di iniziare a chiedere in giro, ai diretti interessati, cosa ne pensassero e perché questo telefilm li appassiona così tanto. Non mancherò nel tenervi informati, statene certi… voi intanto auguratemi buona visione!!

Silvia Sacchetti

Tutti Pazzi per Peppa Pig

Io sono Peppa Pig,

lui è il mio fratellino George

Lei è Mamma Pig e lui è Papà Pig…

È oramai questa la vocina che riecheggia nelle case degli italiani ed anche in gran parte del mondo.
La famosa maialina, che va in onda tutti i giorni sui canali per i bambini, è diventata un vero e proprio tormentone.
Di lei si sente parlare ovunque: giornali, radio, per strada e non so a quanti di voi sia capitato di sentire anche il camioncino che gira per i quartieri per promuove la vendita dei suoi gadget.
Ma cerchiamo di capire meglio come sia nato questo fenomeno e come mai abbia riscosso un così grande successo in poco tempo.
Peppa pig è il nome di un cartone animato di origine britannica, prodotto da Astley Baker Davies, distribuito nel 2004 e giunto in Italia nel 2010.
La protagonista è questa maialina di 4 anni che vive in un paesino dell’Inghilterra, circondata da parenti ed amici; infatti troviamo: il fratellino George; la madre, Mamma Pig; il padre, Papà Pig ed anche i nonni, Nonno Pig e Nonna Pig.  Partecipano alle sue diverse avventure tanti amici di altre specie animali: Susy Pecora, Rebecca Coniglio, Danny Cane, Pedro Pony, Emily Elefante e così via. Già dall’attribuzione dei nomi si evince una caratteristica molto particolare, infatti, in inglese, ogni iniziale del nome corrisponde a quella della specie animale.
Le avventure di Peppa e della sua famiglia ed amici, rispecchiano episodi di pura quotidianità, come andare all’asilo, fare delle gite nel bosco o partecipare a qualche festa di compleanno. Le puntate hanno una durata di 5 min e 5 secondi, dove si raccontano le avventure di questa maialina un po’ pasticciona a cui piace tantissimo saltare nelle pozzanghere insieme alla sua famiglia.
Alle volte, nelle puntate, si possono presentare dei problemi da risolvere, come la scomparsa del dinosauro di George, il suo pupazzo preferito; o Papà Pig che perde la strada per aver letto la cartina al contrario; alla fine però, ogni problema viene risolto e tutti gli animali rotolano, per terra, a pancia all’aria dalle risate.
Compresa la storia di Peppa Pig, cerchiamo di capire cosa la rende così speciale.
Abbiamo detto che le storie riportano episodi di quotidianità, le immagini sono molto semplici, nessun 3D, le montagne sono arrotondate e le macchine che le percorrono salgono in verticale; i colori non sono sfumati e non ci sono avventure in mondi fatati o altro.
Allora cosa rende così speciale questo cartone?
La semplicità. È proprio questa la chiave del successo. I disegni piatti ed i colori altrettanto piatti e decisi, così come i dialoghi semplici, danno al bambino un senso di sicurezza e tranquillità.
La chiave di lettura è che linee e colori rispecchiano i canoni del bambino ed i disegni riportati dal cartone si avvicinano ai disegni tipici dell’infanzia (ad esempio le casette sono esattamente come le farebbe un bambino). Ciò gli restituisce un senso di sicurezza e tranquillità, in quanto quello che riscontra è che ogni cosa che vede è molto vicino alla sua realtà e questo lo coinvolge maggiormente.
Il cartone, inoltre, trasmette aspetti di positività ed allegria, questo si evince dalla gioia che la famiglia manifesta, dai momenti di solidarietà, dagli insegnamenti sul rispetto degli altri e dalla buona educazione.
Ciò che il cartone riesce a far trasparire, oltre alla semplicità e serenità, sono aspetti educativi che possono essere incisivi sullo sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino.
Analizzando il cartone, quello che risalta è che i diversi animali, amici di Peppa Pig, sono animali diversi tra loro. L’intento dell’autore è quello di far comprendere che non ci sono differenze di razza, in una società multietnica come la nostra, quello che si comunica è che ogni “razza animale” ha le sue caratteristiche, un proprio habitat, un cibo preferito o un gioco preferito, come saltare nel fango per tutta la famiglia Pig, ma nonostante ciò molte esperienze possono essere condivise tra le diverse razze.
Se avete avuto modo di osservare un bambino mentre guarda Peppa Pig, avrete potuto notare che ha la tendenza a sorridere. Questa è un’altra caratteristiche che rende particolare questo cartone. I personaggi hanno la tendenza a sorridere sempre, a ridere di gusto alla fine di ogni puntata e per giunta tutti insieme dopo aver fatto un “pasticcio”, come a ridere dopo aver ritrovato un oggetto scomparso. In sintesi, quello che traspare è la serenità, la gioia ed i visi sorridenti che comunicano anche il valore della solidarietà, infatti un problema non lo si risolve mai da soli. Viene inviato, quindi, il messaggio e la disponibilità dell’aiutare l’altro ed infatti anche l’unione della famiglia viene sottolineata dagli autori.
La famiglia, sempre unita, va a fare una scampagnata nel bosco, insieme si va alle feste, insieme si cena, si raccontano le favole e si fanno tanti giochi. Quello che un bambino percepisce è l’unione del nucleo familiare come punto saldo per poter fare tante cose, in primis risolvere un problema.
Questi aspetti credo abbiano contribuito a rendere Peppa Pig il cartone più seguito dai bambini, ed anche dai loro genitori. I dati che si possono trovare su internet, ci dicono che più di 600 mila bambini, al giorno, guardano Peppa Pig e questi non si fermano a rilevare solo le puntate che vengono trasmesse, si parla di 3 milioni di copie di libri, da 1 a 4 milioni di visite per le puntate che si trovano su YouTube, ed oggi possiamo trovare in commercio zaini, pastelli, maglie, sciarpe e le famosissime galosce per saltare nelle pozzanghere, proprio come la protagonista.
È quindi, questa, una mania che credo non si arresti per il momento. Una conferma arriva anche dal grande successo che lo stesso cartone ha riscosso al cinema e a teatro, la sua mascotte è richiestissima per feste di compleanno e per strada, ora che è carnevale, potrete vedere anche alcuni bambini travestiti da Peppa Pig.
Non tutti, però, condividono “ il fenomeno Peppa Pig”, come gli animalisti dell’Aidaa, che hanno lanciato una protesta, in cui invitano i genitori a spegnere la tv quando viene mandato in onda il cartone. Gli animalisti fanno appello al fatto che il cartone non rappresenta minimamente la realtà degli animali. I maialini felici, secondo loro, esistono solo nella loro fantasia e non credono sia giusto far vedere solo un lato della medaglia, è importante che i bambini sappiano a quali violenze debbano sottostare maiali, mucche, oche, conigli ecc.
Spero che questi pensieri divergenti non vadano ad incidere sul bambino, sul piacere di vedere un cartone che possa suscitare delle emozioni positive e che possa concedere loro un momento di serenità e tranquillità. Basterà diventare grandi per apprendere la vera realtà sul mondo dei maiali e purtroppo tante altre realtà che fanno parte della nostra vita, con cui prima o poi tutti ci dobbiamo confrontare.
Quello che penso è che sognare non ha mai fatto male a nessuno, prima si credeva agli unicorni, a Babbo Natale e alla fatina dei denti, oggi si crede che i maiali indossino delle galosce per saltare nel fango; ben venga così, tanto a un bambino non fa differenza. Un bambino lo sa che i maiali non vanno a scuola, che non indossano scarpe e che non vanno in gita a visitare dei castelli. A loro importa poter vivere l’emozione che in quel momento quella storia gli sta trasmettendo, poter saltare nelle pozzanghere per sentirsi liberi e spensierati proprio come Peppa.
Si lasci ad ognuno la libertà di credere in quello che vuole e ad un bambino di amare una maialina che, anche se per noi adulti è un po’ banale, per loro è fonte di gioia ed ispirazione.

Anna Angrisani

 

Lotta nelle scuole contro l’omofobia

Predisposto un piano nazionale per la lotta contro l’omofobia rivolto alle scuole. È un’iniziativa del Ministero dell’Istruzione in collaborazione con le Pari Opportunità e l’Unar, l’Ufficio antidiscriminazioni.
Il progetto è stato voluto dalla ministra dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza.
Coinvolti non solo i ragazzi ma anche dirigenti e professori così che facciano la loro parte in modo sistematico per contrastare l’omofobia che sta assumendo negli ultimi mesi toni sempre più drammatici. A dicembre 2013 è stato distribuito il volantino del progetto «Tante diversità, uguali diritti ».
A gennaio è partita la parte di progetto che riguarda specificamente le scuole.
Si stanno tenendo seminari con i dirigenti del Miur e con i vertici degli uffici scolastici regionali.
Quindi si proseguirà con i seminari con i dirigenti scolastici. Gli ultimi ad essere formati saranno i professori. È un progetto articolato su diversi piani ma, a differenza di altre iniziative portate nelle scuole in questi anni, in questo caso si andrà a formare i vertici scolastici e i professori.
Per lottare contro l’omofobia bisogna innanzitutto intervenire sugli adulti, prima ancora che sui ragazzi. All’inizio la formazione si terrà in una rete di scuole, quindi, superata la prima fase di sperimentazione, si arriverà in tutte le altre. Alcune iniziative in realtà sono già partite. Un anno e mezzo fa il ministero ha inviato una circolare per chiarire ai professori che non possono far finta di nulla, che il loro ruolo è «accompagnare e sostenere» i ragazzi e che quindi ci si aspettano progetti dalle scuole. Sono stati creati diversi siti del Miur: Smontailbullo ( http://www.smontailbullo.it/webi/index.php?s=1 ) ; NoiSiamo- Pari (http://www.noisiamopari.it ).
lottaomofobia1C’è un numero verde antibullismo ( 800 66  96 96 )che da qualche mese ha ricevuto istruzioni di monitorare in particolare il bullismo omofobico.  «L’esigenza però è di condurre un’azione di sistema che parta dalla formazione delle figure apicali, cioè dirigenti del Miur e direttori degli uffici scolastici regionali»spiega Filomena Fotia, coordinatrice del tavolo Pari Opportunità del Miur insediato nel 2012.
Si lavora su alcune direttrici fondamentali: l’educazione alla relazione con gli altri mettendo da parte le diversità, la formazione sui diritti riconosciuti a livello europeo, la lotta contro gli stereotipi linguistici. L’obiettivo del ministero è riuscire a far sì che i professori non possano più dire di non sapere nulla, di non essersi resi conto di quello che stava accadendo, o di non essere intervenuti in evidenti episodi di discriminazione e di bullismo perché la situazione non rientrasse nelle loro competenze e nelle loro mansioni lavorative.
Gli stereotipi, in particolare, saranno nel mirino. Nessuna tolleranza di fronte alle battute, anche quelle in buona fede. «C’è una sofferenza nel non poter essere sé stessi, vogliamo un modello di scuola inclusiva», chiarisce Filomena Fotia.
Nessuna azione sarà obbligatoria, perché le scuole sono autonome e perché anche fra i docenti c’è chi non è d’accordo su queste iniziative. Il ministero però cercherà di fare in modo che battute e frasi omofobe quindi non vengano proibite ma diventino la base per una discussione. «Si farà formazione e sensibilizzazione a tappeto perché le scuole debbono essere degli strumenti nella lotta contro l’omofobia».

Giovanni Maiuri

Il Gioco non VALE la Candela

2° save the date

Martedi’ 19 novembre 2013 alle ore 10.00 presso la sede di roma cesv – spes centri di sevizio per il volontariato del lazio a via liberiana, 17 – 00185 roma si è svolto il convegno di conclusione del progetto :il gioco non vale la candela
conoscere e prevenire la dipendenza del gioco d’azzardo
che attraverso un pamphlet curato dallo scrittore ennio peres e da un video realizzato dai giovani della 3a e 3d dell’istituto comprensivo “Giorgio Perlasca” di Roma, ha messo in evidenza le grandi problematiche  scaturite dal gioco d’azzardo. Il convegno è stato moderato da Sandra Cecchi – giornalista rai – tg2 autrice del servizio “condannati a perdere”, andato in onda il 13 gennaio 2013 in tg 2 dossier (un approfondimento dedicato proprio al gioco d’azzardo)Sono intervenuti al convegno : Renzo Razzano presidente della SPES, Ennio Peres, Sabina Polidori,  l avv. Enrico Saracini

il messaggio comune è  “Prevenire è meglio che curare” il proverbio che bene si affianca all espressione “il gioco non vale la candela”: Conoscere, sapere, informare sui rischi che si corrono praticando il gioco d’azzardo è il primo passo per cautelare l’intera società. Gratta e vinci, estrazioni del Lotto e del Superenalotto, AVP, Gioco Online, VLT  non rispecchiano il concetto intrinseco di gioco di gioco: “Si considera gioco, qualsiasi attività, liberamente scelta, a cui si dedichino, singolarmente o in gruppo, bambini e adulti senza altri fini immediati che la ricreazione e lo svago, sviluppando ed esercitando, nello stesso tempo, capacità fisiche, manuali e intellettive”. Nulla a che vedere con il “gioco d’azzardo” che in Italia non conosce crisi: oltre 15 milioni, di cui 3 milioni sono a rischio di sviluppare dipendenza) soprattutto tra la popolazione di ceto medio-basso e tra i giovani, che rischiano di sviluppare una forte dipendenza dal gioco e di entrare nel tunnel dell’indebitamento, , nelle peggiori ipotesi anche con le banche, il mondo della criminalità e l’usura.Occorre prevenire e spiegare, soprattutto ai giovani, i rischi che si corrono a praticare queste attività “sempre in perdita”. Informare per mettere in guardia i ragazzi, gli adulti e la società sui pericoli che ne derivano è il primo traguardo.

CONVENZIONE DEI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA

Il 20 Novembre 2013  ricorre  il 24° anniversario della Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata nel 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ed entrata in vigore il 2 settembre 1990. In Italia è stata ratificata il 27 maggio 1991 con la legge n.176.
Riteniamo importante, in un periodo delicato come questo, prestare particolare attenzione a tale argomento, fornendo qualche informazione tecnica a chi sentisse l’esigenza di saperne di più.
Nel 1924 viene redatta dalla Società delle Nazioni unite la “Dichiarazione dei diritti del fanciullo” conosciuta come la Dichiarazione di Ginevra: per la prima volta si fa riferimento ai diritti dei bambini. Per redigere la dichiarazione la Società delle Nazioni fece riferimento alla “Carta dei Diritti del Bambino” scritta nel 1923 da Eglantyne Jebb, la quale fondò Save the Children nel 1919. Successivamente, con l’istituzione dell’ONU, la dichiarazione è stata approvata il 20 novembre 1959 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e revisionata nel 1989, quando fu redatta la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.
Nella Convenzione per la prima volta viene riconosciuta espressamente a tutti i bambini e gli adolescenti la titolarità di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici. I bambini diventano quindi soggetti di diritto e non solo oggetto di tutela e protezione.
Al giorno d’oggi risulta naturale pensare ai bambini come soggetti aventi i diritti sopra citati, ma non è sempre stato così e, purtroppo, vi sono ancora realtà – neanche troppo lontane – in cui questi stessi diritti vengono negati.
La Convenzione rappresenta quindi lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell’infanzia; infatti, gli Stati che l’hanno ratificata, sono obbligati a uniformare le norme di diritto interne a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.
Ad oggi aderiscono alla Convenzione 193 Paesi del Mondo, tranne Stati Uniti e Somalia.
La Convenzione è composta da 54 articoli e due Protocolli (Protocollo sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, Protocollo sulla vendita, la prostituzione e la pornografia rappresentante bambini). I principi fondamentali descritti dagli articoli della Convenzione sono:

  • Il principio di non discriminazione: enunciato nell’ art 2 della Convenzione dove viene affermato che: “Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella Convenzione e a garantirli ad ogni fanciullo, che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza”.
  • Il principio di superiore interesse: nell’art 3 viene affermato che “In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente”.
  • Il principio di diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino secondo l’art. 6 “Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita e assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo”. 
  • Il principio dell’ascolto delle opinioni del minore: secondo l’art 12 della ConvenzioneGli Stati garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.
    A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere  ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che  lo concerne, sia direttamente, sia tramite  un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale.  

La Convenzione riconosce a tutti i bambini e gli adolescenti il bisogno di una famiglia (artt. 20,21); di cure speciali se disabile, che garantiscano la loro dignità, favoriscano la loro autonomia e agevolino una loro attiva partecipazione alla vita della comunità (art. 23); un livello di vita adeguato (artt. 3,27); di una vita sana e sicura (artt. 6,27); dell’istruzione (art. 28); di esprimere i propri talenti e le proprie potenzialità (art. 29); del rispetto per la lingua, la religione, la cultura (art. 30) e hanno bisogno di giocare e riposare (art. 31).
Si afferma nella Convenzione il rispetto della libertà di espressione (art. 12);  libertà di ricercare, ricevere e divulgare informazioni (artt. 13,17); libertà del pensiero, di coscienza e di religione (art. 14); libertà di associazione e libertà di riunirsi (art. 15); libertà di partecipazione alla vita culturale ed artistica (art. 31).
Inoltre la Convenzione garantisce a tutti i bambini e gli adolescenti trattamenti speciali in caso di arresto (artt. 37,40); una speciale protezione in caso di guerra (art. 39); e protezione contro lo sfruttamento, il maltrattamento e l’abuso (artt. 19,32,34).
Molto importante per incentivare a potenziare il rispetto dei diritti dell’infanzia  è il meccanismo di monitoraggio previsto dall’art. 44: “Gli Stati devono sottoporre al Comitato sui Diritti dell’Infanzia un rapporto periodico sui provvedimenti adottati per applicare i principi sanciti dalla Convenzione.
Il primo rapporto deve essere presentato entro due anni dall’entrata in vigore della Convenzione nello Stato; successivamente, ogni cinque anni. Ogni rapporto deve fornire dati riguardo alle misure adottate, che devono essere sufficienti al comitato per confermare l’attuazione della Convenzione. Deve anche indicare i fattori e le difficoltà riscontrate dagli Stati parti e che impediscono di adempire agli obblighi previsti dal trattato”.
All’Italia per il prossimo monitoraggio viene richiesto dal Comitato Onu di identificare i “livelli essenziali delle prestazioni”, per garantire l’accesso a diritti fondamentali (salute, assistenza, protezione, istruzione) a tutti i bambini e gli adolescenti presenti in Italia; combattere la povertà minorile e la discriminazione nei confronti delle popolazioni Rom.
Diventa perciò importante “rinfrescarsi la memoria”, diffondere i criteri espressi nella convenzione – che forse non sono ben chiari a tutti – non chiudere gli occhi difronte alla gravità della situazione e soprattutto darsi da fare per superare il drammatico periodo che stiamo vivendo, in cui abbiamo immense difficoltà a garantire persino questi diritti fondamentali.
Grazie alla Convenzione e all’aiuto di tutti gli Stati possiamo cercare e sperare di creare un Mondo a misura di bambino, dove tutti i loro diritti vengano rispettati.

Caterina Acquaviva  e Silvia Sacchetti

Un salto alla Città in Tasca…

“La Città in Tasca”  – cultura, spettacolo, gioco con i bambini e i ragazzi di Roma nasce nel 1995 con l’Arciragazzi Comitato di Roma Onlus per promuovere spazi urbani sempre più a misura di bambino. L’obiettivo de “La Città in Tasca” è quello di condurre bambini e ragazzi a sperimentare linguaggi nuovi, scoprire realtà culturali e sociali diverse, conoscere ed apprezzare le arti, ampliare i propri orizzonti, sensibilizzandoli, fin dalla prima età, al mondo delle arti per una crescita formativa ed educativa.“La Città in Tasca” è diventata ormai, nel corso delle sue tante edizioni, un atteso appuntamento estivo dedicato ai più piccoli che fa parte del grande contenitore dell’Estate Romana. Anche in quest’ultima edizione, “La Città in Tasca” non ha deluso le aspettative dei numerosi piccoli visitatori. Infatti, grazie alla preziosa collaborazione del Comune di Roma e di aziende private, tanti sono stati gli appuntamenti e le novità di questa stagione… Un mondo di giochi e viaggi alla scoperta delle arti, momenti di lettura animata con la presenza della Biblioteca “La Città in Tasca”, interessanti laboratori che hanno condotto i bambini alla scoperta della scrittura, riciclo, manualità, danza, musica, cinema, fumetto. Tanti gli spettacoli di teatro, danza e clownerie che hanno divertito e stimolato la fantasia dei più piccoli. Un mondo incantato in cui anche i grandi riescono a tornare bambini. Noi della Teenpress abbiamo fatto un salto al Parco degli Scipioni a Roma ed ecco cosa ci hanno detto.

info: www.lacittaintasca.it

www.facebook.com/LaCittaInTasca

 

 

Unicef: dalla parte dei bambini

Sempre più spesso la cronaca ha come protagonisti i bambini, bambini vittime di violenza, razzismo, discriminazione, abusi di varia origine e natura. Diverse sono le organizzazioni che, ogni giorno, operano in difesa dei diritti dell’infanzia, tra queste un ruolo di primo piano spetta, indubbiamente, all’UNICEF ossia il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia.  Proprio per questo, noi della TeenPress, abbiamo deciso di intervistare uno dei referenti di questa importante organizzazione umanitaria, ossia Andrea Iacomini, porta voce di Unicef Italia dall’aprile del 2012. Con estrema disponibilità il dott. Iacomini ci ha accolto nella sede del Comitato Nazionale di Via Palestro a Roma per raccontarci di cosa si occupa l’Unicef, quale ruolo egli svolge al suo interno e quali i principali progetti attualmente messi in campo. Di tempo ne è passato da quel lontano 1946, anno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite diede vita all’Unicef  (United Nations International Children’s Emergency Fund), un’organizzazione avente il compito di adoperarsi al fine di ripristinare condizioni di vita dignitose per tutti i bambini dei paesi coinvolti nel conflitto armato, sia quelli dei paesi vinti sia quelli dei paesi vincitori. Nell’arco di alcuni anni tale obiettivo sembrava raggiunto almeno in Europa, ma non in molti altri paesi ancora in via di sviluppo. Fu così che l’8 ottobre del 1953 l’ONU votò all’unanimità la decisione di rendere l’Unicef un’organizzazione permanente delle Nazioni Unite. Di li a poco nacquero numerosi Comitati nazionali che oggi operano costantemente in ben 156 paesi del mondo, attraverso programmi ad hoc per l’infanzia che vanno dall’intervento in situazioni di emergenza come la guerra, alla messa a punto di programmi più ampi per combattere la povertà e, più in generale, lo sfruttamento dei minori in molte parti del mondo. A guidare la filosofia di azione dell’Unicef è, come sempre, la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia approvata nel 1989 e rivolta a tutti coloro che hanno un’età compresa tra i 0 e i 18 anni non compiuti, che rappresenta oggi il trattato sui diritti umani maggiormente ratificato al mondo, poichè ad essa hanno aderito ben 191 paesi, tra cui l’Italia la cui ratifica risale al 1991. Tale Convenzione si distingue poichè in essa non si guarda al bambino unicamente come oggetto da tutelare, quindi nutrire, curare, istruire, ossia non si pone l’accento solo sui suoi bisogni primari. In essa, per la prima volta, si è posta l’attenzione al minore come soggetto portatore di diritti sociali, civili e culturali che vanno concretamente perseguiti se si ha davvero a cuore il suo benessere e la sua felicità.  Tale Convenzione, che consta di ben 54 articoli, è stata ampliata nel 2000 da due importanti protocolli relativi al tema degli abusi sessuali sui minori, e dei bambini soldato. In entrambi i casi i due protocolli oltre a prevedere un sostanziale inasprimento delle pene, fanno si che nel primo caso vengano considerati reati tutte le possibili e più variegate forme di abuso sessuale, comprese quelle relative all’utilizzo di internet, a tal riguardo ricordiamo che nel 2010 in Europa è entrata in vigore la Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori dai reati di abuso e di sfruttamento sessuale, cui l’Italia ha aderito nel 2012.  Nel secondo caso, invece, viene sostanzialmente innalzata l’età in base alla quale vige l’assoluto divieto di arruolare i bambini come soldati, ossia si passa dai 15 ai 18 anni, nessun minorenne dunque deve essere coinvolto nei conflitti armati. Anche nel nostro paese la questione dell’infanzia versa in condizioni delicate, ed è proprio per questo che il dott. Iacomini ci spiega quanto l’Unicef stia facendo per contrastare la povertà in Italia, sottolinendo alle istituzioni la necessità di un Welfare per l’infanzia, e quanto sia costante l’impegno per favorire una maggiore integrazione di tutti i bambini, italiani e stranieri, attraverso la campagna “IO COME TU”, una campagna di sensibilizzazione contro la discriminazione razziale e a favore del diritto di cittadinanza per tutti i bambini nati in Italia. Dunque, se da un lato l’Unicef si dice soddisfatto per la recente approvazione, in Italia, della legge sull’equiparazione tra figli naturali e figli legittimi, c’è sicuramente ancora molto da fare. Dal punto di vista economico l’Unicef finanzia i propri progetti in parte attraverso i fondi che riceve ogni anno dai governi, e in parte attraverso campagne di raccolta fondi, come la vendita dell’orchidea ad ottobre o quella della pigotta a dicembre, o attraverso la vendita dei tanti prodotti presenti nei vari punti vendita sparsi in tutta Italia:  biglietti di auguri, bomboniere, penne, quaderni ecc.. O, ancora, è possibile effettuare una donazione diretta tramite Iban. Tuttavia non è questo il solo modo di aiutare l’Unicef e, a tal riguardo, concordiamo pienamente col dott. Iacomini quando afferma che aiutare l’Unicef significa, in primo luogo, togliersi dagli occhi quel velo di indifferenza, a volte consapevole,  rispetto a dei drammi incredibili che colpiscono il mondo, e dunque impegnarsi per ridare diritti a chi non ne ha, raggiungere gli ultimi, gli invisibili. In tal senso credo possa rivelarsi utile, ogni tanto, ricordare che tutti, almeno una volta, siamo stati bambini e che in fondo “non c’è responsabilità più sacra di quella che il mondo ha verso i bambini“, non dimentichiamolo, grazie Unicef e buon lavoro!

Monica Andreetti

 

 

 

 

Scopriamo l’Associazione Binario 15

Passione, amore per la libertà e i diritti dei migranti, integrazione questo è alla base dell’associazione Binario 15 nata nell’aprile del 2011 e operante in zona Garbatella nei pressi della stazione Ostiense di Roma, il nome dell’associazione deriva dal fatto che molti di queste persone sono costrette a vivere lungo il binario o in alloggi di fortuna, tendopoli. Il target di riferimento dell’associazione sono i minori afghani non accompagnati, che fanno un lungo e pericoloso viaggio verso il nord Europa generalmente da soli, Roma infatti è solo una tappa momentanea dove, solitamente non rimangono più di un paio di settimane.

Obiettivo di Binario 15 è quindi dare supporto a queste ragazzi tramite laboratori di Inglese che li aiutino a interfacciarsi con i vari aspetti della vita quotidiana, come ad esempio comprare un biglietto di un treno o chiedere informazione, rapportarsi con le istituzioni, perchè quasi nessuno di loro parla inglese e quindi sono impossibilitati a comunicare oltre che spostarsi agevolmente. Altri laboratori che l’associazione fa sono quelli ludico ricreativi, perchè anche nel gioco ritrovano la loro dimensione di adolescenti che dovrebbere essere un loro diritto, fra di essi cineforum, attività artistiche, sportive e giochi di vario genere; tutte le  attività si svolgono principalmente nei fine settimana e sono dirette da volontari di diversa formazione e provenienza, vi sono mediatori interculturali, ricercatrici e operatrici sociali di diversa nazionalità. Binario 15 inoltre  raccoglie e distribuisce cibo, abiti, coperte e libri e tramite il progetto “Zaino in spalla” dona ai ragazzi in transito uno zaino contenente beni di prima necessità (slip, calzini, deodoranti, etc.)

Per maggiori informazioni info.binario15@gmail.com.

Telefono 329.2243129

Facebook Binario quindici onlus

Sito internet www.binario15.org

Per le donazioni iban 13q0760103200000009308670 intestato ad “Associazione di volontariato Binario 15″ nella causale indica: “Donazione per Associazione di volontariato Binario 15”. Le donazioni a Binario 15 possono essere dedotte o detratte, clicca qui per avere informazioni a riguardo. 

Giacomo Santamaria

In viaggio con Nereide

Se pensavate a Roma esclusivamente come una giungla urbana dovrete ricredervi!

Per fortuna ci sono ancora degli angoli di natura selvatica in cui poter sfuggire dai metri cubi di cemento e asfalto, in cui poter godere del silenzio accarezzati dal vento. Oasi di verde che offrono esperienze che potremmo quasi definire primordiali, come una passeggiata notturna alla scoperta delle lucciole che, come diceva Trilussa, illuminano solo le cose belle, oppure ammirare la luna piena e le altre stelle al riparo dall’inquinamento luminoso. Semplici esperienze che si ripetono da milioni di anni ma che non riusciamo più ad apprezzare divorati dal tran tran quotidiano. Uno di questi angoli alla portata di tutti è il parco di Tor Marancia nel XI Municipio, uno dei pezzi che compongono il puzzle del Parco Regionale dell’Appia Antica.

Circondati da palazzi, la cui avanzata è stata bloccata da una dura lotta ambientalista, questi 200 ettari sono uno degli ultimi lembi del rinomato agro romano che ha ispirato numerosi artisti e che ci mostra, dal vivo, la famosa “Roma sparita”.

A Tor Marancia è possibile ancora incontrare il pastore con il suo gregge al pascolo ma, allo stesso tempo, si può fare un viaggio indietro nel tempo archeologico e visitare i resti degli antichi romani, oppure andare indietro nel tempo geologico e osservare da vicino tufi e pozzolane eruttati dai vulcani laziali, tutto circondato da campi di fieno dominati da rapaci a caccia di prede o, immersi nel pioppeto, con un sottofondo di gracidii e canti di vario tipo.

Ad accompagnarci alla scoperta di questo posto ancora incontaminato ci sono 2 associazioni che collaborano con il parco: l’Associazione Culturale Nereide e Italia Nostra. Abbiamo intervistato il presidente Samanta Lagalante che, in questo breve video, ci racconta i buoni propositi dell’Associazione Culturale Nereide, un gruppo, nato nel 2008, di giovani naturalisti, accompagnatori turistici, biologi ma anche appassionati di viaggi che, attraverso escursioni, visite guidate, attività formative e didattiche si propone di valorizzare e promuovere il territorio a tutto tondo, dal patrimonio storico-naturalistico all’enogastronomia, in modo ecosostenibile ed accessibile a chiunque voglia accostarsi ad un’esperienza di viaggio come un percorso di crescita personale, umana, civile e biocompatibile.

Ippolita Sanso

 

info: Associazione Culturale Nereide

 

Conferenza “Gruppo CRC” del 6 Giugno 2013

Il 6 Giugno 2013 si è tenuta a Roma la conferenza del “Gruppo CRC” (Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza) di cui l’Arciragazzi è cofondatore e durante la quale sono intervenuti: Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Enrico Giovannini, Arianna Saulini – coordinatrice del Gruppo CRC, Vincenzo Spadafora – Autorità Garante dell’Infanzia e Adolescenza e Cecilia Guerra – Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Si è posta l’attenzione su numerosi allarmanti aspetti, primo su tutti  quello che è specchio della crisi economico sociale degli ultimi anni: la povertà.

La percentuale delle famiglie attualmente sotto la soglia di povertà è sconcertante, ma contestualmente la tutela dei minori è diventata l’ultima delle priorità se si considera che continuano a diminuire i fondi destinati all’infanzia e all’adolescenza. Per citarne uno, il fondo straordinario per la prima infanzia è passato da 100 milioni del 2008 a zero!!!

Tra i numerosi punti all’ordine del giorno, tutti fondamentali, è stato posto l’accento sul Diritto alla cittadinanza, quindi sulla necessità di una riforma normativa e di una chiara informazione. I dati indicano una presenza sempre più radicata nel nostro Paese di minori nati sul territorio italiano da genitori stranieri e pertanto il Gruppo CRC raccomanda l’attuazione di una riforma della legge 91/1992 che garantisca percorsi agevolati di acquisizione della cittadinanza italiana per i minori stranieri nati in Italia e per i minori arrivati nel nostro Paese in tenera età.

Altro tema sempre più rilevante riguarda i rischi collegati ad alcol, droga e gioco d’azzardo. L’abuso e la dipendenza da sostanze illegali e legali si ritrova non solo negli adulti ma sempre più spesso anche nei minori, soprattutto se provenienti da situazioni famigliari “problematiche”. Inoltre spesso, per quanto riguarda la droga, chi ne fa uso è ad altro rischio di  “arruolamento” per lo spaccio.

In modo considerevole stanno aumentando, inoltre le cosiddette dipendenze comportamentali, tra cui quella dal gioco d’azzardo che sfrutta la disperazione e il delicato momento di crisi economica per dare vane speranze per un futuro migliore ad un numero crescente di persone. Queste passano il loro tempo con una fredda macchina “succhia soldi” rubandolo alla loro famiglia e nel contempo, con il loro esempio,  abituano ragazzi e  giovani ad una deprecabile abitudine come se il gioco d’azzardo fosse cosa “normale”.

Ci auguriamo che l’Italia riesca a risalire la china e a  dimostrare al mondo di avere una sensibilità verso la più importante fonte di speranza per il futuro, ossia bambini e giovani, così come fece nel 1991 quando fu tra i primi Paesi al mondo a ratificare la convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, e  quando si iniziò a porre l’attenzione sulla “qualità della vita”, sulla “non discriminazione” e sulla “partecipazione”.

Loredana Labellarte

Il grande cocomero: un’esperienza di concreta utopia

Eccoci di nuovo qui amici della TeenPress, oggi siamo in compagnia di un’amica speciale, Graziella Bastelli, infermiera presso l’Istituto di neuropsichiatria infantile di Via dei Sabelli e volontaria storica dell’associazione Il Grande Cocomero, associazione  che da anni si occupa di riabilitazione psichiatrica per bambini e adoloscenti, nonchè rappresenta un’importante centro di aggregazione giovanile del quartiere San Lorenzo. Siamo qui poichè abbiamo sentito la necessità di esprimere il nostro sostegno e la nostra solidarietà ad un’associazione che, da oltre 20 anni, svolge in modo assolutamente gratuito un ruolo di vitale importanza per i suoi utenti, ossia i ragazzi, e che ora rischia di chiudere a causa di un’assurda pretesa da parte del comune di Roma. L’associazione prende il nome dall’omonimo film della regista Francesca Archibugi, realizzato nel 1993 e ispirato al pensiero dello psichiatra Marco Lombardo Radice, pioniere di un metodo assolutamente innovativo nella cura del disagio psichico in età adoloscenziale. Convinto che molti dei conflitti caratterizzanti l’adolescenza fossero strettamente legati ad un contesto familiare e/o sociale carente, egli ritenne che il compito del medico fosse quello di comprendere appieno queste carenze, cercando di volta in volta di compensare i ragazzi di ciò di cui essi si sentivano deprivati. Fu così che all’interno del reparto di neuropschiatria infantile di Via dei Sabelli, nel quale fu chiamato a collaborare giovanissimo, Marco Lombardo Radice riuscì ad organizzare le prime uscite di gruppo coi suoi giovani pazienti, coinvolgendo in ciò tutti gli operatori, infermieri compresi, convinto che la sola ospedalizzazione non potesse favorire un reale miglioramento dei ragazzi e dimostrando, così, che molti di quei conflitti potevano risolversi positivamente. Da questo assunto nasce l’associazione il Grande Cocomero che, come ci spiega Graziella, da anni organizza laboratori di scrittura creativa, teatro, pittura e musica ai quali i ragazzi hanno sempre partecipato con entusiasmo. Tuttavia, proprio recentemente, il comune ha deciso di aumentare notevolmente l’affitto della struttura portandolo da euro 172,00 ad euro 665,00 mensili, più un pregresso di euro 39.000! L’associazione non può in alcun modo accogliere tale richiesta, poichè vive essenzialmente di volontariato e di piccole donazioni, ma a questo il comune di Roma ha risposto incaricando la Romeo Gestioni spa di procedere legalmente nei confronti del Grande Cocomero. In breve è stata creata una petizione alla quale è possibile firmare per chiedere al comune di bloccare questa ingiusta richiesta e consentire all’associazione di proseguire nella sua attività. Una curiosità: il nome Grande Cocomero viene da un racconto di Schultz, la saga del Grande Cocomero, cercato e mai trovato dai bambini nella notte di Halloween, durante le loro passeggiate in cerca di dolciumi nelle case da cui si intravede la grande zucca gialla. Si narra che Linus, adolescente insicuro e bisognoso di affetto, durante la notte di Halloween guardasse le stelle sperando che un  Grande Cocomero sorgesse dal campo e volasse in cielo per distribuire giocattoli a tutti i bambini. Noi della TeenPress ci auguriamo che il “nostro” Grande Cocomero possa continuare a volare in alto e portare  avanti quell’idea di “concretissima utopia” in cui credeva fermamente il suo padre ideatore, Marco Lombardo Radice, e che oggi anima i tanti volontari che, come Graziella,  sono il pilastro di questa associazione cui da anni dedicano tempo, energia, passione e impegno. No, il Grande Cocomero non può e non deve chiudere:  forza ragazzi, ce la farete!

Monica Andreetti

 

Festa dello Sport – Roma Capitale 11 maggio 2013

Quella  che inizialmente sembrava  profilarsi come una giornata uggiosa e con possibili piogge si è, fortunatamente, trasformata in una splendida e movimentata giornata di primavera. Alle ore 9,00 lo staff dell’Arciragazzi di Roma è presente presso il Parco Anna Bracci del XIX Municipio, in occasione della Festa dello Sport. In breve viene allestito un Gazebo con i vari laboratori artistici e naturalistici: dalla pittura sui sassi, ai collage alla realizzazione di bambole. Vi è anche uno scivolo, che per i più piccoli si rivela una delle maggiori attrattive di questa giornata di animazione all’aperto. Assieme al Gazebo dell’Arciragazzi sono presenti altri stand con le attività di altre associazioni e, al centro del parco, vi è un palco sul quale si alternano spettacoli di danza e musica per grandi e piccini. Il parco è gremito di bambini con i loro genitori entrambi entusiasti per questa iniziativa, promossa dalla giunta municipale e finanziata con i fondi della Legge 285 del 97, una legge nata con lo scopo di promuovere azioni positive e concrete a favore dei bambini e degli adolescenti, accompagnando questi ultimi nell’emozionante avventura del “diventare grandi”. Durante la giornata abbiamo il piacere di intervistare il presidente del Municipio, Alfredo Milioni, che esprime soddisfazione per l’evento e si impegna a non far mai mancare il suo appoggio e quello di tutta la giunta nel sostenere tali progetti. Egli sottolinea, in particolare, l’importanza della valorizzazione del territorio attraverso la  cura e la manutenzione dell’area verde, evidenziando come tale azione favorisca una maggiore e migliore fruibilità dello stesso da parte di tutti gli abitanti del quartiere, di cui questo parco rappresenta una grande risorsa. La giornata scorre veloce, all’insegna del gioco e del divertimento, e in un batter d’occhio si arriva alla sera, è ora di smontare il gazebo e prepararci ad andar via. Ci avviamo lentamente, tra il fragore dei bimbi che seguiterebbero a giocare chissà per quanto ancora, un po’ di  stanchezza inizia a farsi sentire ma è nulla rispetto alla soddisfazione per come si svolta l’intera giornata,  il nostro bilancio può considerarsi assolutamente positivo! Speriamo, dunque, di tornare a breve per trascorrere un’altra piacevole giornata tutti insieme..a presto bimbi, al prossimo LUDOBUS!!!

Monica Andreetti